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15 Maggio 2018

Libero professionista, collaboratore, socio: la nuova ANDI chi rappresenterà?

Queste le risposte date dai tre candidati alla presidenza nazionale


Oggi la professione di odontoiatra non è più solo esercitata nello studio di proprietà ma anche in altre forme come la collaborazione o la dipendenza. La vostra ANDI intende tutelare chiunque eserciti la professione di odontoiatria (ovviamente avendone i titoli) oppure solo chi ha determinate caratteristiche e nello specifico come vi ponete con i colleghi che hanno scelto di esercitare la propria attività costituendo una società oppure hanno deciso di collaborare in strutture legate a Catene o low-cost? 

Questa è la domanda che alla vigilia delle elezioni che indicheranno il nome del nuovo presidente ANDI l’abbiamo posto ai tre candidati alla presidenza, ecco le loro risposte, in rigoroso ordine alfabetico:




Carlo Ghirlanda, lista AndiCambiaMenti 

Ripropongo quanto già da me sostenuto nel nostro programma elettorale, da tempo pubblicato su www.andicambiamenti.it, e cioè che l’evoluzione della nostra professione ha portato allo sviluppo di più modelli, diversi fra loro e a volte anche in diretta concorrenza. Se eletto il compito della mia ANDI sarà quello di promuovere specifiche azioni per tutelare le funzioni storiche e qualificanti della nostra Professione riuscendo comunque a rappresentare tutti, con particolare riferimento per i titolari di studio.

Un percorso nuovo, dove la parola lavoro, con tutto ciò ad essa correlato, sia la guida di qualsiasi politica associativa. Le attività professionali svolte in forma societaria dovranno rispettare le leggi esistenti e adeguarsi a proposito. L’obbiettivo primario per AndiCambiaMenti è quello di riportare ordine nel nostro settore perché la difesa del lavoro e del reddito che ne consegue non può prescindere da regole uguali per tutti e dal rispetto delle norme esistenti. 

A tutela dei colleghi che collaborano con le strutture odontoiatriche “commerciali” o “low-cost” è nostra intenzione aprire un confronto con tali realtà per comprenderne le ragioni, i contenuti, la stabilità e gli obbiettivi ma contemporaneamente presentare e poi definire le regole dei rapporti lavorativi fra esse e gli Odontoiatri che vi lavorano: orario di lavoro, garanzie di autonomia e giudizio clinico, definizione della equa ripartizione fra medico e struttura delle responsabilità medico-legali, il riconoscimento del giusto compenso economico per le attività cliniche realizzate, la certezza dei pagamenti per il professionista nei tempi e nelle modalità convenute, i confini di una pubblicità sanitaria che corrisponda ai criteri etici della nostra professione. Il nostro obbiettivo è quindi la definizione di un contratto che identifichi i diritti e i doveri di ognuna delle parti coinvolte. 

In sintesi è tempo di pensare ad una nuova ANDI, meno autoreferenziale di quella finora esistita, concretamente attiva per i suoi associati, in grado di rapportarsi con intelligenza e spirito di innovazione con l’intero sistema odontoiatrico: una associazione diversa, dotata di visione di sistema e finalmente pronta a parlare del presente e del futuro del nostro lavoro e a difesa dell’intero comparto.


Stefano Mirenghi, lista Andinsieme  

Indubbiamente oggi abbiamo a che fare con nuovi modelli di esercizio della professione che stanno progressivamente affiancando quello classico del titolare di studio monoprofessionale, e questo è confermato dall’analisi dei dati in nostro possesso riguardanti gli iscritti alla nostra Associazione. 

Il primo passo da compiere per programmare al meglio l’azione politica della “nostra ANDI” sarà quello di indagare sulle cause che hanno portato a questo cambiamento.

La crisi economica ha agito su più livelli: se da un lato è diminuita la disponibilità economica per l’apertura di nuovi studi, dall’altro le politiche di falsa liberalizzazione, l’abolizione delle regole su tariffari e pubblicità, la rincorsa alla riduzione delle tariffe hanno favorito l’entrata delle strutture di capitali e delle catene low-cost nel mondo dell’odontoiatria condizionando le scelte di molti nostri colleghi.  Ne emerge un quadro piuttosto preoccupante: non solo i giovani non titolari di studio sono sempre più numerosi e il patto generazionale è in crisi, ma assistiamo a una vera e propria limitazione della libertà di scelta terapeutica a danno della salute dei nostri pazienti. Il dipendente nelle grandi strutture è penalizzato sia dal punto di vista economico che da quello intellettuale inteso come perdita di entusiasmo.  

Crediamo che questa realtà vada contrastata.  Riteniamo che la Segreteria Culturale Nazionale debba far riemergere la competenza e la passione per il nostro lavoro, riportando l’attenzione sul motivo per cui l’abbiamo scelto, e cioè curare e prevenire le malattie. La tutela dei nostri associati deve partire dal concetto di centralità dell’odontoiatra.  

