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15 Gennaio 2018

Ottimizzazione protesi e reato prestanomismo. Maurizio Troiani ripercorre la storia e sostiene: ora sono i dentisti a dover chiedere la modifica del profilo dell'odontotecnico

 

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"Ma se la mia assistente prende un'impronta, il tecnico prova un ponte, l'igienista fa una otturazione veniamo sanzionati, ci confiscano lo studio? Ma è una assurdità". Questo l'incipit dell'ultimo DiDomenica di Odontoiatria33, una domanda e conseguente considerazione che - a quanto è dato sapere - viaggia sempre più spesso sui social media e nei colloqui telefonici tra clinici e tecnici negli ultimi giorni, a mano a mano che si prende sempre più consapevolezza delle sanzioni del Ddl Lorenzin su prestanomismo e abusivismo.

Una domanda - e conseguente considerazione - che però non abbiamo mai avuto modo di constatare in questi ultimi sedici anni, da quando cioè il Consiglio di Stato ha richiesto, proprio a conclusione dell'iter previsto dal DLGS 502/92 per l'approvazione del profilo dell'odontotecnico, la cosiddetta legislazione concorrente a fronte della modifica del Titolo V della Costituzione intervenuta nel 2001.

Neanche successivamente abbiamo avuto modo di constatare una qualche perplessità da parte dei clinici a fronte dell'incredibile voltafaccia da parte CAO e ANDI che nel 2001 avevano dato parere positivo al profilo dell'odontotecnico in una versione che, oltre alle prove di congruità, prevedeva anche la possibilità dell'ottimizzazione del dispositivo da parte del tecnico nel cavo orale.

Analogo assordante silenzio dagli stessi clinici abbiamo constatato quando veniva presentata da FNOMCeO e CAO una indagine dai risultati a dir poco "farlocchi" che indicava la presenza in Italia di ben 15.000 abusivi o quando si affermava dagli stessi personaggi -che su questi argomenti ci hanno costruito la propria carriera- che con il profilo gli odontotecnici intendevano perseguire la creazione della mitologica figura dell'odontoprotesista.

Forse è arrivato il momento di fare finalmente chiarezza su cosa si intende per abusivismo. Se è possibile cioè equiparare chi non avendo i titoli né le competenze, con la compiacenza di un iscritto all'Albo degli odontoiatri, arriva a curare i pazienti in studio, non disdegnando di compiere atti prettamente clinici e cruenti che non poco incidono sulla salute dei pazienti con chi, come recita il testo del profilo "su richiesta, alla presenza e sotto la responsabilità dell'abilitato a norma di legge all'esercizio dell'odontoiatria può collaborare, solo all'interno delle strutture odontoiatriche autorizzate ai sensi delle normative vigenti, agli atti di verifica di congruità dei dispositivi medici su misura......"

Un profilo che è bene sottolineare, non è la panacea dei problemi in cui si dibatte oggi la categoria degli odontotecnici rappresentando però una battaglia di dignità professionale che gli odontotecnici conducono ormai da novanta anni; la possibilità di elevare a livello universitario l'iter formativo; di non essere considerati abuvisi quando compiono i famosi atti di prova di congruità dei dispositivi, il più delle volte perché il clinico non è in grado di farlo e quasi sempre senza nemmeno essere retribuiti per tale servizio; di stabilire una volta per tutte - come recita il primo comma del 2 articolo - che "La produzione dei dispositivi medici su misura in campo odontoiatrico viene realizzata esclusivamente all'interno di laboratori in possesso dei requisiti previsti ed autorizzati ai sensi delle normative vigenti, sotto l'esclusiva responsabilità dell'odontotecnico".

E quindi se i clinici si sono svegliati dal torpore (Francisco Goya "Il sonno della ragione genera mostri") ed hanno presa consapevolezza della nuova realtà scaturita dal Ddl Lorenzin e se non vogliono essere sanzionati come prestranome anche quando il proprio tecnico compie solo atti di prova di congruità, facciano sentire sempre più la loro voce a quanti, rappresentandoli maldestramente, hanno utilizzato l'abusivismo e il profilo degli odontotecnici in termini a dir poco strumentali e solo a propri fini.

Questa in buona sostanza l'obiettivo che ha inteso perseguire chi si è battuto per introdurre sanzioni contro i prestanome (e l'abusivismo odontotecnico) e così il dibattitto e il fermento che vanno sviluppandosi nei clinici dimostra quanto avesse ragione Mao quando invocava per la Rivoluzione Culturale di "sparare sul proprio quartiere generale", una Rivoluzione Culturale di cui l'odontoiatria ha quanto mai bisogno, e non solo per il profilo degli odontotecnici.

Maurizio Troiani, già funzionario associazioni odontotecniche

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