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15 Gennaio 2021

Il 2021 visto dal Phibo

L’odontoiatria digitale, le nuove acquisizioni, il CEO ed il Direttore dell'Innovazione del  Gruppo Phibo svelano i progetti futuri


Il Gruppo Phibo è in questo momento una delle aziende europee che scommette di più sulla digitalizzazione e offre soluzioni a 360° nel quadro della riabilitazione. 

Intervistiamo Nacho Mestre e Manuel Villagordo, CEO e Direttore dell'Innovazione, rispettivamente, per apprendere come in questi tempi di pandemia l'azienda si sia adattata per essere vicina ai professionisti e quali sono le loro aspettative per i prossimi mesi.


Come Phibo ha affrontato questa situazione di crisi sanitaria?

Nacho Mestre. Noi abbiamo affrontato questa situazione suddividendo la nostra attività in tre grandi aree. Una prima area, per noi fondamentale, è la salvaguardia della sicurezza e della salute dei nostri impiegati. Venire a lavorare non doveva significare correre rischi o rischiare di infettare le proprie famiglie o amici. Per questo, ci siamo organizzati con un sistema di telelavoro in quei settori della azienda in cui fosse possibile. Una seconda area, molto importante, tenuto conto che i nostri clienti avrebbero vissuto una situazione difficile, nel settore dentale, in cui c'era una certa paura di infezione. Noi dovevamo metterci al servizio di questi clienti e, in qualche modo, garantire loro l’assistenza necessaria. La terza e ultima grande area di attuazione è stata quella economica e finanziaria. Dal primo momento, abbiamo creato un piano e, avendo intuito che la situazione sarebbe perdurata, abbiamo prearato la compagnia a un contesto económico che poteva essere complicato. Quindi ci siamo messi in moto attraverso linee ICO. Abbiamo parlato con gli azionisti per avere un appoggio finanziario attraverso un ampliamento del capitale. Nel Gruppo Phibo abbiamo realizzato un piano che dura ancora oggi. Nonostante le incertezze, abbiamo fatto in modo che nulla fosse lasciato al caso. 


Concretamente, nei confronti del medico, il vostro cliente finale, che strategie avete adottato per stargli vicino?

Nacho Mestre. In questo senso, noi prima di tutto, nonostante si svolgesse  un telelavoro e che evidentemente c'erano misure di tipo congiunturale facilitate attraverso gare d'appalto, grazie al contributo ERTE, sin dall'inizio, ci siamo prefissati di rimanere sempre aperti. Per questo, da subito, abbiamo creato una task force che riguardava tutte le aree della compagnia e che garantiva un servizio continuativo. Direi anche che noi abbiamo un grande vantaggio competitivo rispetto al resto della concorrenza. Non abbiamo un'unica unità produttiva, ma ben quattro. Avendone quattro, se una veniva a mancare, potevamo garantire il servizio attraverso le altre unità. Questo penso che sia uno dei grandi vantaggi competitivi di una Phibo più forte, più solida, più competitiva. Non abbiamo smesso di portare avanti i progetti in corso, sia nell'ambito d'innovazione e sviluppo, logicamente con tutte le limitazioni del caso. La voglia del gruppo di appoggiare la digitalizzazione e l'innovazione, è stata forte.

Abbiamo deciso di continuare a sviluppare prodotti innovativi che avevamo in progetto. È anche vero che, viste le circostanze, abbiamo dovuto, in qualche modo, ridefinire il lancio o lo sviluppo di alcuni prodotti, ma non li abbiamo fermati, perché crediamo fortemente in questo.

Recentemente abbiamo annunciato l'accordo con BioHorizons e Camlog come marca certificata per i loro impianti, in Spagna e in Portogallo. È stato un processo molto lungo, portato poi a termine. Uno dei principali produttori di impianti sul mercato ha deciso che il Gruppo Phibo ha davvero tutti i requisiti, e sono molto esigenti, per garantire le strutture che vanno sopra i loro impianti. Poi, logicamente, bisognava dotarsi di risorse finanziarie ed economiche per affrontare un periodo in cui bisognava aiutare i nostri clienti. Li abbiamo aiutati attraverso facilitazioni che gli permettessero di affrontare i pagamenti. Penso sia importante. Così come noi abbiamo chiesto ai nostri fornitori di avere una certa comprensione, noi l'abbiamo data ai clienti. Ricorrere a queste risorse finanziare è stato fondamentale per loro. L'intensità del lavoro è stata importante in questi mesi, ma abbiamo anche fatto ciò che era in nostro potere per aiutare l'intera società.

Abbiamo sfruttato la nostra capacità di produzione 3D per realizzare accessori per i respiratori richiesti dagli ospedali e abbiamo anche donato il 50% dei nostri server, per uno studio sull'evoluzione della pandemia.


Il Gruppo Phibo ha acquistato Sineldent, l'anno scorso e ora è stato raggiunto l’accordo  con Camlog e BioHorizons. Il piani di sviluppo è stato modificato dalla pandemia?

Nacho Mestre. Il piano strateggico non è stato alterato per la situazione sanitaria. Sineldent è un'azienda molto agile e si trova in una nicchia di mercato in cui non avevamo la stessa presenza. L'integrazione è molto soddisfacente e le squadre lavorano e si stanno combinando persone dell'una e dell'altra azienda. Siamo due marche diverse, ma una sola compagnia e stiamo imparando gli uni dagli altri.Direi che i piani non sono stati alterati, nel loro insieme, se non l'impatto sulle persone, ma anche quello economico che, probabilmente, ci porterà a dilatare nel tempo progetti in corso. 


