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15 Novembre 2011

Formazione, le richieste della libera professione

di Norberto Maccagno


Dall’inizio dell’anno Valerio Brucoli, presidente Albo degli odontoiatri di Milano, ha sostituito Giuseppe Renzo, presidente della Cao nazionale, nella Commissione nazionale formazione continua, assumendo anche il ruolo di coordinatore del gruppo di lavoro “Libere professioni”. Siamo andati a sentirlo, a margine del terzo Forum Ecm organizzato a fine ottobre a Cernobbio (CO), per fare il punto sull’attività del gruppo e capire quali sono le novità.

Dottor Brucoli, l’Ecm è sempre vista con sospetto dai liberi professionisti, che giudicano il sistema poco adatto alle proprie esigenze formative. Condivide?
Siamo stati inseriti all’interno di un impianto pensato inizialmente per altri, tagliato più su misura della dipendenza che non per noi. L’obiettivo è far sì che il sistema calzi bene anche a noi.

Il gruppo di lavoro sulle libere professioni ha proposto e fatto approvare alla Commissione nazionale una serie di interventi proprio per i liberi professionisti. Quali sono i più importanti?
Non parlerei di maggiore o minore importanza, ma di una serie di interventi che nel loro complesso hanno l’obiettivo di rendere più flessibile l’acquisizione dei crediti formativi, per essere aderenti a una realtà che fa del veloce adeguamento a trasformazioni sempre più rapide la sua forza.
Per questo i liberi professionisti chiedono che tanti momenti di crescita professionale (il contatto con i colleghi più esperti, la consultazione di riviste, libri, internet, e così via) vengano riconosciuti.
Nel contempo sono interventi che vogliono rendere l’aggiornamento (con tutti i limiti che ci vengono imposti) il meno oneroso possibile, sia in termini di costi sia di tempo.

Autoformazione e anche formazione effettuata dal confronto con i colleghi erano in parte inseriti anche nel pretendente Accordo Stato Regioni ma mai partiti. Come funzioneranno nello specifico?
Nel nostro documento approvato in Conferenza nazionale formazione continua (Cnfc) l’autoforma-zione ha preso un posto di rilievo, andando oltre ciò che era già riconosciuto come, per esempio, le pubblicazioni scientifiche. Per i liberi professionisti saranno gli Ordini a registrare l’attività secondo modalità regolate dal Manuale che indicherà le regole e le procedure per le varie attività.
La messa a punto di questo Manuale sarà il nostro prossimo impegno.

E sulle agevolazioni fiscali per i professionisti che, al contrario dei colleghi dipendenti del Ssn, devono pagare di tasca propria, anche con la chiusura dello studio?
Questo è un punto dolente, uno dei nodi su cui continuiamo a batterci e che è condiviso per altro anche dal resto della Cnfc. Il problema è che inserire agevolazioni fiscali non dipende dalla Cnfc, ma dal ministero dell’Economia e su quel fronte, finora, tutte le varie richieste sono cadute nel vuoto.
Per quanto riguarda noi, vari passaggi del documento richiamano questa necessità di favorire al massimo l’accesso a una formazione che, diversamente dalla dipendenza, costa e impegna tempo oltre l’orario lavorativo: si vedano in tal senso il punto 2 del documento, lo stesso punto 4 e il punto 9.
Per vedere approvate tutte queste novità quali sono i passaggi necessari e i tempi?
Stiamo aspettando la calendarizzazione in Conferenza Stato Regioni: era prevista prima del Forum di Cernobbio, ma vicende più urgenti hanno avuto la precedenza.

Si è nuovamente parlato della realizzazione da parte del discente del proprio dossier formativo. Ma non ci sono ancora gli strumenti per farlo. Da quando i dentisti dovranno attivarlo?
Nel nuovo Accordo Stato Regioni si parla diffusamente, dal punto di vista strutturale, di dossier formativo.
Era questo un passaggio importante affinché le commissioni ordinistiche, a cui i liberi professionisti si riferiranno, potessero avere un punto di riferimento comune. Come in altri casi, ci sarà poi un momento procedurale da sviluppare nel Manuale.

Anche quest’anno durante il Forum si è dibattuto della necessità di sanzionare chi non rispetta l’aggiornamento Ecm o premiare chi lo fa. Però, sia il codice di deontologia medica sia l’ultima finanziaria impongono all’Ordine di controllare e sanzionare chi non si aggiorna. Come Cao, come vi comporterete?
Il codice di deontologia è comune per medici e odontoiatri e quindi, da questo punto di vista, non esiste un comportamento differenziato della Cao.
In merito alle sanzioni, quello che posso dire è che, per sua natura, la filosofia ordinistica è rivolta più al premiare che non al punire, cogliendo così il senso profondo di una professione che senza un forte riferimento alla coscienza diventerebbe poca cosa. Ovviamente questo non significa che eventuali abusi non debbano essere corretti.

L’Ordine dovrà verificare il percorso formativo dell’iscritto. La Fnomceo ha aperto una società che è diventata provider accreditato. Alcuni provider privati vedono in questo un conflitto d’interesse, non ritenendo giusto che chi controlla sia sul mercato anche come organizzatore di eventi. Come vede la questione?
Critica annosa questa, sul presunto conflitto ordinistico tra controllore e controllato che, se vogliamo, ha anche un suo fondamento, ma che non tiene conto della realtà ordinistica e di situazioni oggettive presenti sul territorio.
Innanzitutto bisogna dire che l’Ordine, organo ausiliario delle Stato, è un organismo complesso, che ben può avere al suo interno commissioni indipendenti (anche per le Regioni si potrebbe allora parlare di conflitto di interesse).
Ma non è questo il punto: il fatto che si dia la possibilità agli Ordini di fare formazione (per altro limitatamente e soprattutto per i liberi professionisti) non è perché invadano il campo della varie realtà eroganti formazione, ma perché fungano da elemento di integrazione del sistema (di armonizzazione, come si dice nel titolo del Forum di Cernobbio) nei confronti di situazioni concrete, come quelle dei costi e dell’aggiornamento su argomenti poco attraenti dal punto di vista remunerativo.
Situazioni che, bisogna tenere conto, possono presentarsi in maniera completamente diversa da regione a regione (in alcune regioni le risorse non bastano quasi per pagare gli stipendi, figuriamoci per il resto) e da professione a professione (alcune professioni hanno molto meno risorse della nostra).
Una situazione complessa che per funzionare, mi rendo conto, deve presupporre, da parte di chi ha più responsabilità nel sistema, un grande senso dell’equilibrio e di disponibilità al dialogo.

Leggi che cosa prevedela nuova Ecm

GDO 2011;12

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