Regione Lazio. Chiarimenti applicativi alla norma sugli studi polimedici

| 18 Maggio 2017 |

Regione Lazio. Chiarimenti applicativi alla norma sugli studi polimedici


A quasi due anni dall'entrata in vigore della DGR n. 447/2015, con la quale la Regione Lazio aveva stabilito un nuovo percorso normativo per tutte le discipline mediche e odontoiatriche con prestazioni considerate a minore invasività, è stata pubblicata una circolare esplicativa (prot. n. U0211553 del 27/4/2017) che pone nuovi e importanti spunti di riflessione sulle modalità di svolgimento dell'attività professionale.

La nuova tipologia di studi non soggetti ad autorizzazione, gli Studi Polimedici, dove più professionisti, sia medici che odontoiatri, espletano la propria attività nella medesima unità immobiliare, in maniera indipendente l'uno dall'altra, ma condividendo gli spazi comuni (sala d'attesa, accettazione, servizi igienici etc.), non costituisce una struttura sanitaria al pari di un ambulatorio o un poliambulatorio.

Pertanto, qualora in uno studio polimedico venga accertata una gestione e un'organizzazione unitaria delle attività, gli organi di controllo dovranno applicare ad ogni singolo professionista presente nella struttura una sanzione amministrativa per un importo compreso tra un minimo di euro 6.000,00 ed un massimo di euro 60.000,00 e disporre l'immediata cessazione dell'attività.

Per quanto riguarda la presenza di segretarie poste alle dipendenze di alcuni o di tutti i professionisti, tale situazione sarà considerata come gestione e organizzazione unitaria dell'attività e pertanto soggetta alle sanzioni sopra descritte.

È invece necessario sottolineare che qualora un soggetto giuridico (ad esempio una società commerciale) detenga la proprietà o la locazione dell'unità immobiliare, è consentita la facoltà di concedere in locazione ad ogni singolo professionista i locali, le attrezzature e le apparecchiature senza però che la società intervenga nella gestione e organizzazione diretta dell'attività (non è ad esempio possibile da parte della società fornire personale amministrativo e/o sanitario).

Infine un doveroso commento sull'elenco delle prestazioni odontoiatriche considerate a minore invasività: nell'Allegato 1 della DGR 447/2015 non erano state citate le estrazioni dentarie, destando non poche preoccupazioni da parte degli Ordini Professionali e le associazioni sindacali di categoria.

La Regione Lazio ha chiarito che, pur non espressamente citate nell'Allegato 1, le estrazioni dentarie possono essere ritenute a minore invasività poiché, come riportato nella letteratura medica e dalle maggiori società scientifiche, non comportano sui pazienti conseguenze statisticamente significative e il successivo decorso, nella maggior parte dei casi, è rapido e con disagi minimi.

A cura di: ing. Andrea Gianmarco Tuzio, esperto in materia di autorizzazioni sanitarie, cofondatore di Alter Ingegneria S.r.l., società specializzata in Italia nell'Autorizzazione di Cliniche, Ambulatori, Studi Medici ed Odontoiatrici.



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commenti

19-5-2017 | incompetenza regionale
La particolare complessità di alcune procedure diagnostiche o terapeutiche o il fatto che alcune siano potenzialmente rischiose per la sicurezza dei pazienti identifica, nell’ambito degli studi professionali, quali da sottoporre ad Autorizzazione, e quali no; questo e non altro recita l’art. 8 ter del combinato disposto 502/92 e 229/99. Come pure non lascia spazio a dubbi interpretativi che ad identificare quali siano le prestazioni di particolare complessità o rischiose, nonché gli stessi requisiti minimi, strutturali, tecnologici ed organizzativi, necessari per l’esercizio di attività sanitarie e sociosanitarie, debba e possa essere solo un Atto di Indirizzo e Coordinamento del Governo Statale da approvarsi previa intesa in Conferenza Stato-Regioni. Perciò le Regioni che, in vacatio di tale Atto, hanno autonomamente deliberato quali siano le prestazioni di particolare complessità o rischiose ( identificando di conseguenza quali gli studi da sottoporre a regime autorizzativi) hanno peccato di incompetenza, compiendo dunque atti illegittimi; a loro spetta, infatti, la sola regolamentazione delle modalità applicative del sistema autorizzativo, essendo, invece, la competenza, di fissare e stabilire la tipologia delle prestazioni ed i requisiti minimi, propria dello Stato, d’intesa con la Conferenza stato-Regioni: “…. in materia (“tutela della salute”) di competenza legislativa ripartita tra Stato e Regioni, spetta al primo la fissazione dei principi fondamentali, mentre alle seconde compete la disciplina attuativa di tali principi …”( Corte Costituzionale 5/5/2006,n.181) Ciò risponde alla necessità di tutelare un rilevante interesse pubblico, al fine di assicurare un’uniformità di trattamento dei vari professionisti su tutto il territorio nazionale.
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