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16 Marzo 2017

Sonno e riposo. L'importanza dello screening cartaceo nella patologia OSA


Dormire non è sempre sinonimo di riposare. Anzi, per qualcuno il solo pensiero di affrontare il letto diventa un incubo. E per qualcun altro, l'incubo è il compagno di letto.

Ma, mentre risulta ovviamente molto semplice individuare un russatore, l'individuazione di chi soffre di apnee ostruttive notturne (OSA), risulta il più delle volte difficile perché chi soffre di questa patologia, dorme, non sta sveglio. Il problema è che è un sonno frammentato, non ristoratore e al risveglio, nei casi sintomatici, ci si alza più stanchi di quando ci si è coricati.

Il segno che è più suggestivo delle OSA è quello dell' improvviso arresto del russare. Se questo avviene, assieme al respiro, mentre il torace e l'addome della persona si contraggono affannosamente, ecco che abbiamo un classico evento della sindrome delle apnee ostruttive notturne.

In questi casi la respirazione si arresta ripetutamente per almeno 10 secondi per decine, anche centinaia di volte durante l'intera notte. Per difendersi dalla conseguente pericolosa riduzione di ossigeno, il cervello si attiva con brevi risvegli (detti "arousal") che alterano la continuità del sonno.

Quando la respirazione ricomincia, avviene tipicamente un profondo sospiro, e dopo di questo riprende il russamento che si interromperà poi alla successiva apnea e così via ripetutamente per l'intera notte.

E di questo, quasi sempre, la persona interessata non ne ha minimamente la percezione. Il più delle volte è il partner che se ne rende conto generando molto spesso un senso di angoscia perché lo sblocco sembra sempre che non debba mai arrivare.

Se si considera che il fabbisogno di sonno di una vita media è di circa 192.000 ore pari a circa 22 anni e che i disturbi del sonno coinvolgono tutta la sfera psico-fisico/relazionale dell'individuo, è evidente l'importanza della qualità del sonno stesso. La mancanza del sonno o la sua scarsa qualità è correlata ad una diminuita velocità e correttezza nella risposta agli stimoli esterni, tanto da rendere potenzialmente pericolosa la guida e l'attività lavorativa e da interferire inoltre negativamente nelle relazioni sociali e nell'umore.

Stanchezza al risveglio, sonnolenza costante durante il giorno, fatica a concentrarsi, calo del desiderio e delle prestazioni sessuali, ipertensione, cefalee mattutine, difficoltà nella guida dell'auto per sonnolenza e rallentamento dei riflessi, sono incredibilmente facce della stessa medaglia, tutte legate al sonno.

Come è stato stabilito dalle linee guida ministeriali, l'Odontoiatra ha il ruolo di Sentinella Diagnostica nell'individuazione della patologia OSA.

Di conseguenza, diventa fondamentale che questo sia applicabile quotidianamente nel proprio studio per poter localizzare e sensibilizzare i pazienti apnoici in quanto il 24% degli uomini e il 9% delle donne soffrono di disturbi respiratori nel sonno.

Con il passare del tempo queste persone avranno un progressivo incremento del rischio cardiovascolare e metabolico, oltre ad uno scadimento progressivo della qualità della vita.

Per favorire la consapevolezza al paziente apnoico della patologia, risulta indispensabile per l'Odontoiatra l'utilizzo quotidiano alla poltrona di una brochure specifica che descriva brevemente al suo interno la patologia, i sintomi diurni e notturni e, cosa fondamentale, che abbia un questionario molto semplice, diretto e comprensibile a tutte le fasce sociali dove il paziente possa effettivamente rispecchiarsi.

Qui sotto possiamo vedere la brochure che ho sviluppato alcuni anni fa e che spero possa risultare utile a tutti i Colleghi Dentisti sensibili a questa problematica.

A cura di: Dott. Giuseppe Burlon: Odontoiatra Esperto in Disturbi Ostruttivi Respiratori nel Sonno

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