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26 Giugno 2018

Intimidazioni ai presidenti CAO Calabresi

L’ANDI Calabria scende al loro fianco: “avanti senza farsi intimorire”


Sul tema delle autorizzazioni sanitarie, le tante leggi regionali che regolamentano la materia, a volte consento qualche “interpretazione”, e spesso l’Ordine è chiamato ad intervenire per sollecitare le verifiche da parte delle autorità preposte al controllo anche segnalando possibili incongruenze. 

Attività, quella svolta da parte dell’Ordine e della CAO, che rientra tra i compiti istituzionali come organo sussidiario dello Stato, ma che espone in prima persona il presidente anche dal punto di vista giudiziario per le eventuali responsabilità connesse. Azione di vigilanza della CAO che non è certamente gradita da chi cerca di trovare nelle pieghe delle leggi, le “scappatoie” utili per esercitare non come indica la norma, ma come fa più comodo. 

Cosi, almeno, sembra essere vissuta da qualche struttura che apre sul territorio, stando a quanto denuncia una nota di ANDI Regione Calabria che “condanna” l’azione minatoria contro le CAO, messa in atto da un avvocato che agisce in nome e per conto del titolare di una struttura odontoiatrica. 

Da quanto siamo riusciti a ricostruire, tutto parte dalla recente Legge Regionale sulle autorizzazioni sanitarie che regolamenta l’assistenza odontoiatrica in regime libero professionale che indica chiaramente due percorsi differenti riguardanti gli studi monoprofessionali e/o associati e le strutture complesse.

Per i primi occorre presentare la Scia ed aprire in attesa di eventuali verifiche da parte di ASL e Comune, mentre per tutte le altre strutture differenti dallo studio mono-professionale la procedura è diversa dovendo queste rispondere a differente normativa che prevede anche la nomina di un direttore sanitario. 

Così, sembrerebbe, che alcune strutture, pur pubblicizzandosi come complesse, al fine di aggirare la norma, aprono dichiarandosi semplici studi. Per verificare questo, stando alla nota ANDI, le CAO della Regione, per i compiti di legge ad esse demandati, si sarebbero attivate, su segnalazioni, chiedendo agli organismi preposti alla vigilanza di verificare. Iniziativa che, stando alla denuncia ANDI, non sembra essere passata inosservata e neppure gradita. 

Un “avvertimento” che la professione tutta con sdegno rigetta e che non farà abbassare la guardia sul rispetto delle regole da parte di tutti a tutela dei colleghi e della salute pubblica. Per fare quindi capire che la professione sta dalla parte della legalità e che l’azione della CAO, organo sussidiario dello stato, non è solitaria ma sostenuta dall’intero comparto, ecco la decisione di ANDI Calabria di “schierarsi a fianco delle CAO assicurando il massimo contributo nel denunciare e combattere ogni forma di illegalità”. 

ANDI Calabria che invita “tutte le CAO delle provincie calabresi a continuare insieme quell’azione meritoria di controllo che la legge attribuisce loro”.

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