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27 Luglio 2017

Cumulo pensionistico e scelte della Casse previdenziali. Il commento di Renato Mele


Con NIMBY (Not In My Back Yard, cioè "non nel mio cortile") si indica un atteggiamento che consiste nel riconoscere l'utilità di una decisione ma, contemporaneamente, nel non volere che venga applicata nel proprio territorio.

Altrimenti non si può definire la posizione delle Casse previdenziali privatizzate che, di fronte alla possibilità per i propri iscritti di usufruire del meccanismo del cosiddetto "cumulo previdenziale", si dicono favorevoli per principio, ma contrari per le ricadute negative sulle loro finanze, tanto da chiedere che se ne faccia carico lo Stato attraverso la fiscalità generale. In verità mai legge è stata tanto giusta, perchè permette anche ai liberi professionisti di costruirsi una pensione con versamenti altrimenti poco o affatto utilizzabili, in quanto effettuati in più enti previdenziali in un percorso lavorativo sempre più frammentato e saltuario. Ma anche mai legge è stata così economicamente rilevante, in quanto gli Enti erogatori dovranno sborsare somme derivanti da versamenti che non si sarebbero mai tramutati in spesa pensionistica, perché al di sotto di un minimo di annualità di contribuzione.

In primis per l'INPS, in quanto aver sanato questa ingiustizia ne appesantirà i conti e per tale motivo si appresta con destrezza a sterilizzarne il più possibile gli effetti di maggior spesa. Questo vale anche per alcuni Enti previdenziali privatizzati, soprattutto ingegneri e architetti, meno i commercialisti, mentre per l'ENPAM l'impatto economico sarà praticamente pari a zero. Non vedo quindi per quale motivo il nostro Presidente ENPAM, dottor Oliveti, lanci dalle pagine del Giornale della Previdenza un messaggio preoccupato sulla tenuta dei nostri conti, messi a rischio, a suo dire, da pericolosi ed imprevisti aumenti di spesa pensionistica legati all'osservanza di queste nuove regole.

Lasciando agli esperti eventuali spiegazioni tecniche, osservo banalmente che la spesa derivante dal "cumulo" trova sostanzialmente tre motivazioni:

  • la valorizzazione a fini pensionistici di spezzoni contributivi altrimenti persi;
  • la possibilità di raggiungere in questo modo un numero di anni di contribuzione tale da consentire una pensione calcolata con il metodo retributivo, quindi più vantaggiosa;
  • la possibilità di raggiungere in questo modo un numero di anni di contribuzione tale da consentire di andare in pensione leggermente in anticipo.

Le attuali regole che governano il sistema ENPAM rendono assolutamente nullo il secondo punto e comporterebbero un aumento di spesa a dir poco irrilevante per gli altri due, tenendo altresì conto dell'esiguo numero di probabili soggetti interessati.

Ben altre sono le spese che gravano inutilmente sui nostri bilanci e sulle quali bisognerebbe prestare maggior attenzione...

Dottor Renato Mele, rappresentante toscano nella Consulta ENPAM della libera professione

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