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01 Marzo 2011

A mente libera

di Cosma Capobianco


Capita ogni tanto di imbattersi nell’opera di artisti moderni che risultano bizzarre e incomprensibili e ci si chiede perché debbano stare proprio sotto gli occhi di tutti. D’ora in poi potrà aiutarci a decifrarle quanto ci dice Silvano Battistotti, dentista milanese che, archiviato il camice, si dedica all’arte a tempo pieno.
Come “si legge” un’opera d’arte?
Teniamo presente che le arti, tutte, sono metalinguaggi, ossia fenomeni espressivi che vanno “oltre il linguaggio” e pertanto non possono essere completamente tradotti in parole (altrimenti sarebbero linguaggi). Quello che conta è introdursi nell’opera con mente libera da pregiudizi, per poter fruire di una modalità estetica unica, diversa dalle solite cose di ogni giorno, che dovremo approfondire e che ci insegnerà a vedere di più e meglio, accompagnando la sensazione con la razionalità.
La sua attività artistica comincia nel 1964, quando era ancora studente universitario, e la porta a frequentare i corsi all’accademia di Brera. Lo studio della medicina e dell’odontoiatria hanno influito in qualche modo sulla sua vocazione e attività artistica o viceversa?
Difficile dirlo, ma indubbiamente la precisione e il rigore dell’odontoiatria mi hanno portato verso una sintesi formale progressiva, fino a sfociare nell’arte geometrica, che tuttora è alla base delle mie composizioni artistiche.
Perché dice che bisogna cercare il ritmo nelle sue opere di pittura e scultura?
Perché ho portato i ritmi della musica dentro di esse, sviluppando concetti matematico-geometrici. Mi spiego meglio: la musica è formata da “blocchi sonori” che si estrinsecano in modi consecutivi per diventare “espressivi e significanti”; per ottenere questo si serve di canoni matematici. Nella musica elettronica le partiture si arricchiscono di armonici, di frequenze e di “timbri” particolari, che hanno esigenza di essere espressi graficamente con fasce sonore, alternanze ritmiche, calando o crescendo, rallentando o accelerando. Tutti questi tipi di grafica ci introducono all’arte geometrica che, per traslazione, viene attuata con una successione di linee, superfici, moduli geometrici, che esprimono la massima sintesi formale.
Negli ultimi anni si è dedicato alla Computer art: come è questo passaggio all’immateriale per un artista abituato a toccare e a lavorare i materiali?
La Computer art rappresenta una modalità espressiva che (nel mio caso), pur partendo da figure geometriche, permette di accelerare i processi creativi grazie a una rapida realizzazione ideativa. Le numerose possibilità di trasformazione date dal computer consentono la realizzazione di moltissime variazioni sul disegno iniziale, fino a stravolgerlo. La musica elettronica permette all’autore di essere anche l’esecutore, senza quindi bisogno di orchestre o solisti che siano in grado di riprodurre i suoni raccolti. Il che rende soggettive al massimo le composizioni. Spesso il tessuto sonoro elettronico è molto complesso e richiede un’attenta abitudine all’ascolto e al riascolto di questo tipo di composizioni. Riuscire a differenziare i vari discorsi sonori che si intrecciano, in modo analitico, può aiutare molto a districarsi nelle molteplici varietà del prodotto sonoro.
Guardando le opere su www.silvanobattistotti.com, mi è particolarmente piaciuta la computer art s339x. Ce la commenta?
Sì, volentieri. L’originale era costituito da cinque sfere variamente colorate omogeneamente e da un fondo con piccole zone cromatiche. La trasformazione successiva ha permesso di creare un microcosmo in cui l’atmosfera articolata con linee e superfici coinvolge le cinque sfere che entrano in rapporto empatico tra loro e con il fondo. Il verde veronese (della sfera in alto a sinistra) è complementare ai numerosi rossi sparpagliati sul fondo. La sfera in basso a sinistra ha un colore che è la risultante della fusione dei gialli con il verde veronese e il viola (sfera a destra) è complementare al giallo: vedete quindi la stretta correlazione esistente tra le forme (sfere) e i colori a esse relativi. I rapporti legano l’opera nelle sue varie parti e sono importantissimi. A proposito del “salto” dalla manualità richiesta dai dipinti e dalle sculture, il computer permette di astrarsi dalla materia, introducendoci in un mondo estetico virtuale in cui la bellezza scaturisce da forme e colori impalpabili e per ciò stesso eterei: si agisce direttamente sulla luce.
E per quanto riguarda la scultura “Ritmo e sua sintesi”?
Di solito i miei titoli presentano già una sintesi analitica dell’opera, e anche in questo caso vediamo che il metallo, attraverso le sue rastremazioni e gli aggetti, crea dei ritmi paralleli verticali. In più, a sinistra abbiamo una parcellizzazione che va alleggerendosi verso l’alto su piani paralleli alla base, come un “calando” in musica, mentre sulla destra il blocco intero rappresenta la sintesi formale della parte ritmica. Quindi a destra c’è uno “slancio” che il monolite produce attraverso le sfaccettature create dal gioco della luce, mentre a sinistra possiamo parlare di “slancio trattenuto”, in quanto la divisione del materiale in quattro parti crea un gioco ritmico alterno di pieni e vuoti. L’empatia, o stretta correlazione fra le due parti della scultura, è data dalla rastremazione del materiale che è uguale, ma bisogna anche tener presente la derivazione (a sinistra) delle varie parti costituenti. Vedete quindi come il ritmo si estrinsechi nella costruzione architettonica così come scandisce le varie parti di una musica.
cosma.capobianco@tin.it

GdO 2010;15

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