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16 Gennaio 2018

In Europa scoppia il caso classificazione Esco su ASO ed odontotecnici. Il CED prende le distanze e chiede di rivedere il nomenclatore per evitare confusione di ruoli


È un richiamo a non sovrapporre compiti, competenze e ruolo di professione odontoiatrica e professioni ausiliarie la presa di posizione del CED sul nomenclatore dell'Esco (European Classification of Skills/Competences, Occupations and Qualifications), vale a dire la classificazione multilingue delle qualifiche, competenze, abilità e professioni per il mercato del lavoro dell'UE e per l'istruzione e la formazione, nelle voci dedicate alle professioni della salute orale.

"Dopo un lungo periodo, durato anni, di collaborazione nel gruppo di lavoro per la stesura del nomenclatore Esco" spiega Marco Landi (nella foto), presidente del CED (Council of European Dentist), "sono passate, per quanto riguarda il nostro comparto, denominazioni diverse da quelle che avevamo indicato e che erano state inserite nel documento condiviso da noi e da tutti gli altri stakeholder consultati. Ci teniamo a prendere le distanze dal risultato, che non possiamo condividere, mentre riaffermiamo la validità della nostra proposta contenuta per altro nella nostra Risoluzione". In particolare, il riferimento è alle definizioni di "Dental assistants and therapists" e di "Medical and Dental Prosthetic Technicians".

"Senza addentrarci in dettagli tecnici, sottolineiamo che queste denominazioni creano confusione, mescolando compiti, competenze e ruoli delle figure con il risultato di non essere in linea con le normative esistenti che regolano le professioni odontoiatriche e quelle ausiliarie e nemmeno con la realtà esistente in Europa". Occorre invece sottolineare che "le figure esistenti in alcune parti di Europa sono sottoposte a determinate condizioni e impostazioni di lavoro: esistono cioè come parte di un team odontoiatrico e, in ogni caso, in maniera dipendente dal dentista, a cui spetta la diagnosi, la valutazione preliminare della bocca e la definizione del piano di trattamento e che può delegare parte del lavoro al team sulla base di compiti e ruoli appropriati. Va sottolineato che i membri del team possono occuparsi esclusivamente dei compiti di competenza in cooperazione, sotto la supervisione, secondo indicazioni e indirizzo dei dentisti, che si assumono la responsabilità della relazione di cura con il paziente".

Al contrario con tali denominazioni "viene intaccata la definizione e l'indipendenza della professione del dentista, creando una sovrapposizione di compiti e introducendo categorie che non esistono a livello europeo". Si viene cioè a introdurre nella classificazione "una figura professionale che ha una sovrapposizione di compiti rispetto al dentista, ma con un profilo formativo e qualitativo inferiore e, di conseguenza, non in linea con la tutela della salute del paziente". Il tema è connesso con quello dell'accesso parziale alle professioni regolamentate, "che per le professioni sanitarie deve essere soggetto alla tutela della salute dei cittadini. Quello che temiamo è il rischio che per rispondere alla carenza di medici i decisori siano tentati di prospettare come soluzione rapida e di costi più bassi un accesso parziale alla professione, che porterebbe ad assumere compiti di medici e odontoiatri a figure che hanno una formazione di livello inferiore e una professionalità non adeguata. Non è che dalla classificazione derivi necessariamente questo rischio, ma si tratta, in generale, di ribadire che qualsiasi iniziativa di livello europeo deve essere coerente con il quadro normativo e soprattutto con la Direttiva sulla qualifica delle professioni sanitarie, e di evitare situazioni di confusione".


Da qui la richiesta del CED "alle istituzioni europee di rivisitare tale classificazione Esco prendendo in considerazione le potenziali conseguenze sulla sicurezza e qualità dell'assistenza".

Francesca Giani

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