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10 Gennaio 2012

Repubblica: prestazioni inutili contro la crisi. Aio e Andi rispondono

di Francesca Giani


Ha suscitato la reazione del mondo odontoiatrico l’articolo apparso sulla Repubblica del 6 gennaio dal titolo "Quando le cure del dentista servono soltanto alla parcella", che ha puntato il dito contro i dentisti e tracciato un elenco di prestazioni che gli odontoiatri proporrebbero ai cittadini con un occhio più alle proprie casse che alla reale necessità del paziente. Un elenco che comprenderebbe prestazioni come la cura delle microcavità, indagini batteriologice, test sulla saliva, ozonizzazioni, estratti di placenta e via di seguito. «Il rapporto dentista-paziente è basato sulla fiducia reciproca, come è basato sulla fiducia il rapporto che si instaura con il proprio medico curante» è l’immediata risposta del presidente Andi, Gianfranco Prada, che ha inviato una lettera al quotidiano. «Se dubitiamo che il nostro medico ci prescrive farmaci o esami inutili l’unica soluzione è cambiare medico e così deve essere fatto se dubitiamo che il nostro dentista lavori secondo scienza e coscienza. Se poi il paziente ritiene di essere stato sottoposto a terapie inutili o peggio ancora eseguite scorrettamente non deve fare altro che rivolgersi all’Ordine dei Medici».
Argomentazioni riprese anche da Pierluigi Delogu, presidente Aio, intervenuto in difesa della categoria: «Vorrei ricordare che dall’odontoiatra ci si rivolge in forma volontaria e che le cure non sono imposte ma vengono concordate con il paziente. E siccome il paziente paga di tasca propria è chiaro che in periodi di “magra” darà priorità a quelle cure assolutamente necessarie per la sua salute».

I rappresentanti degli odontoiatri entrano poi nel merito delle prestazioni indicate tra quelle “a rischio inutilità”: «Si tratta per lo più prestazioni di nicchia» spiega Prada «utili molto spesso al dentista per verificare o ancor meglio prevenire l’insorgere di malattie ben più gravi, come carie, parodontite o - è il caso dell’analisi della saliva - per definire se una maggiore recettività alla carie sia legata a una primaria anomalia di secrezione salivare o a una dieta errata che aumenta la concentrazione salivare di Lactobacilli o Streptococcus mutans». «Sulla necessità o meno di svolgere alcune terapie» aggiunge Delogu «va ricordato che il dibattito a oggi è aperto. Recentemente per esempio l’Europa ha emesso una direttiva sugli sbiancamenti dentali mettendo in guardia su un uso indiscriminato e lasciando al solo odontoiatria la decisione per l’indicazione all’uso. Per quanto riguarda poi le procedure terapeutiche volte al miglioramento dell’estetica del sorriso, se ovviamente non possono essere comprese nei Lea, non vuol dire che siano scorrette, altrimenti dovremmo bandire anche gran parte delle procedure di chirurgia plastica e di medicina estetica».

Leggi anche il commento della Cao

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