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19 Febbraio 2015

Confprofessioni guida la protesta dei professionisti. Con il decalogo dei diritti negati al via la campagna di mobilitazione


"Il lavoro autonomo e professionale è stato definitivamente affondato dal Governo Renzi. Ogni giorno, a parole, la politica si riempie la bocca di competenze, innovazione, capacità di "auto impiego"... ma nella realtà dei fatti si puniscono proprio i soggetti più professionalizzati, innovativi e indipendenti: migliaia di giovani professionisti, partite Iva e freelance che rischiano di scomparire dal mercato del lavoro".
 
Con queste parole si apre il "Manifesto del lavoro intellettuale (ovvero, il decalogo dei diritti negati)" presentato martedì 17 febbraio da Confprofessioni a Palazzo Madama. 
L'iniziativa promossa dalla Confederazione italiana libere professioni e ribattezzata "Non è un Paese per professionisti" ha visto la partecipazione dei rappresentanti delle Associazioni e delle organizzazioni di rappresentanza dei liberi professionisti, delle partite Iva, dei freelance oltre a numerosi parlamentari e rappresentanti delle Istituzioni.
 
Il modo delle libere professioni, unito, protesta contro le politiche del governo che "hanno penalizzato un settore economico composto da oltre 3,5 milioni di liberi professionisti e lavoratori autonomi".

"Manca un indirizzo politico complessivo rispetto alle Libere Professioni e con questa iniziativa volgiamo portare l'attenzione verso il malessere di un importante settore del tessuto sociale, economico e produttivo del nostro Paese", dice ad Odontoaitria33 Roberto Callioni, Vicepresidente nazionale Confprofessioni.
"Sono ben note le conseguenze che la crisi economica ha determinato negli studi Professionali -continua Callioni-  con un decremento dei fatturati, tanto da determinare a tutti gli effetti dei veri e propri esodati, soprattutto tra i Professionisti non più giovani. E poi ci sono le tante difficoltà dei giovani professionisti: economiche, burocratiche, previdenziali etc...".

"In Italia -continuano da Conprofessioni- professionisti e lavoratori autonomi sono una penisola che non c'è. Oltre 3 milioni e mezzo di persone non esistono nei piani di crescita del Paese, ma sono sempre pronti a tornare alla ribalta quando si tratta di spremerli con le tasse e i professionisti sono diventati il bancomat del governo: si spremono i giovani professionisti e le partite Iva per pagare oggi le pensioni, domani si vedrà; si attinge senza scrupolo alle Casse previdenziali per finanziare un sistema produttivo al collasso che non riesce più a creare occupazione; si tolgono risorse al fondo interprofessionale per la formazione del settore, per pagare la cassa integrazione ai dipendenti delle imprese, mentre gli addetti degli studi professionali sono stati buttati fuori dal sistema degli ammortizzatori sociali".

C'è poi la crisi di identità che le professioni stanno vivendo, ricorda Callioni, "interessando soprattutto quei giovani che vorrebbero spendere la propria vita mettendo in gioco se stessi, senza chiedere nulla a nessuno, sposando una Libera Professione per la vita. L'obiettivo della politica, ci sembra, sia quello di voler trasformare le professioni in servizi disconoscendo il nostro ruolo mediatorio".

Una situazione che, denuncia Callioni, ricade poi, negativamente, sulla collettività che, peraltro, "contribuisce economicamente alla formazione degli stessi professionisti".

"Ecco perchè non possiamo tradire i giovani, ma anche la collettività intesa come società in senso lato, creando inoccupati o addirittura disoccupati. In tal senso servono indicazioni urgenti e definitive dalla politica. E' questo quello che chiediamo, con sofferenza e rabbia, attraverso questa nostra protesta".

Da oggi, quindi, tutti i liberi professionisti, partite Iva e freelance daranno vita a una mobilitazione generale per monitorare attentamente l'attività del governo e del Parlamento e si preparano a elaborare proposte e soluzioni per stabilire che - come recita il "Manifesto del lavoro intellettuale" - anche i professionisti:

• hanno diritto di poter lavorare;

• hanno diritto a un compenso equo;

• hanno diritto alle tutele di welfare;

• hanno diritto di poter andare in pensione;

• hanno gli stessi diritti delle attività imprenditoriali;

• hanno diritto a un prelievo fiscale e contributivo sostenibile;

• hanno diritto a un credito accessibile;

• hanno diritto di essere parte attiva del tessuto economico;

• hanno diritto di difendere i propri interessi;

• hanno diritto di contribuire allo sviluppo del Paese

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