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02 Marzo 2016

Rispetto biologico e visione interdisciplinare della professione. Questo il messaggio lanciato dal corso AIE e SIdP di Bologna


Con grande successo di pubblico, sabato 13 Febbraio l'Accademia Italiana di Endodonzia ha inaugurato la programmazione culturale dell'anno 2016 con il corso di aggiornamento interdisciplinare "L'elemento dentale con compromissione endodontica e parodontale" in collaborazione con la Società Italiana di Parodontologia e Implantologia.

La correlazione tra patologia pulpare e parodontale è sostenuta da un'intima vicinanza tra endodonto e parodonto, esaltata da numerose connessioni anatomiche e vascolari, come i tubuli dentinali, i canali laterali e accessori e i foramina apicali, vie di passaggio di specie batteriche comuni ad entrambe le patologie. Nello sviluppo della patologia endo-parodontale, i canali laterali risultano particolarmente coinvolti nella diffusione dell'infezione dall'endodonto al parodonto o viceversa. La loro presenza, secondo i dati della letteratura, riguarda circa il 27% dei denti, con prevalente localizzazione nel terzo apicale della radice e nell'area della forcazione dei denti pluriradicolati.

Nella patologia endo-parodontale il problema principale è quello di definirne l'origine, endodontica o parodontale, in quanto ciascuna delle due patologie può simulare le caratteristiche cliniche e radiografiche dell'altra. La capacità di mettere in relazione informazioni diagnostiche come l'esame clinico, l'esame radiografico, il sondaggio, i test di sensibilità pulpari, la velocità di progressione della patologia, può consentire di definire l'origine della patologia e quindi una corretta sequenza operativa. Nelle lesioni endo-parodontali vere la diagnosi può risultare ancora più complessa. Una volta che essa è stata formulata, il più delle volte è ragionevole iniziare con la terapia endodontica in quanto la riduzione dei valori di sondaggio, conseguenti alla riduzione della componente endodontica della lesione, si manifesta, generalmente, già entro due settimane e consente una valutazione del difetto parodontale residuo e il conseguente approccio terapeutico.

Secondo la maggioranza della letteratura, la parodontite cronica determinerebbe alterazioni della polpa simili quelle prodotte dall'invecchiamento pulpare, con modificazioni di tipo distrofico, come riduzione della componente vascolare e nervosa, fibrosi, calcificazioni, cioè risposte difensive compatibili con il mantenimento della sua funzione e vitalità. La necrosi pulpare completa sembrerebbe un esito piuttosto raro, limitato ai casi molto avanzati in cui il difetto parodontale raggiunge i foramina apicali.

Il corso ha messo in evidenza come il mantenimento della vitalità pulpare sia possibile anche in denti con gravi difetti parodontali e come sia possibile recuperare e conservare a lungo in arcata elementi con grave compromissione sia endodontica che parodontale grazie ad una rigorosa applicazione dei protocolli operativi: valutazione dello stato parodontale e pulpare, terapia causale parodontale, eventuale terapia endodontica, adeguato tempo di attesa per la guarigione dei tessuti, rivalutazione endodontica e parodontale, eventuale terapia parodontale chirurgica. Si tratta spesso di piani di trattamento complessi che richiedono la motivazione del paziente e la possibilità di un monitoraggio nel tempo.

Nelle situazioni cliniche di non mantenibilità dell'elemento dentale, è possibile infine ricorrere alla terapia implantare che, se correttamente pianificata ed inserita in un piano di trattamento interdisciplinare, rappresenta una scelta terapeutica affidabile e prevedibile, pur non esente dal rischio di complicanze e fallimenti.

L'Odontoiatria moderna dovrebbe fondarsi sul principio del rispetto biologico e sulla visione interdisciplinare, questo è il messaggio che AIE e SIdP hanno condiviso e voluto fornire al numeroso pubblico attraverso questo Corso.

Nella foto i presidente AIE Claudio Gatti e presidente SIdP Aniello Mollo

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