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14 Gennaio 2019

Dentista romano rifiuta di curare un paziente sieropositivo. Ministro Grillo: ‘’mi occuperò personalmente della questione”

Norberto Maccagno

“Non è accettabile che una persona sieropositiva sia cacciata da uno studio odontoiatrico perché non in grado di "gestire un paziente con Hiv". La denuncia di Fanpage.it che ringrazio, ci mostra quanto sia forte ancora oggi la discriminazione per le persone con HIV. Mi occuperò personalmente della questione. Nessun operatore della sanità può pensare di agire in base al pregiudizio e non sulla scorta delle evidenze scientifiche. Anche perchè esistono linee guida per la gestione dei pazienti odontoiatrici sieropositivi.Ho già chiesto ai tecnici del ministero di effettuare le verifiche del caso. Incontrerò al più presto le associazioni che si impegnano ogni giorno nella lotta contro l'Aids. I pregiudizi sui malati non possono essere tollerati”. 

Così il Ministro della Salute Giulia Grillo sulla sua pagina Facebook dopo la denuncia da parte del sito Gay Help Line di uno studio odontoiatrico di Roma che ha rifiutato di curare un paziente sieropositivo 


La denuncia 

Gay Help Line informa che un ragazzo li ha contattati attraverso il loro numero verde raccontando “di essere stato messo alla porta in uno studio medico privato di Roma dopo aver dichiarato la sua sieropositività.  La vicenda, racconta sul sito Fabrizio Marrazzo, Responsabile Gay Help Line e portavoce Gay Center, si svolge “in uno studio dentistico a Roma. Al ragazzo, mentre era in sala d´attesa, viene subito chiesto di compilare un´anagrafica e indicare, tra le eventuali patologie, di avere l´HIV, cosa che il ragazzo ha dichiarato, barrando la specifica casella. In pochi istanti l´odontoiatra, uscendo dalla sua stanza con il foglio, ha chiesto spiegazioni al ragazzo sulla sieropositività dichiarata, chiedendo: ‘Devo mandarla all´ospedale. Non posso fare niente senza analisi attuali della sua condizione ....... prova ad andare in ospedale, lì sono più attrezzati per i pazienti con Hiv’. Tutta la conversazione, inoltre, si svolge in sala d´attesa senza concedere neanche la privacy di entrare nella stanza del medico”.  

Probabilmente il paziente ipotizzava il rifiuto, visto che sul sito Fanpage è disponibile un video registrato con una telecamera nascosta che documenta il dialogo.  

Per Alessandro Cataldi, legale di Gay Help Line, “la legge 135/90 a tutela delle persone con HIV/AIDS, è molto chiara, infatti, l´azione del medico è del tutto illegittima e pertanto stiamo agendo sia presentando un esposto all´ordine dei medici e degli odontoiatri, sia presentando un reclamo al garante della privacy che già si è occupato di questa materia”. 


Cosa dicono le norme 

Il Garante della Privacy si era occupato nel 2009 di un caso in cui uno studio odontoiatrico aveva richiesto per una prima visita l’eventuale stato di sieropositività. Per il Garante, richiedere questa informazione in fase di accettazione, “indipendentemente dal tipo di intervento clinico o dal piano terapeutico che lo stesso deve eseguire (es. trattamento di igiene orale professionale, ablazione del tartaro, rx ortopanoramica), appare in contrasto con i suddetti principi di pertinenza e non eccedenza dei dati. In tale quadro, accertata l´illiceità del trattamento effettuato, si ritiene necessario vietare al predetto studio di raccogliere in fase di accettazione di ogni paziente che si rivolge a questi per la prima volta - e a prescindere dal tipo di intervento clinico o dal piano terapeutico da eseguire- informazioni relative alla presenza di un eventuale stato di sieropositività”

Garante che chiarisce che lo studio odontoiatrico, “previo consenso informato del paziente, può raccogliere l´informazione relativa all´eventuale presenza di un infezione da HIV qualora tale dato anamnestico sia ritenuto dal medico curante necessario in funzione del tipo di intervento sanitario o di piano terapeutico da eseguire sull´interessato, resta fermo che quest´ultimo rimane libero di decidere in modo consapevole (e quindi informato) e responsabile di non comunicare al medico alcuni eventi sanitari che lo riguardano. 

L’81/08 impone agli studi odontoiatrici di predisporre ed adottare tutti quei protocolli operativi e procedure che garantiscano la prevenzione delle infezioni crociate, Hiv compreso. 

