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08 Gennaio 2014

L'ISTAT certifica la crisi dell'odontoiatria italiana - 23% di visite rispetto al 2005. L'85% vi ha rinunciato per motivi economici

Pubblicata la ricerca sul ricorso degli italiani ai servizi sanitari

L'ISTAT ha recentemente pubblicato i dati di una ricerca, "Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari", condotta tra settembre 2012 e giungo 2013 confrontandoli , poi, con quelli del 2005.

"La crisi economica attuale -commenta l'ISTAT- sollecita alcune valutazioni sulle condizioni di salute della popolazione e sulla risposta dell'assistenza sanitaria ai bisogni di salute. Le stime provvisorie dell'indagine forniscono un primo quadro d'insieme su tali aspetti".
Secondo i dati pubblicati dall'istituto di statistica e ricerca nel 2012 oltre i due terzi della popolazione di 14 anni e più (66,9%) hanno riferito di stare bene o molto bene e il 7,7% di stare male o molto male. Il 14,8% dell'intera popolazione ha dichiarato almeno una malattia cronica grave e il 13,9% ha problemi di multicronicità (dichiara tre o più malattie croniche).

E la crisi tocca, ovviamente, più da vicino le fasce sociali deboli facendo aumentare le disuguaglianze sociali in particolare tra gli anziani: le persone over65 con risorse economiche scarse o insufficienti che dichiarano di stare male o molto male sono il 30,2% (28,6% nel 2005) contro il 14,8% degli anziani con risorse ottime o adeguate (16,5% nel 2005). In particolare gli anziani del Sud sono il gruppo di popolazione più vulnerabile.
Stesso discorso per quelle territoriali visto che al  Sud le condizioni di salute peggiorano rispetto al 2005: cresce infatti, dal 13,2% al 15,5%, la quota di multicronici (in particolare fra le donne).

Nonostante la crisi (causa anche i tagli al SSN) aumentano le prestazioni sanitarie a pagamento -la quota passa dal 21,0% del 2005 al 24,9% per gli accertamenti specialistici e dall'8,1% al
14,1% per le analisi del sangue. Tra le visite specialistiche più richieste sono le visite odontoiatriche quelle più numerose: rappresentano il 16,4% sul totale delle visite specialistiche; seguono le visite ortopediche (12,5%), quelle oculistiche (11,6%) e le cardiologiche (9,9%).

Ma a differenza altre branche della medicina -le visite geriatriche sono cresciute rispetto al 2005 del 63,6%, quelle psichiatriche del 54,4%, quelle neurologiche del 48,1%, quelle ginecologiche del 48,1%- quelle odontoiatriche sono le uniche, con quelle dietologiche, a calare: visite calate del 23% rispetto al 2005. Il 14,3% delle persone di 14 anni e più vi ha rinunciato nell'ultimo anno pur avendone bisogno e, fra queste, l'85% lo ha fatto per motivi economici

Secondo i dati ISTAT sono 2,8 milioni le visite odontoiatriche nel 2012, pari a 4,7 ogni 100 persone (4,8 il tasso standardizzato), in sensibile riduzione rispetto al 2005 (erano 3,7 milioni, 6,4 ogni 100 persone - tasso standardizzato).
Sul territorio, la propensione ad effettuare visite odontoiatriche si è ridotta rispetto al 2005 in misura maggiore nell'Italia centrale, dove il ricorso era più elevato, passando da 8,0 a 5,2 visite per 100 persone.
Per le persone con risorse familiari scarse o insufficienti, le visite odontoiatriche passano da 5,6 per 100 persone a 4,2 (-25%). Fra coloro che dichiarano risorse ottime o adeguate il quoziente standardizzato varia da 6,8 a 5,2 (-24%).

L'odontoiatria rimane la specializzazione con la quota più elevata di visite a pagamento intero (83,4%). Tuttavia la diminuzione rispetto al 2005 del numero di visite odontoiatriche, si è accompagnata ad una relativa diminuzione della percentuale di visite a pagamento intero (-9% rispetto ai tassi standardizzati). La quota di visite a pagamento intero si è ridotta in tutte le ripartizioni, ma in misura maggiore al Sud (da 90,7% a 79,2%).

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