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03 Ottobre 2019

STP e obbligo dei 2/3 del capitale e delle “teste”, i veterinari interpellano i Ministeri competenti

Dopo la comunicazione dell’AGCM e la diversa applicazione della norma da parte di vari Ordini, i Veterinari interpellano i Ministeri competenti chiedendo chiarimenti 


La norma indica che per costituire una StP “il numero dei soci professionisti e la partecipazione al capitale sociale dei professionisti deve essere tale da determinare la maggioranza di due terzi nelle deliberazioni o decisioni dei soci”.  

Nel maggio scorso l’AGCM era intervenuta dopo le “interpretazioni divergenti della disposizione normativa” che alcuni Consigli e/o Federazioni di Ordini professionali hanno adottato ritenendo che i due requisiti di partecipazione indicati nella legge, maggioranza dei due terzi in termini di numero di soci professionisti e di partecipazione al capitale sociale, devono ricorrere cumulativamente, a prescindere da chi esercita l’effettivo controllo sulla società.  

Così come applica la FNOMCeO per iscrivere le StP all’apposito Albo.

Di parere diverso l’Autorità garante per la concorrenza ed il mercato che, invece, ritiene si debba privilegiare “l’interpretazione della norma, secondo la quale due requisiti della maggioranza dei due terzi ‘per teste’ e ‘per quote di capitale’ non vengano considerati cumulativi” mantendno come principio che in CdA siano i professionisti ad decidere. 

Quale delle due interpretazioni, quindi, deve essere applicata? 

A chiederselo è il FNOVI, l’Ordine dei veterinari, che pur pronunciandosi a favore della iscrizione nella sezione speciale dell’Albo, delle sole società tra professionisti in cui risulti una maggioranza dei 2/3 composta da medici veterinari sia riguardo al numero dei soci (maggioranza per teste) sia riguardo alle quote sociali (maggioranza per quote), nota come il Consiglio Nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (CNDCEC), si sia adeguato all’interpretazione dell’AGCM. 

Da qui la decisione di chiedere ai ministeri competenti Ministero della Giustizia ed a quello dello Sviluppo Economico, “di intraprendere, nell’ambito delle rispettive competenze, le iniziative idonee a garantire una interpretazione uniforme di quanto disposto dall’articolo in commento, in linea con la ratio della norma nonché con i consolidati principi concorrenziali a cui la norma stessa è ispirata”.  

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