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15 Novembre 2017

Dalla ricerca italiana nasce uno strumento per individuare la propensione a sviluppare il tumore del cavo orale. Brevettato dai ricercatori dell'Alma Mater

 


Un'equipe di ricercatori dell'Alma Mater che comprende docenti di Patologia orale della Clinica Odontoiatrica, di Chirurgia maxillo-facciale del Policlinico Sant'Orsola e di Anatomia patologica del Bellaria ha brevettato un sistema che, a partire dal prelievo di cellule della bocca (brushing) con un semplice spazzolino consente di individuare alcuni marker genetici che suggeriscono la propensione a sviluppare il cancro della bocca.

Al progetto hanno anche lavorato Davide Gissi, ricercatore afferente al reparto di Patologia orale che fa capo al prof. Lucio Montebugnoli, Achille Tarsitano, ricercatore della Chirurgia Maxillo-facciale diretta dal prof. Claudio Marchetti e Luca Morandi, ricercatore dell'Anatomia patologica del Bellaria diretta dalla prof.ssa Maria Pia Foschini.

La predisposizione genetica allo sviluppo dei tumori è una teoria affascinante che sta impegnando generazioni di ricercatori nel tentativo di predisporre metodiche sempre più semplici ed efficaci nel prevedere il soggetto che con grande probabilità svilupperà un tumore.

"Il cancro del cavo orale è un tipo di tumore che si presta molto bene a questo tipo di approccio" spiega ad Odontoiatria33 il prof. Lucio Montebugnoli. "La mucosa del cavo orale è un sistema in continuo rinnovamento in cui, a cadenza mensile, le cellule degli strati più profondi si riproducono e si dividono per sostituire quelle che si esfoliano negli strati più superficiali; numerosi agenti mutageni che derivano da un certo tipo di alimentazione o dal fumo o da altri inquinanti portano ad alterazioni geniche che si accumulano via via negli anni all'interno del Dna delle cellule del cavo orale e che si trasmettono mese dopo mese alle cellule figlie e così via finché, al raggiungimento di un certo numero "soglia", il rischio che si sviluppi un cancro diventa reale. Di qui, l'idea di trovare un sistema che consenta di misurare tali alterazioni anche in presenza di cellule ancora apparentemente "normali" ma portatrici di un certo numero di mutazioni geniche; e poi la grande peculiarità del cavo orale che ci permette di raccogliere con grande semplicità e con metodiche non invasive le cellule più superficiali dell'epitelio".

Secondo l'idea dei ricercatori bolognesi, i principali utilizzatori di questo strumento dovrebbero essere gli odontoiatri che potrebbero sottoporre i pazienti che lo richiedessero, magari perchè grandi fumatori, al "brushing", contestualmente ad una ordinaria seduta di igiene orale. Tuttavia l'utilizzo principale sarebbe su quelle lesioni, definite "potenzialmente" maligne che si riscontrano frequentemente nella bocca dei pazienti che si rivolgono agli odontoiatri e di cui esistono oggi pochi mezzi per definirne il reale rischio di sviluppare il tumore.

Allo stesso modo, ribadisce il dott Achille Tarsitano, "può essere utilizzato in pazienti già operati di tumore, per tenere sotto controllo la salute del cavo orale e individuare precocemente altre aree della bocca in cui siano presenti alterazioni geniche in grado di generare nuovi tumori; "Abbiamo rilevato che una metà dei pazienti già operati di tumore presenta geni positivi anche nella zona dove il tumore è stato asportato. Questi pazienti svilupperanno il secondo o terzo cancro? Non lo sappiamo ancora, però, la metodica ci dice che potrebbe accadere".

"La particolarità del sistema messo a punto dagli specialisti dell'Alma Mater -spiega la prof.ssa Maria Pia Foschini- è la capacità di studiare in un colpo solo 13 geni diversi, tutti legati al cancro orale, così da aumentare la probabilità di rilevare un'alterazione genica che renda probabile l'insorgenza del cancro"

Un'operazione che richiede pochi secondi, assolutamente veloce e indolore, che si potrà fare, in teoria, in un qualsiasi studio dentistico. Per farlo l'equipe di ricercatori ha brevettato un sistema che, a partire dal prelievo di cellule della bocca (brushing) con un semplice spazzolino simile a quello che si usa per la pulizia dei denti, consente di raccogliere le cellule sulle quali poi si andranno a rilevare la presenze delle alterazioni geniche

"Il brushing della bocca "made in Bo" è stato testato su oltre 150 pazienti, è stato brevettato ed è stato già oggetto di due importanti pubblicazioni scientifiche che ne certificano l'efficacia", dice il dott. Davide Gissi. "Abbiamo ultimato la fase due e ad aprile avvieremo una nuova batteria di test, coinvolgendo altre università italiane alle quali chiederemo di inviarci quanti più campioni possibili per aumentare la casistica". "Questo ulteriore studio su base nazionale dovrà darci la sicurezza dell'affidabilità del sistema", spiega il dott Luca Morandi."Ultimata la fase tre, si potrà pensare a mettere sul mercato il dispositivo".

Per ora non si parla ancora di commercializzazione, "è ancora presto ammette il prof. Claudio Marchetti. "Siamo in una fase avanzata della ricerca, con risultati che ci sembrano ottimi, ma non ancora nella fase della commercializzazione".

La metodica è stato presentata in occasione dell'ultimo congresso della SIPMO (Società Italiana di Patologia e Medicina Orale) "con grande successo". Il prossimo step sarà estendere i test su base nazionale per verificare se la metodica è affidabile anche se, i ricercato afferma: "per noi lo è, ma serve un'ulteriore conferma".

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