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15 Febbraio 2021

Protesi fissa o protesi mobile? Dipende dalle ‘’tasche’’

Come faremo a ridurre i costi di queste prestazioni per renderle fruibili alla grande parte della popolazione è la domanda che si pone il prof. Massimo Gagliani nel suo Agorà del Lunedì

di Massimo Gagliani


La volontà di conservare una masticazione funzionalmente valida e la necessità di mantenere un’estetica accettabile obbligano, al giorno d’oggi, ogni individuo a conservare quanto più possibile gli elementi dentali.  

Quand’ero ragazzino, un sessantenne con la “dentiera” poteva essere normale, attualmente, e giustamente, un sacrilegio. Tuttavia, situazioni patologiche complesse, unite a scelte terapeutiche discutibili portano, ancor oggi, una buona parte della popolazione a dover ricorrere a rifacimenti completi delle arcate dentali. Le soluzioni implantari hanno dato molte risposte ma esiste sempre una linea di demarcazione che è quella dell’accessibilità a determinate terapie.

Una parziale risposta viene da questa revisione sistematica di revisioni sistematiche (non una tortura mentale, ma un raffinato metodo metanalitico) che appare in questi giorni sull’International Journal Of Prosthodontics.  
Protesi fisse su impianti e protesi rimovibili ad ancoraggio implantare si comportano egualmente bene, con qualche distinguo, che vedrete nelle prossime recensioni, particolarmente legate alle situazioni di carattere economico.  

Non per essere ripetitivo ma ricordo una meravigliosa “lectio magistralis” del Prof Giorgio Vogel che ­– dopo aver illustrato le frontiere della nuova implantologia, associata alla nuova filosofia rigenerativa – mostrò una fotografia di una “favela” brasiliana. La domanda finale fu: chi mai potrà permettersi questo genere di cure?  

La risposta fu drammatica, meno dell’1% della popolazione mondiale. L’agire per estremi, tipico del suo carattere, aveva però lo spirito costruttivo di porre la questione ovvero: come faremo a ridurre i costi di queste prestazioni per renderle fruibili alla grande parte della popolazione?  

È la sfida della nuova odontoiatria, che passa per la strada dei nuovi modelli organizzativi e non puòavere, come unico traguardo, quello di retribuire un “dentista” come un idraulico, con tutto il rispetto per i nobili “trumbé(*)”!  

Nota: (*) Trumbé : idraulico in milanese


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