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20 Gennaio 2016

Ddl Concorrenza. ANDI tenta di fare entrare una norma contro l'abusivismo e le grandi strutture odontoiatriche


Riuscire a fare inserire emendamenti a Decreti che "viaggeranno" più spediti di altri in Commissione ed in Aula, può consentire di fare approvare nome che altrimenti resterebbero impantanate nelle paludi dei meccanismi parlamentari, come successo per il Ddl Marinello fermo alla Camera da circa due anni.

E proprio per cercare di vedere approvata una norma che penalizza abusivi e prestanome, ANDI ha tentato la strada degli emendamenti al Ddl Concorrenza, che proabilmente arriverà in Aula alla Camera già la prossima settimana, per fare inserire una norma contro l'abusivismo ed una che richiede più garanzie ai direttori sanitari delle cliniche odontoiatriche.

Stando a quanto pubblicato sul sito dell'Associazione, ANDI sarebbe riuscita, attraverso il proprio Ufficio Politico ANDI, a coinvolgere una serie di parlamentari e presentare due emendamenti che potrebbero servire allo scopo.

Il primo punta a modificare l'articolo 46 introducendo l'obbligo per le società operanti nel settore odontoiatrico di avere almeno soci iscritti all'Albo degli odontoiatri che abbiano due terzi del capitale sociale e dei diritti di voto e che il direttore sanitario debba essere iscritto esclusivamente all'Albo degli odontoiatri.

Il secondo propone la creazione di un nuovo articolo, il 47-bis, che prevede disposizioni contro l'esercizio abusivo della professione. Tale norma riprenderebbe l'art.1 del cosiddetto ddl Marinello ormai da tempo fermo nella Commissione Giustizia della Camera.

"Con i nostri emendamenti - spiega sul sito ANDI il presidente Gianfranco Prada - cerchiamo di mettere un freno alla possibilità per un non iscritto all'Albo degli odontoiatri di essere nominato come direttore sanitario in un Centro odontoiatrico e proviamo ad accelerare l'approvazione dei contenuti del Ddl Marinello, inserendo parte del testo in questo Disegno di legge che sicuramente avrà un iter parlamentare più veloce di quanto non abbia il testo fermo in Commissione Giustizia della Camera da quasi due anni".

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