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01 Luglio 2020

Coronavirus e aumento dei costi: problemi per le strutture odontoiatriche accreditate con il SSN

ANSOC al Ministro Speranza: serve una revisione tariffaria, troppa incongruenza tra il costo di produzione delle prestazioni odontoiatriche e le rispettive tariffe corrisposte


L’aumento dei costi dovuti al rispetto delle procedure imposte dall’emergenza Coronavirus mette in crisi non solo gli studi privati ma ancora di più quelli accreditati con il SSN, già alle prese con tariffe che non coprono “i costi di produzione”. 
A denunciarlo è Walter Di Fulvio (nella foto) presidente dell’Associazione Nazionale Studi Odontoiatrici Convenzionati (ANSOC), attraverso una lettera inviata alla redazione di Odontoiatria33, sottolineando “lo stato di crisi in cui versano le nostre strutture dovuta all’incongruenza tra il costo di produzione delle prestazioni odontoiatriche e le rispettive tariffe corrisposte.

Studi che, grazie “al senso del dovere e di appartenenza al SSN con cui nostri Professionisti ed il nostro Personale paramedico”, hanno operato durante il lockdown, “erogando ogni giorno prestazioni urgenti agli utenti ed evitando che finissero in Pronto Soccorso per patologie orodentali”. “Siamo e ci sentiamo –continua il presidente Di Fulvio- parte del sistema pubblico di assistenza anche se le nostre difficoltà sono state ignorate da molti anni dalle Istituzioni”.

Studi che già prima della pandemia, dal punto di vista della gestione economica, non erano messi bene, almeno stando ad una analisi del 2018 elaborata da Azienda Zero del Veneto nella quale si evidenziava che i presidi di cura pubblici (a gestione diretta) e  privati accreditati stavano erogando prestazioni dentistiche sottocosto di due terzi

Dai dati portati dall’Azienda Zero per, fare degli esmpi, una “estrazione di dente deciduo” il rapporto tra costi (del professionista, del personale infermieristico, della struttura, del materiale etc.) e la tariffa DRG porta ad una perdita di 29,25 euro (46,20 euro il costo di produzione; 13,40 euro la tariffa DRG); per una “estrazione chirurgica” la perdita è di 58,65 euro, per una “terapia canalare pluriradicolato” la perdita è di 83,55 euro (146,70 euro il costo di produzione; 63,20 euro la tariffa DRG); per una “chirurgia orale ricostruttiva incluso applicazione materiale autologo” la perdita è di 93,56 euro (197,3 euro il costo di produzione; 103,7 euro la tariffa DRG); per una “ablazione del tartaro completa” la perdita è di 39,67 euro (costi di produzione 51,7 euro, tariffa DRG 12 euro).

L’unica voce attiva, secondo la tabella che ci è stata fornita dello studio dell’Azienda Zero riferito ad un ambulatorio pubblico di Padova, è quella per “l’intervento chirurgico pre-protesico” che segna un utile di 1,07 euro. 

La quindi già difficile situazione delle strutture odontoiatriche accreditate con il SSN si è ancor più aggravata sotto il peso degli adempimenti necessari ad impedire la diffusione del virus ed a salvaguardare la salute dei pazienti e del personale medico e paramedico.    “Alla luce della pandemia –informa Di Fulvio- abbiamo dovuto acquisire tecnologie di disinfezione dell’aria  e usare, per ogni singolo paziente, dispositivi di protezione individuali dal costo elevato. Oltre a ciò abbiamo predisposto procedure di sicurezza che hanno diminuito la produttività aumentando il disavanzo”.  

“Oltre all'aspetto meramente pecuniario -dice il presidente Di Fulvio- c'è quello etico per cui la mediocrità della tariffa è lesiva della dignità professionale del medico e svilente della figura dello specialista esterno del SSN”.

Vista la situazione socio-economica conseguente al lockdown, con molti cittadini in difficoltà finanziaria, ANSOC prevede un considerevole aumento della platea dei pazienti che richiederanno di accedere alle cure in convezione, “che erogheremo in perdita”.

Anche per questi motivi, ANSOC ha sollecitato al ministro Speranza chiedendo l'avvio di un tavolo tecnico per intraprendere la necessaria revisione tariffaria
 

 

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