Phibo, da sempre, ha scommesso sull'odontoiatria digitale. Quale messaggio trasmettere ai professionisti che stanno pensando di fare il salto nel mondo del digitale?

Manolo Villagordo. Io penso che, oggi, la maggioranza dei dentisti di questo Paese possiede già alcuni strumenti digitali. È difficile non trovare in una clinica una TAC, un software di  gestione della clinica o una reflex per lavorare. In questo senso, lo scanner intraorale resta uno strumento in più dentro questo contesto digitale. Inoltre, abbiamo calcolato che circa il 25% di tutte le riabilitazioni derivate da un'acquisizione analogica necessita di qualche tipo di riparazione, disallineamento o rifacimento. Tutto ciò, con questo tipo di scanner, si minimizza. Uno dei principali dubbi dell'odontoiatra in quest'investimento è, se utilizzando questo scanner, può continuare a trattare tutti i tipi di riabilitazione come fatto fin ora. Poi, quanto costerà fare questo cambiamento. Soprattutto in termini di formazione per il suo team, passando dalla pratica tradizionale a quella digitale.

Questo noi lo abbiamo chiaro.

La cooperazione tra clinica, laboratorio e produzione è un fattore chiave. Per riuscire a digitalizzare una clinica bisogna lavorare con un laboratorio già formato da una compagnia come Phibo, che conosca gli strumenti digitali. Un'azienda come la nostra deve fornire supporto nella formazione  e offrire un ampio ventaglio di soluzioni protesiche digitali, fabbricate in CAD/CAM. Abbiamo trascorso più di dieci anni a investire molte risorse nella formazione di professionisti. Dietro le vendite di ogni scanner per laboratori o cliniche, ci sono piani di formazione specifici e un accompagnamento, sia a livello di supporto in presenza che di assistenza tecnica telefonica, che deve farli sentire a loro agio in questa fase di cambiamento.

Nacho Mestre. La digitalizzazione può essere d'aiuto soprattutto in un momento come questo. Tutto il trasferimento fisico o di hardware diventa complicato. Ciò che riguarda il trasporto, la logistica viene facilitato dalla digitalizzazione. Riguardo ciò che stava dicendo Manolo, noi non arriviamo, colleghiamo uno scanner e basta. Noi arriviamo, installiamo uno scanner e accompagniamo il professionista nel processo del suo funzionamento. Facciamo in modo che sia utile, che questo scanner dia all'odontoiatra un reale plus valore.

Manolo Villagordo. In merito a ciò, vorrei aggiungere che abbiamo speso un anno a sviluppare  una applicazione digitale, che si chiama "Sinergia", che è una piattaforma digitale che connette clinica, laboratorio e centro di produzione in modo che queste comunicazioni, questo flusso di dati digitale, sia semplice, sicuro, ma anche veloce e facile da usare.


Qual è il vostro punto di vista sull'evoluzione del mercato spagnolo di impianti?

Nacho Mestre. Il mercato degli impianti continua a crescere, ma è un mercato maturo. Dopo un periodo di crescita esponenziale, è ora entrato in un momento di maturità, che non deve essere inteso come negativo.

Manolo Villagordo. Da più di venticinque anni vendiamo impianti dentali è chiaro che il mercato sia già arrivato al suo punto di maturità. In questo senso, il 45% di protesi che fabbrichiamo nei centri di produzione sono per denti naturali. Nel 2019 abbiamo prodotto più di ventiduemila unità di scheletrati digitali, il che ci pone in una posizione di assoluta leadership in Europa in questo segmento. Inoltre, continuiamo a produrre e sviluppare prodotti che non sono necessariamente collegati al mondo degli impianti. L'anno scorso, abbiamo lanciato i bite progettati interamente con flusso digitale e privi di componenti tossici. E quest'anno, a fine anno, vogliamo lanciare anche quelle che sono le resine acriliche digitali. Offriamo soluzioni a 360 gradi: impianti dentali, software, hardware e tutte le soluzioni protesiche prodotte industrialmente utilizzando la tecnologia CAD/CAM.

Nacho Mestre. La chiave è essere specialisti in riabilitazione, chi può essere con gli impianti o no. Noi di Phibo, in fondo ci preoccupiamo della riabilitazione sotto tutti gli aspetti. In modo digitale, veloce, efficiente e sicuro.


Ancora un'ultima domanda: parlatemi della vostra idea del 2021.

Nacho Mestre. Siamo in un momento incerto e penso che sia difficile fare pronostici a lungo  termine. Io penso sia inevitabile una discesa dell'economia e dovremmo pensare che il 2021 sarà un anno di ripresa. Direi che torneremo, a poco a poco, alla situazione in epoca pre-Covid. Nel gruppo Phibo abbiamo lavorato per rendere questa compagnia competitiva, molto efficiente e al servizio del mercato, solida e sostenibile, capace di reagire con agilità. Siamo ottimisti e pensiamo che la nostra azienda continuerà ad essere un punto di riferimento nel quadro digitale, aggiungendo valore al mercato con prodotti innovativi che facilitano lo studio dentistico dall'eccellenza. Siamo cauti, ma anche ottimisti. 

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