La direttiva ferite da taglio introduce una maggiore prevenzione per gli operatori sanitari dal rischio di contagio.  

Nel 2012 il Ministero della Salute ha pubblicato delle Linee guida "Popolazione tossicodipendente: indicazioni per la promozione della salute orale ed interventi di prevenzione e protezione", all'intero delle quali ci sono indicazioni sul trattamento dei pazienti affetti da HIV . 


Ci si può rifiutare perché non attrezzati? 

No, perché lo studio odontoiatrico deve essere dotato di tutte quelle precauzioni per prevenire qualsiasi forma di contagio o di trasmissione d'infezione (quindi anche Hiv), ricordava in un approfondimento sul tema il prof. Marco Scarpelli, odontologo forense, in un approfondimento sul tema su Odontoiatria33.  

“Nell'ipotesi nella quale si ipotizzi un maggior rischio nella cura di un paziente sieropositivo –ricordava il prof. Scarpelli- andrebbe invece valutato come le cautele di prevenzione e protezione nella cura del paziente debbano essere impiegate con qualsiasi paziente sia esso sieronegativo, sieropositivo o non noto. Va infatti considerato che nella propria clientela possono esserci anche soggetti sieropositivi che non lo hanno dichiarato o sieropositivi che non ne sono, ancora, al corrente".

"Ne deriva quindi la necessità -conclude Scarpelli- che vengano sempre rispettati i criteri di prevenzione di trasmissione delle infezioni nella cura di qualsiasi paziente; altresì risulta fondamentale che l'odontoiatra che venga a conoscenza della sieropositività di un suo paziente, mantenga, come su ogni informazione, il segreto professionale".   


Il dentista può sceglie il paziente da curare? 

Lasciando da parte ogni considerazione sulle norme Deontologiche e sull’opportunità o meno di decidere di rifiutare un paziente sieropositivo, così come di una razza o religione diversa dalla propria, abbiamo chiesto all’avvocato Silvia Stefanelli, esperto di diritto sanitario in Bologna, se il dentista può decidere di non curare un paziente. “Dal punto di vista puramente giuridico –dice ad Odontoiatria33 il legale- se lo studio non è soggetto ad autorizzazione sanitaria, è una scelta che il dentista può fare. Diverso se fosse una struttura complessa soggetta ad autorizzazione, in questo caso la struttura non sarebbe di natura “privata” ma “aperta al pubblico”. Non mi sembra ci siano sentenze che si sono pronunciate sul rifiuto delle cure ad un paziente”.   


Il commento di ANDI 

Sentito l’11 gennaio da ADNKRONOS Salute il presidente ANDI Carlo Ghirlanda ha dichiarato che  "non c'è stata nessuna discriminazione, ma il collega ha applicato le regole". "Lo studio odontoiatrico –continua il lancio di agenzia- non è aperto al pubblico ma privato, quindi il dentista può per legge effettivamente scegliere o meno se intervenire, a parte nei casi di urgenza, se il paziente ad esempio si sente male, in cui è tenuto a prestare la sua opera". "Lo studio privato - spiega - non è un ambulatorio, per cui alcuni studi sono attrezzati e altri no. Il collega, in questo caso, ha fatto bene qualora abbia ritenuto di non avere quelle dotazioni strutturali, tecnologiche e organizzative necessarie. Ha quindi agito correttamente, rispetto alle sue prerogative organizzative, per tutelare il personale di studio, se stesso e i pazienti successivi, secondo prudenza in termini di prevenzione del rischio". Il presidente Andi ricorda, comunque, che "la maggior parte degli studi curano pazienti sieropositivi, ma con la dovuta organizzazione, come ad esempio riservandosi orari e tempi opportuni". 

In una successiva nota (data 13 gennaio) ANDI precisa:  “A seguito dei commenti apparsi sulla stampa, l’Associazione Nazionale Dentisti Italiani respinge con fermezza qualsiasi possibile dubbio interpretativo e sottolinea in via ultimativa la propria posizione sulla questione, al fine di evitare di montare un “caso”, basandosi su presupposti inesistenti o fuorvianti.ANDI ribadisce fermamente come tutti gli studi odontoiatrici italiani siano costantemente al fianco dei cittadini e pongano scrupolosamente in essere tutte le cautele e le attenzioni per tutelare la loro salute, essendo tutti dotati di quanto necessario per sostenere la cura di pazienti con patologie infettive, di qualunque genere esse siano; fermo restando il diritto e dovere per il professionista di richiedere ogni informazione anamnestica medica prima di intraprendere una qualsiasi azione terapeutica”.

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