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13 Maggio 2014

Rigenerazione dei tessuto con le cellule staminali. Università di Fierenze e Microdentistry stanno lavorando su uno studio innovativo


L'Università degli Studi di Firenze (Dipartimento di Chirurgia e Medicina Traslazionale) e l'Istituto di Ricerca e Formazione odontoiatrica Microdentistry hanno condotto, insieme, un'analisi che prevede l'utilizzo delle cellule staminali mesenchimali, isolate dal legamento parodontale, che possono essere utilizzate per la riparazione e rigenerazione di tessuti ossei e muscolari. Lo scopo dello studio è stato proprio quello di isolare le staminali e valutarne il potenziale osteogenico,  il loro differenziarsi in tessuto osseo e tessuto adiposo e analizzarne il processo di mineralizzazione.

"I nostri dati preliminari - afferma la professoressa Maria Luisa Brandi (nella foto) Ordinario di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo presso l'Università di Firenze e presidente della Fondazione F.I.R.M.O.- suggeriscono che il legamento parodontale rappresenta una fonte ottimale di cellule staminali che possono essere ottenute da una risorsa facilmente accessibile ed utilizzabili come approccio terapeutico per la ricostruzione di tessuto distrutto da malattie periodontali".

"La nostra collaborazione con l'Ateneo Fiorentino prosegue - dichiara il dottor Francesco Saverio Martelli, medico odontoiatra fondatore dell'Istituto Microdentistry - e gli studi sono in progress per valutare l'effetto di fattori bioattivi che possono facilitare la differenziazione ossea".

Come ormai è noto le cellule staminali si trovano non solo nel cordone ombelicale dei neonati, ma anche nei denti da latte dei bambini e in quelli del giudizio e attualmente sono studiate per trattamenti relativi a: rigenerazione dentale, rigenerazione ossea, trattamento dell'infarto del miocardio, malattie neurodegenerative, riparazione muscolare, distrofia muscolare.

"Auspichiamo - conclude Martelli - che in futuro le staminali possano aiutare a trattare malattie quali il diabete, l'artrite, le malattie neurologiche e le malattie rare. Considerando però i ritmi serratissimi della ricerca medica, è presumibile che tra quindici anni questi tipi di cellule saranno utilizzati in moltissimi altri ambiti".

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