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06 Ottobre 2016

Laureati in Albania intentano una causa per iscriversi all'Università dell'Aquila. Prof. Gatto: azione che può creare pericolosi precedenti


La notizia è apparsa qualche giorno fa sul quotidiano Il Centro e vedrebbe il Tar obbligare l'Università dell'Aquila a riconoscere l'equipollenza della laurea conseguita da uno studente italiano in Albania. Sempre secondo il giornale l'Ateneo avrebbe quaranta giorni di tempo per farlo altrimenti "il tribunale amministrativo procederà alla nomina di un commissario ad acta. E l'ateneo potrebbe essere chiamato a rispondere di danno erariale, visto che la prima sezione del Tar ha inviato gli atti del contenzioso alla Corte dei conti".

"Non mi risulta che il nostro Ateneo sia stato condannato", dice ad Odontoaitria33 il prof. Roberto Gatto (nella foto) presidente del Corso di Laurea in Odontoiatria all'Università degli Studi di L'Aquila.

In realtà, ci spiega il prof. Gatto, la vicenda giudiziaria riguarda tre cittadini italiani laureati in Albania presso l'Ateneo "Kristal", lo stesso nel quale a molti laureati è stato annullato il titolo di laurea, una vicenda che si protrae dal 2013. L'ateneo è quello diventato popolare nelle cronache per aver laureato il figlio dell'On. Umberto Bossi.

In sintesi i tre, invece di chiedere il riconoscimento del proprio titolo conseguito in Albania al Ministero della Salute, come da prassi e rispettando le procedure relative alle misure compensative propedeutiche al riconoscimento del titolo di odontoiatra conseguito all'estero, chiedono all'Ateneo aquilano di vedersi riconosciuti una serie di esami ed iscriversi al Corso di Laurea in Odontoiatria per terminare gli studi ed ottenere il diploma di laurea italiano e la relativa abilitazione all'esercizio della professione.

"E' un percorso divenuto ormai inusuale", commenta il prof. Gatto. "Solitamente riceviamo domande di trasferimento anche da studenti che frequentano in sedi estere. In questo caso se ci sono posti disponibili e se l'Università di provenienza prevede un accesso mediante concorso, valutiamo le domande ed il percorso di studi effettuato e decidiamo.

Altro caso è la questione degli studenti laureati nei paesi comunitari ed extracomunitari che richiedono il riconoscimento del titolo di studio direttamente all'Ateneo e nei confronti dei quali assumiamo, da vari anni, un atteggiamento di prudenza e grande attenzione. Ciò è dovuto al fatto che non sempre siamo in grado di valutare in modo oggettivo e realistico la "qualità" dell'Università di provenienza, il periodo di frequenza, il percorso formativo e, a volte come nel caso in questione, si evincono marcate differenze come la durata del Corso ( 5 anni rispetto ai nostri 6 anni), una marcata incongruità del piano di studi e perfino dei programmi dei singoli esami effettuati, fino all'assenza di alcune materie di base ritenute fondamentali e presenti nel biennio formativo".

Dopo l'ennesima sentenza del Tar che imponeva di valutare nuovamente la domanda presentata, l'Ateneo aquilano si è rivolto all'avvocatura dello Stato per le valutazioni del caso.

"Il rischio -spiega il prof. Gatto- è che le richieste presentate agli Atenei italiani siano un modo per evitare una più approfondita e corretta valutazione dell'iter formativo da parte di organi istituzionali deputati a tale ruolo come il Ministero della Salute e quindi una scorciatoia per ottenere il desiderato riconoscimento. Credo, pertanto, che sia opportuno evitare pericolosi precedenti che possano aprire la strada a situazioni che non siano conformi a corrette e legittime valutazioni nel rispetto dei nostri studenti sempre sottoposti ad un percorso formativo completo e qualificato".

Nor.Mac.

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