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20 Giugno 2018

Anche l’odontologo forense deve esaminare i resti delle vittime di disastri

Lo chiede una petizione al Parlamento europeo presentata dal dott. Nuzzolese

Nor. Mac.

In caso di disastri e calamità, recenti norme volute dall’INTERPOL hanno individuato come identificatori primari per l’identificazione delle vittime le analisi del DNA, il confronto dei denti e quello delle impronte digitali.

Per questo motivo l’odontologo forense italiano Emilio Nuzzolese (nella foto), a nome del Sottogruppo di lavoro di odontologia forense del Gruppo di lavoro dell'INTERPOL per l'identificazione delle vittime di disastri e del Gruppo di lavoro di odontologia forense per i diritti umani, ha presentato al Parlamento europeo una petizione con la quale “desidera incoraggiare il Parlamento europeo affinché valuti la necessità di aggiornare la raccomandazione n. R(99)3 relativa all'armonizzazione delle regole in materia d'autopsia medico-legale, prendendo in considerazione che i resti umani non identificati dovrebbero essere esaminati sia da un patologo forense che da un odontoiatra forense al fine di recuperare tutte le informazioni di identificazione post mortem”. 

Aggiungendo che “non è plausibile che un corpo non identificato sia sottoposto a un trattamento diverso per arrivare a un'identificazione positiva a seconda del luogo del decesso o del ritrovamento”, il dott. Nuzzolese sottolinea l'importanza di coinvolgere gli odontoiatri forensi in quanto “unici esperti forensi in grado di fornire un profilo generico del deceduto restringendo, dunque, il campo di ricerca dei potenziali candidati tra le persone disperse”. 

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