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01 Giugno 2016

Il paziente "curato" da un abusivo può non pagare a prescindere dalla qualità della prestazione. La Cassazione conferma che l'odontotecnico non può lavorare in bocca


Probabilmente più di tante iniziative nate per spiegare alla popolazione i pericoli che si possono correre rivolgendosi ad un finto dentista, sarebbe più efficace spiegare ai cittadini che se le cure sono effettuate da un non abilitato all'esercizio dell'odontoiatria, anche se questo lavora in uno studio di un dentista abilitato, il contratto è nullo e quindi è possibile non pagarlo oppure farsi restituire quanto versato e se poi la cura ha provocato danni, chiedere un risarcimento.

A sottolinearlo, indirettamente, è il presidente CAO Giuseppe Renzo che inviando il testo della sentenza (13307/2015) della Cassazione Civile ricorda come la legge vieti "qualsiasi operazione e manovra da parte degli odontotecnici nei confronti dei pazienti" e che la sentenza "stabilisce che il rapporto contrattuale, eventualmente intercorso tra odontotecnico e cliente, non è semplicemente annullabile ma è nullo in maniera assoluta e tale nullità deve essere rilevata, anche d'ufficio, dal giudice".

La vicenda oggetto della sentenza è simile a tante: un finto dentista cura una paziente che dopo alcuni anni si accorge che le cure non sono state effettuate correttamente, denuncia il finto dentista chiedendo la restituzione di quanto pagato oltre al risarcimento dei danni subiti. La varie sentenze ed i ricorsi delle parti portano la Cassazione ad esprimersi.

I Giudici evidenziano che "l'esecuzione di una prestazione d'opera professionale di natura intellettuale effettuata da chi non sia iscritto nell'apposito albo previsto dalla legge da luogo" a "nullità assoluta del rapporto tra professionista e cliente, privando il contratto di qualsiasi effetto".

Giudici che ricordano che in merito alla figura professionale dell'odontotecnico, "questa Corte ha affermato che la progettazione, preparazione e collocazione nel cavo orale del cliente di una protesi dentaria implicano l'esecuzione di operazioni e manovre vietate agli odontotecnici dal R.D. 31 maggio 1928, n. 1334, art. 11 perchè riservate ai sanitari iscritti negli albi professionali dei medici chirurgi o degli odontoiatri. Con la conseguenza che, ai sensi del combinato disposto degli artt. 2229 e 2231 cod. civ. e in relazione all'art. 1418, della nullità assoluta del rapporto contrattuale intercorso al riguardo tra odontotecnico e cliente, che deve essere rilevata anche d'ufficio dal giudice (Casa., 16 ottobre 1995, n. 10769)".

La sentenza, conclude nella nota il presidente CAO, "è una ennesima conferma che certi convincimenti non erano frutto di personali valutazioni. Le affermazioni più volte enunciate che trattasi di inaccettabili invasioni di campo (non contrastate e anzi subite supinamente da una parte della categoria anche nei contesti istituzionali) trovano riscontro, invece, nelle regole legali che garantiscono il nostro esercizio professionale e che permettono al giudice di intervenire a dichiarare, anche d'ufficio, la nullità assoluta di qualsiasi rapporto contrattuale che leghi l'odontotecnico al cliente".

Nor.Mac.

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