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20 Gennaio 2021

Infezione da Covid-19 tra il personale odontoiatrico in Lombardia

Risultati di uno studio condotto da F-ISI- Mario Negri e Università degli Studi di Milano: a maggio  rischio gli uomini, >50 anni, obesi, occupati come personale amministrativo e fumatori di sigarette elettroniche


A un anno di distanza dalla sua prima segnalazione a Wuhan, l’infezione pandemica di SARS-CoV-2 continua a propagarsi. In Lombardia, dove è stato ricoverato il primo paziente positivo al di fuori della Cina, i pazienti COVID-19 sono stati oltre 470mila e tutt’ora si registrano migliaia di nuovi positivi al virus ogni giorno. 

Una una recente revisione sistematica ha stimato una prevalenza complessiva di operatori sanitari positivi al SARS-CoV-2 dell'11%. In particolare dentisti, igienisti dentali e personale odontoiatrico sono considerati a rischio particolarmente elevato poiché svolgono la loro attività quotidiana a stretto contatto con i pazienti, in un ambiente in cui sono presenti aerosol e droplets salivari. Nonostante il rischio aumentato, in letteratura sono disponibili pochi dati relativi all’odontoiatria, con una prevalenza di soggetti positivi (rilevati tramite RT-PCR) dello 0,8% in Cina, 0,9% negli Stati Uniti e approssimativamente del 2% in Spagna. 

Lo studio condotto da Fondazione ISI, in collaborazione con l'Università degli Studi di Milano e l'Istituto Mario Negri, ha come obiettivo la valutazione della prevalenza di anticorpi specifici contro SARS-CoV-2 in un campione di odontoiatri, igienisti e personale correlato in Lombardia ed è il primo ad avvalersi dei test diagnostici rapidi (RDTs) per questo scopo.Lo screening ha coinvolto 504 partecipanti volontari a cui è stato fornito un test diagnostico rapido (ab-RDT-KHB; sensibilità 95%, specificità 99%) per rilevare la presenza delle immunoglobuline IgM/IgG anti-SARS-CoV-2 nel sangue capillare. Il risultato viene ottenuto in circa 15 minuti durante i quali i partecipanti hanno compilato un breve questionario con informazioni riguardanti caratteristiche socio-demografiche, variabili antropometriche, informazioni COVID-correlate, caratteristiche lavorative e abitudini dello stile di vita (fumo, sigaretta elettronica e consumo di alcolici). 

Il 10,8% dei partecipanti presentavano immunoglobuline anti-SARS-CoV-2 (in particolare 0,4% IgM+; 1,8% IgM+ e IgG+; 8,6% IgG+) mentre il restante 89,2% è risultato negativo.  

Risultati statisticamente significativi sono stati riscontrati suddividendo i volontari su base geografica, comparati con Milano si è notato un numero di soggetti positivi maggiore nelle provincie lombarde del Sud-Est. Gli odds ratio per le altre caratteristiche dei partecipanti non hanno raggiunto significatività statistica, tuttavia i positivi sono più frequentemente uomini, >50 anni, obesi, occupati come personale amministrativo e fumatori di sigarette elettroniche

Nonostante la mancanza di conoscenze specifiche dovuta alla recente comparsa del SARS-CoV-2, la precedente capacità di gestire malattie con meccanismi di trasmissione simili ha permesso al dentista di adattarsi rapidamente per continuare a fornire assistenza medica garantendo la sicurezza dei pazienti. Il rispetto delle indicazioni di sicurezza e igiene specifiche, insieme ad una adeguata formazione del personale medico, paramedico e amministrativo, rimangono di fondamentale importanza nella gestione post-emergenziale della pandemia, fino a quando la diffusione del vaccino non sarà tale da permettere di rivalutare i protocolli ora in uso.

In conclusione, l’originalità e i risultati della ricerca hanno permesso di sottomettere l’articolo al Journal of Dental Research, una tra le più prestigiose riviste internazionali in ambito odontoiatrico (Impact Factor 4.914, H-index 169), per la pubblicazione.

A cura di: Luigi Paglia – Presidente di Fondazione Istituto Stomatologico Italiano (Milano)

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