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22 Marzo 2019

Trasformare lo studio monoprofessionale in SRL o STP. Le considerazioni del consulente fiscale AIO


Non solo il mercato ma anche esigenze organizzative, fiscali o il voler programmare con qualche decennio di anticipo il futuro del proprio studio sta facendo guardare, molti odontoiatri, con interesse alla possibilità di trasformare il proprio studio monoprofessionale in società: STP o SRL.

Oltre alle tante considerazioni da fare, c’è anche quella fiscale che ancora una volta sembra penalizzare il singolo dentista che vuole trasformare il proprio studio in quanto, la disciplina fiscale del libero professionista, non è chiara come quella del mondo delle imprese.A sottolinearlo è il dott. Umberto Terzuolo (nella foto) dello Studio Terzuolo Brunero & Associati (Torino, Milano), consulenti fiscali AIO. 

“Per le imprese –ricorda Terzuolo- vi sono espresse disposizioni che prevedono la neutralità fiscale (ossia il non far emergere plusvalori da tassare) di tutte le operazioni di riorganizzazione come le fusioni, i conferimenti e le trasformazioni. Il mondo delle professioni è come spesso accade “figlio di un dio minore” (pensiamo ad esempio al bonus investimenti e all’iper ammortamento) con la conseguenza che, in questo buco normativo, spesso l’Agenzia delle Entrate fornisce indicazioni, come spesso accade, pro domo sua”.

In questo contesto, spiega il consulente fiscale, si innesta la Risposta all’interpello 107/2018 che l’Agenzia ha fornito a fine 2018.  “La tesi del Fisco –continua Terzuolo- si basa sul fatto che non essendoci alcuna norma che preveda la neutralità fiscale (ossia l’esenzione da imposte) della ‘trasformazione’ da Studio professionale a STP, questa, a prescindere che sia gestita come trasformazione o come conferimento, è considerata realizzativa alla stregua di una trasformazione eterogenea”. 

“Peccato –commenta- che quando si parla di trasformazione eterogenea si fa riferimento alla trasformazione da un soggetto non commerciale ad un altro che svolge invece attività commerciale”.

Sul punto stanno però cominciando ad emergere alcune tesi dottrinali particolarmente interessanti volte essenzialmente a contestare l’impostazione delle Entrate

“Nello specifico –spiega Terzuolo-una prima contestazione all’interpretazione dell’Agenzia si basa sul fatto che le norme tributarie che prevedrebbero la tassazione della trasformazione rimandano ad un altro articolo del codice civile dove non sono ricompresi né i singoli professionisti né le associazioni professionali. Inoltre, sempre la norma tributaria prevede una tassazione per i beni ‘privati’, ossia a di fuori di un processo economico, che si trasformano e diventano beni d’impresa”.

Come sarebbe quindi possibile applicare tale impostazione a beni che di fatto facevano già parte di una attività economica (quella odontoiatrica) semplicemente per il fatto che in piena continuità di esercizio sono passati dal regime di lavoro autonomo (quello dei professionisti) a quello di impresa a cui appartengono le Stp?

“Questa interpretazione dottrinale –sostiene Terzuolo- è più che condivisibile e porterebbe quindi alla esenzione da imposte della trasformazione degli studi professionali”. 

“Sicuramente –chiarisce- non troverà il favore dell’Agenzia delle Entrate ma è certamente un ottimo punto di partenza per impostare in modo ragionato le sempre più frequenti operazioni di trasformazione di studi professionali”. 



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