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21 Marzo 2011

Carenza di ferro? Ci vuole l’odontoiatra

di Debora Bellinzani


Esiste un’anemia che si combatte sottoponendosi al trattamento parodontale. Suona “strano”? Eppure è vero, anche se con un distinguo: quella che l’odontoiatra può curare è la cosiddetta anemia da malattie croniche quando legata alla presenza di malattia parodontale. Un gruppo di ricercatori indiani ha infatti recentemente dimostrato non solo che chi soffre di malattia parodontale ha un rischio superiore di sviluppare anemia, ma anche che questa carenza può essere curata su una poltrona odontoiatrica esattamente con gli stessi strumenti utili per il parodonto: il trattamento parodontale non chirurgico.
“L’anemia da malattie croniche è una condizione che si può verificare in presenza di infezioni e infiammazioni croniche, tumori, malattie autoimmuni ed epatopatie, e che altera i valori ematologici nonostante la presenza nell’organismo di scorte di ferro e vitamine” descrive Avani Rangaraju Pradeep, docente presso il Dipartimento di parodontologia del Government Dental College and Research Institute di Bangalore, in India. “Per capire innanzitutto se questo tipo di anemia sia legata anche all’infiammazione cronica del parodonto, abbiamo prelevato campioni di sangue da 187 pazienti affetti da malattia parodontale cronica rilevando che ben il 33,6% di essi, e precisamente 37 uomini e 26 donne, presentavano concentrazioni di emoglobina inferiori alla norma. Poiché nessuno di essi soffriva per altre patologie a cui lo stato anemico potesse essere ascritto, è possibile concludere che l’infiammazione cronica del parodonto può comportare lo sviluppo di anemia; inoltre, poiché i valori del volume corpuscolare medio erano nella norma, possiamo confermare che non vi era carenza di ferro né di vitamine e che dunque la condizione può essere classificata come anemia da malattie croniche”.

Lo studio, in via di pubblicazione sul Journal of Periodontology, riporta inoltre una seconda parte della sperimentazione volta a capire se il trattamento parodontale possa curare, oltre ai tessuti orali, anche lo stato anemico. “Abbiamo poi sottoposto a trattamento parodontale non chirurgico 60 pazienti anemici a cui successivamente abbiamo prelevato campioni di sangue, dopo 3 e dopo 6 mesi” prosegue Pradeep; “i risultati dicono che, a 6 mesi dal trattamento, tutti i pazienti presentavano un miglioramento nei valori della concentrazione di emoglobina, del numero di eritrociti e del tasso di sedimentazione eritrocitaria, e quindi un miglioramento globale rispetto allo stato anemico iniziale; è utile all’odontoiatra sapere inoltre che il miglioramento più marcato è ottenuto dalle pazienti donne”.

Si pensa che l’anemia legata alla malattia parodontale cronica, spiegano gli autori nelle pagine dello studio, sia causata dal fatto che l’infiammazione del parodonto porti a una sovraregolazione delle citochine proinfiammatorie. “I processi infiammatori, così come la presenza di cellule tumorali o di una reazione autoimmune, attivano il sistema immunitario e la produzione di citochine, in particolare il fattore di necrosi tumorale alfa, l’interleuchina-1 e l’interleuchina-6; sono proprio queste citochine proinfiammatorie a deprimere la produzione di eritropoietina e portare allo sviluppo di uno stato anemico” conclude Pradeep. “Come altre infiammazioni croniche, dunque, anche la malattia parodontale comporta un reale rischio di anemia che può, però, essere ridotto attraverso le cure odontoiatriche: abbiamo provato infatti che il trattamento parodontale non chirurgico comporta un miglioramento dello stato anemico più visibile a 6 mesi che a 3 mesi, e che quindi progredisce nel tempo”.

“Anemia of chronic disease and chronic periodontitis: does periodontal therapy have effect on anemic status”
J Periodontol 2010 Sep 15. [Epub ahead of print]

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