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10 Marzo 2015

Fabbisogni formativi, Ministero della Salute e CAO chiedono una forte riduzione. Renzo: non ha più senso parlare di programmazione nazionale, si deve rivedere il sistema guardando all'Europa


In previsione del decreto del Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca attraverso il quale verranno definiti i posti disponibili nei vari atenei sede di corso di laurea in odontoiatria, medicina e veterinaria, il Ministero della Salute, le Regioni e la CAO, per la parte odontoiatrica, hanno concluso la rilevazione dei fabbisogni formativi per l'anno accademico 2015-2016.

Secondo quanto anticipato sul Sole 24 Ore Sanità da Angelo Mastrillo, segretario della Conferenza nazionale dei Corsi di laurea delle professioni sanitarie, per odontoiatria sarebbero stati chiesti una riduzione dei posto del -17% passando da 844 a 700.

"Purtroppo non sempre il MIUR tiene conto del fabbisogno indicato dal Ministero della Salute in concerto con la FNOMCeO e le Regioni, stante il numero altamente pletorico (quasi 61.000 iscritti agli albi con un rapporto di un dentista a fronte di 900 cittadini e non pazienti) si dovrebbero chiudere gli accessi alla professione per 5-10  anni almeno", dice ad Odontoaitria33 Giuseppe Renzo, presidente della CAO nazionale.

"Come CAO abbiamo più volte espresso, anche ai tavoli ministeriali, la necessità di rivedere completamente il sistema con cui vengono attributi i posti ai vari atenei chiedendo al MIUR di considerare il fabbisogno indicato che, invece, viene spesso disatteso.  Da anni indichiamo pari a zero il fabbisogno di odontoiatri sul territorio italiano supportati dai drammatici dati sulla rapporto dentisti cittadini, tra i più alti in Europa".

"Il MIUR -spiega Renzo- tende, invece , a privilegiare le cosiddette capacità formative dei singoli corsi di laurea; molti dei nostri atenei rappresentano poli di eccellenza, alcuni sembrano avulsi dal contesto, mentre altri sottoscrivono ipotetiche capacità nonostante sia risaputo, e più volte denunciato, che non sono  attrezzati.  Permettere l'assegnazione di un numero di posti superiore alle potenzialità reali, significa preparare male i discenti (perché in numero eccessivo rispetto alle potenzialità effettive) e, tra l'altro, consentire il meccanismo di rientro da altre università extra nazionali (i furbetti o i figli del potere economico che così non si sottopongono alla trafila del concorso).
Sono curioso di vedere come verrà risolta la questione e se saranno chiusi alcuni corsi di laurea che come manifestato , meritoriamente e puntualmente dal rappresentante dell'accademia,  finiscono per provocare una vera  "distorsione del sistema formativo" e che non trova, inoltre, opportuna verifica e correttivi dalle inutili e antiquate procedure degli esami di abilitazione .

E poi c'è la propsota di rifroma degli esami di abilitazione che Renzo ritiene "indifferibile", ma, dice, in Italia, si sa, le cose serie spesso non vengono volutamente fatte!"

Presidente CAO che non si fa illusioni su di una sostanziale e reale riduzione dei posti che il MIUR assegnerà ai singoli atenei.
"Non è dirimente, per quanto già detto: il numero dei posti stabiliti dal Ministero è del tutto indicativo. Proprio grazie all'inchiesta di Odonotiatria33 abbiamo avuto la conferma che il numero degli italiani laureati nel 2014 all'estero e rientrati nel nostro paese per esercitare è praticamente lo stesso dei posti disponibili negli atenei italiani ai quali si devono aggiungere i tanti studenti iscritti in sovrannumero grazie ai ricorsi".

"Oggi non ha più senso parlare di programmazione", denuncia il presidente Renzo che ricorda le gravi implicazioni sulla salute dei cittadini che questo sistema comporta oltre ai costi sociali, "la formazione dei futuri odontoiatri che poi saranno dei futuri disoccupati", dice "la paghiamo tutti noi italiani con quali benefici? ".

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