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17 Febbraio 2014

La forza del gruppo: vale anche nel lavoro, non solo nello sport. Figuriamoci quando si deve curare una persona


Quando manca lo spirito di squadra, le competenze di ogni persona sono penalizzate e ne risente il morale. Il passo alla demotivazione è breve.

Progetto o processo...uguali sono!

Gli ingredienti comuni sono: la condivisione dell'obiettivo, l'attribuzione dei ruoli e delle responsabilità, la definizione delle attività. Cambia la durata: nel progetto si lavora insieme fino al raggiungimento dell'obiettivo e poi ci si lascia! Le persone coinvolte in un processo, sono invece "costrette" a collaborare; potremmo parafrasare: "azienda natural durante"!

Capacità di dialogo = obiettivo obbligato

Il dialogo nasce a condizione che ogni persona esca dalla sua individualità. Riesce a comprendere che il gruppo è la sua forza: ognuno può a dare il massimo delle sue capacità e competenze, grazie alle relazioni interne nel gruppo.
Nella giornata lavorativa una persona riceve qualcosa (dati, indicazioni, documenti, etc.): è un "cliente interno". Svolge il suo compito e passa il suo lavoro ad altri: diventa un "fornitore interno".
Dalla consapevolezza di questa dualità di ruolo, nasce lo spirito di squadra. Il pensiero guida è: "Posso fare al meglio a condizione che il collega prima di me abbia lavorato bene e che quello che viene dopo porti avanti il mio lavoro." È come dire: io dipendo dagli altri, gli altri dipendono da me.

Ricetta: il piacere di dare e ricevere

Un' immagine rende bene la forza del gruppo. Le persone sono sedute intorno ad un cesto: serenamente e con entusiasmo, ogni persona depone qualcosa di suo e prende quanto messo lì da altri.
Lavorare in gruppo diventa uno scambio, un donare e prendere, che arricchisce tutti: soprattutto il paziente.

A cura di: Erika Leonardi, esperta di organizzazione aziendale www.erikaleonardi.it

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