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05 Febbraio 2020

SIMMAT: nessun allarme ASO negli ambulatori pubblici

Secondo il sindacato dei medici ambulatoriali, gli infermieri offrono un’assistenza diversa rispetto alle ASO offrendo al paziente più garanzie in caso di emergenze


Sulla questione della necessità o meno del personale infermieristico che assiste l’odontoiatra negli ambulatori delle Asl di avere l’attestato di qualifica ASO, ci scrive il Sindacato Italiano Medicidi Medicina Ambulatoriale e del Territorio (SIMMAT). “La nuova figura professionale dell’ASO –sostiene il Vice Segretario Nazionale SIMMAT Domenico Buggè (nella foto)- ha lo scopo principale di formare personale di supporto che sia in grado di conoscere e quindi praticare una buona pratica assistenziale, nei confronti dei pazienti che si rivolgono agli odontoiatri per cure”. 

Sull’ipotesi avanzata dal SIASO, sul fatto che il personale infermieristico non possa operare come ASO negli ambulatori odontoiatrici pubblici e che, di conseguenza, questi siano a rischio chiusura per mancanza della nuova figura professionale, SIMMAT “vuole ricordare che il SSN dispone di personale infermieristico ad alta specializzazione che la professione infermieristica, rientra in base alla legge n. 42 del 26 febbraio 1999 con la qualifica di “professione sanitaria” che ha altresì abrogato il mansionario del DPR 14 marzo 1974 n. 225”. 

“Quindi –tranquillizza il Vice Segretario Nazionale SIMMAT- il SSN eroga prestazioni sanitarie Odontoiatriche con personale di supporto che va oltre l’ASO, collaborando nel rispetto della legge in tutte le fasi del procedimento assistenziale e si tratta quasi sempre di personale infermieristico laureato”.  

Nella pratica, ci spiega il dott. Buggè al telefono, la presenza di un infermiere ad assistere l’odontoiatra negli ambulatori pubblici da maggiori garanzie ai pazienti di quelle che potrebbero avere in un ambulatorio odontoiatrico privato, dove ad assistere il professionista è una Aso qualificata. Buggè sostiene che grazie al percorso formativo ed al profilo professionale, in ambito di assistenza chirurgica ma anche delle emergenze, l’infermiere può compiere interventi diretti e di assistenza -nel caso dell’insorgenza di problemi clinici- superiori a quelli che potrebbe svolgere una ASO.  

“Certo –chiarisce Buggè- questo non vuol dire che le ASL non debbano programmare la presenza degli ASO all’interno dei servizi Odontoiatrici pubblici”. 

SIMMAT, continua nella nota, “vuole ricordare che tutto è perfezionabile ma che in ogni caso bisogna dare atto che sia ANDI che AIO hanno fatto un buon lavoro sia nelle commissioni Ministeriali che a livello delle singole Regioni”. 

“Certo –continua- le pretese del Governo che a suo tempo varò la legge, di poterla attivare a costo zero, penso non sia praticabile e quindi le Regioni che alla fine hanno avuto il compito di attivare il DPCM del 9 febbraio 2018, si trovano in difficoltà, sia perché devono recuperare delle risorse dalla fiscalità pubblica, sia perché l’istituzione degli Enti formatori è complesso, sia perché non si riesce ad attivarlo in tutte le Provincie”. 

SIMMAT conclude auspicando l’impegno di tutti nel trovare soluzioni praticabili in tempi brevi, per affiancare sia il compito delle Commissioni Provinciali Odontoiatriche presso gli Ordini dei Medici che le organizzazioni di categoria degli aspiranti ASO al fine di migliorare l’offerta formativa in quantità e qualità”. 

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