Abbiamo in mente vari tipi di interventi. Innanzitutto vogliamo creare pacchetti diversificati di servizi sindacali in base all’attività professionale svolta e all’età dell’associato, rivolgendo anche una particolare attenzione alla specificità della situazione lavorativa delle colleghe. Intendiamo sicuramente supportare e implementare il subentro di giovani colleghi negli studi già esistenti, ma abbiamo previsto anche interventi di supporto diretto e indiretto all’apertura di nuovi studi: fornitura di garanzie per l’accesso facilitato al credito e di informazioni e facilitazioni burocratiche; elaborazione di strumenti per l’accesso alle progettualità di aiuti dei programmi Quadrifoglio di Enpam, dei fondi dell’Unione Europea e dello stesso Governo Italiano.  

Andrà agevolato il ‘coworking’, ovvero la condivisione dell’ambiente di lavoro, importante anche e soprattutto dal punto di vista concettuale della condivisione di valori. Sarà inoltre fondamentale un’azione lobbistica per abolire le disparità di trattamento fiscale contributivo e di possibilità di controllo esistente tra le varie forme di esercizio dell’odontoiatria in modo da favorire l’esercizio societario nella forma di STP e poter esercitare una miglior azione sindacale di contrasto all’entrata dei capitali nella gestione dell’ odontoiatria.Infine, gli odontoiatri che lavorano nei grandi centri potranno contare, oltre a quanto sopra, anche su forme di assistenza legale nella definizione e controllo dei contratti di lavoro e dell’equo compenso.


Mauro Rocchetti AndiamoOltre  

Quello della rappresentatività è, ovviamente, il fine principe di una associazione di categoria. Indubbiamente il mutare del modello di esercizio professionale porta ANDI a porsi la domanda di chi deve o vuole rappresentare.  Ma ANDI non lo fa oggi, non lo deve fare domani: lo fa da quando è nata, o almeno in questi anni che mi hanno visto presente nell’Esecutivo nazionale. Che gli odontoiatri, quelli più giovani in particolare, svolgano prevalentemente la professione come collaboratori non lo scopriamo oggi.  

ANDI, prima con la presidenza Callioni e poi ancora con più intensità sotto la presidenza Prada ha lavorato per tutelare i collaboratori, lavorando e realizzando un contratto di collaborazione che tuteli gli odontoiatri sia per quanto riguarda le questioni economiche ma anche per quelle legali in caso di contenzioso.Lo ha fatto attraverso il progetto ANDI Young per aiutare i giovani colleghi ad entrare nel mondo del lavoro sia dal punto di vista clinico che dei servizi e dell’assistenza necessaria. Ci ha provato con il progetto Fixò per sfruttare i vantaggi fiscali offerti a chi assume neo laureati e continuando la loro formazione pratica, progetto che però ha confermato alcune criticità che non erano state ipotizzate e che ne hanno decretato l’insuccesso. 

Ma il lavoro di questo Esecutivo è stato anche per favorire il passaggio generazionale, per dare una continuità agli studi dei colleghi che stanno per abbandonare l’attività ed un futuro secondo il modello di esercizio che io personalmente credo sia l’unico che possa garantire quella alleanza terapeutica necessaria per tutelare la salute orale ai cittadini: quello libero mono professionale. Modello che presenta punti di debolezza ma anche di grande forza, che deve sicuramente riorganizzarsi, aprendo ai giovani Colleghi, mettendo in piedi azioni per sostenere la domanda e per aiutare gli studi a fronteggiare la concorrenza, con l’obiettivo dichiarato di accrescere la redditività dello studio. 

Le azioni da mettere in atto si possono schematicamente rappresentare con promozione dello studio (comunicazione e marketing) e interventi di tipo gestionale che semplifichino la conduzione dell’attività, anche attraverso aggiornamenti ed interventi mirati, che portino ad una valorizzazione del brand e dello studio afferente. Fondamentale ampliare l’offerta al paziente creando strumenti dedicati e finalizzati alla sua fidelizzazione. Va ricercata una coesione interna, bisogna “fare rete” tra Professionisti simili e compatibili che mirino al miglioramento ed allo sviluppo con un coordinamento centrale sempre più strutturato al fine di generare “valore” per gli Associati ed i pazienti, individuando e definendo diversi percorsi comuni, ai quali ciascuno di noi potrà aderire a seconda delle esigenze e delle modalità con le quali intende continuare ad esercitare la Professione.

E non dimentico il lavoro politico che ANDI ha fatto sul tema del compenso minimo o le continue pressioni alla politica, e gli emendamenti presentati, per ripristinare il tariffario minimo o di riferimento. 

Quali odontoiatri ANDI dovrà tutelare nel futuro? La mia ANDI tutelerà e rappresenterà tutti gli odontoiatri, in qualsiasi forma essi svolgano la nostra professione, a patto che rispettino le leggi, il nostro statuto ed il nostro codice di autoregolamentazione. Certamente questo sarà poi il tema del prossimo Congresso Politico che dopo le elezioni andremo ad organizzare, un tema presente anche in quelli passati perché una Associazione seria e concreta, come quella di cui ho fatto parte come Vicepresidente Vicario Nazionale e come quella che guiderò da Presidente, deve sapere dare risposte al mutare della Professione, cogliendone tutti i vantaggi e le richieste che arrivano dai Soci ma ferma però sui propri valori e credo. E le decisioni devono essere prese da tutta l’associazione, non può essere imposta o sminuita da una promessa elettorale.


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