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04 Giugno 2015

Alitosi, un problema sociale sottovalutato. Come il medico, il dentista e l'igienista dentale possono intervenire


"Un italiano su quattro con alitosi, in 6 casi su 10 è colpa di problemi a denti e gengive". E' questo uno dei titoli che campeggiava nei giorni scorsi su molti quotidiani online.
Un problema, quello dell'alitosi ben conosciuto dai dentisti italiani ma non altrettanto considerato dai cittadini che, spesso, non associano "l'alito cattivo" a problemi di salute orale.

"Alitosi è un termine generalmente impiegato per indicare l'odore spiacevole o sgradevole dell'alito derivante da cause fisiologiche o patologiche, orali o sistemiche", spiega a Odontoiatria33 Silvio Abati - Professore di Malattie Odontostomatologiche - DISS - Università degli Studi di Milano e Direttore SSD Centro DH Diagnosi Orale - AO San Paolo - Polo Universitario - Milano, (nella foto vicino al gascromatografo, strumento in dotazione al dipartimento universitario milanese).

"Fino dai tempi più antichi -continua il prof. Abati- si ha nozione dell'alitosi e di possibili misure per contrastarla: è possibile trovare scritti sulle cause e sui rimedi al cattivo odore orale dai tempi dei Greci e dei Romani, ed esistono riferimenti all'alito cattivo a questa patologia, come ad esempio nei testi sacri ebraici, islamici e nella Bibbia". 

Nonostante sia un problema "antico" ed estremamente fastidioso, il prof. Abati ricorda come "su questo tema molti aspetti sono ancora poco conosciuti, ma la rilevanza sanitaria e socioeconomica del problema è sicuramente notevole, non solo per la sua ampia diffusione e per quanto concerne gli esami e le cure mediche e odontoiatriche ma anche per il consumo di prodotti generici o specifici, come collutori, dentifrici, spazzolini, gomme da masticare e caramelle".

L'odore sgradevole proveniente dalla bocca ha notevoli implicazioni psicologiche individuali e sociali: spesso è causa di preoccupazione nei momenti della vita di relazione in cui si intrattengono rapporti sociali o affettivi.
Preoccupazioni, sottolinea Abati, "che possono addirittura in alcuni casi divenire o mascherare un grave disagio psichiatrico fino a manifestare sintomi fobici seri (alitofobia) o psicosi con deliri di riferimento olfattivo".

Un approccio multidisciplinare di medico, odontoiatria ed igienista dentale che deve svilupparsi, consiglia il prof. Abati, principalmente su quattro azioni:

1) Un approccio adeguatamente empatico.
2) Una accurata diagnosi.
3) La terapia delle possibili cause orali.
4) Il counselling informato che comprenda non solo il contrasto ai fattori locali causali specifici, ma l'adeguata considerazione di patologie orali concausali, come la xerostomia, le abitudini e gli stili di vita poco salutari, come il tabagismo, l'eccesso di assunzione di bevande alcoliche, la dieta ricca di grassi e proteine animali senza adeguata rimozione dei residui alimentari orali, i periodi di digiuno prolungato nella giornata con disidratazione da ridotto introito di liquidi, l'insufficiente consumo di probiotici, di frutta e di verdure fresche.

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