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23 Settembre 2020

Camici e DPI: Assosistema-Confindustria chiede di incentivare l’utilizzo dei riciclabili

Tra le richieste anche quella di sostenere la produzione europea. Già oggi in commercio prodotti riciclabili che rispettano le indicazioni ministeriali, l’ambiente e risultando anche economici

Nor. Mac.

Durante la pandemia il problema è stata la reperibilità, dipendendo dai paesi asiatici per il 90%, ora si sta considerando la questione costi ed anche quella della sostenibilità a livello ambientale che l’utilizzo di camici, mascherine e guanti monouso comporta. 

Già all’inizio della pandemia Assosistema-Confindustria aveva sottolineato le criticità verso un sistema che puntava sull’uso eccessivo del monouso denunciando un’assenza di “programmazione strategica per l’approvvigionamento di presidi utili contro il COVID-19”.  

Azione di sensibilizzazione che sembra continuare visto che l’Associazione, si legge in una nota, “ha appoggiato una serie di interpellanze parlamentari”, relative a due tematiche principali:

  •  Implementazione dell’uso del tessile riutilizzabile per i camici ospedalieri e professionali; 
  • Valorizzazione delle aziende italiane ed europee produttrici di DPI marcati CE, ed in particolare di quelle realtà che hanno investito sul territorio italiano nel potenziare la propria capacità produttiva. 

Il Ministero dell’Ambiente –sottolineano da Assosistema-Confinudustria- è sensibile alle tematiche del riutilizzabile come alternativa valida all’eccesso di smaltimento di rifiuti monouso e sta accogliendo le argomentazioni evidenziate dall’associazione confindustriale per nuove soluzioni di economia circolare. Il ricorso ai camici in tessuto tecnico riutilizzabile, contribuirebbe, inoltre, a fornire un impulso al made in Italy, dato il carattere nazionale della filiera”. 

Assosistema e le imprese associate premono per “la valorizzazione di una produzione nazionale ed europea di dispositivi di protezione marcati CE, a scapito di prodotti di qualità non controllata provenienti dall’estremo Oriente, che oltre a non soddisfare i requisiti normativi in termini di salute e sicurezza, destabilizzano il mercato con prodotti a basso costo, penalizzando le aziende che realizzano dispositivi certificati e sicuri”. 

Per molte attività sanitarie, odontoiatria compresa, il riutilizzabile costituisce già oggi un’alternativa tecnica equivalente ed efficacie al monouso rispettando le indicazioni Ministeriali di prevenzione da Covid-19”, spiega ad Odontoiatria33 Gianna Pamich, past-president UNIDI e titolare della ditta Pastelli. Per fare un esempio, ci spiega, un camice in TTR (tessuto tecnico riutilizzabile) che rispetta le norme UNI indicate dalle Indicazioni ministeriali per il settore odontoiatrico, se di buona qualità consente di essere lavato/sterilizzato per oltre 100 cicli senza intaccare la sua impermeabilità, traspirabilità, resistenza e confortevolezza.

Riutilizzare lo stesso camice, dopo averlo lavato in lavatrice o sterilizzato in autoclave, può prevedere un costo di circa 40 centesimi a paziente con un sensibile risparmio nella gestione dello studio Odontoiatrico”.

La dott.ssa Pamich sottolinea anche un altro aspetto. “Le indicazioni ministeriali indicano nei camici in TTR che rispettano la norma UNI EN ISO 13795, quelli da utilizzare per le procedure ad alto rischio che generano aerosol, però il mercato oggi offre altre tipologie di camici che possono essere utilizzati durante le altre pratiche cliniche di medio rischio o per il lavoro di segreteria”.    


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