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08 Luglio 2016

Ascoltare il paziente ma non farsi influenzare dalle sue indicazioni. Le tre cose da fare per giungere ad un diagnosi corretta


Un frenetico mattino di lavoro. Martina, la mia giovane collaboratrice in conservativa mi dice: "Penso che il problema del sig. Rossi, l'urgenza appena arrivata sia al 16. Me lo indica con il dito e desidera estrarlo immediatamente perchè non vuole trascorrere un'altra notte insonne. Dalla radiografia non riesco però ad intravvedere nulla di irregolare se non una otturazione occlusale, molto estesa con test della percussione è positivo. Gli propongo l'endodonzia?"

Decido di guardare con i miei occhi e di visitare il paziente. Anche a me Rossi esterna la "sua diagnosi". Ad una accurato esame obiettivo rilevo un'ombra mesiale al 15 che distalmente ha una amalgama in buone condizioni. L'rx eseguita da Martina riprende solo la porzione distale del 15, pertanto dopo le bite-wing facciamo diagnosi di carie penetrante di questo elemento.

"Non credere mai al paziente" è il consiglio che la dottoressa Lisa Knowles, lancia attraverso il suo Blog.

Quando il paziente arriva con il dolore acuto, dice, è facile essere coinvolti dallo stato emotivo. Cerchiamo di fare subito il possibile per metterlo a suo agio e possiamo cedere alle suppliche focalizzandoci sul "complaint" trascurando il corretto iter diagnostico.

Qualche giorno prima Maria 80 anni con una demenza agli esordi, arriva in studio dicendo di avere un dente rotto nel quarto quadrante. All'ispezione l'unica "patologia" che rilevo è una amalgama ruvida sul 46 sulla quale continuamente indugia la lingua della paziente. Lucido l'otturazione e chiedo "come va?".

"Molto meglio risponde ma penso si sia rotto un dente!"

Rifletto su come la demenza possa cambiare una persona ma contemporaneamente percepisco dal tono di voce esitante la richiesta di aiuto irrisolta di Maria. Inizio a passare il filo interdentale tra gli elementi del quarto quadrante, rimuovendo gli accumuli di placca. Salta via un piccolo residuo alimentare incastrato tra i premolari. Affido la paziente all'igienista e terminato il trattamento stringendomi la mano mi ringrazia di "averle tolto il dente rotto".

Potremmo dire che per il paziente "non è possibile percepire il dente giusto al momento giusto" e Lisa Knowles indica tre cose da fare per giungere alla diagnosi corretta:

1) Verifica personalmente la diagnosi posta da altri .

2) Ascolta sempre il paziente e non lasciarti influenzare soltanto dal quanto dice ma osserva anche la mimica, la postura il tono di voce. Talvolta può aiutare la posizione delle gambe sulla poltrona.

3) Sii sempre aperto a nuove possibilità e non essere mai assoluto nella tue posizioni.

A cura di: Davis Cussotto, odontoiatra libero professionista Twitter @DavisCussotto

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