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18 Ottobre 2019

Ministero della Salute finanzia progetto sulla vulnerabilità sociale e tutela della salute orale

Capofila del progetto, in quanto Regione promotrice dell’iniziativa contenuta nel piano di lavoro, è la Basilicata


Il progetto “sperimentazione di un percorso diagnostico-terapeutico in soggetti con vulnerabilità sociale a tutela della salute orale e delle correlate complicanze sistemiche” risulta tra i 10 finanziati dal Ministero della Salute, 280 mila euro l’importo stanziato.  Facendo seguito al percorso di presa in carico individuato dal Ministero della Salute con il documento approvato dal Consiglio Superiore di Sanità “Indicazioni per la presa in carico del paziente con bisogni speciali che necessita di cure odontostomatologiche”, si legge in una nota, la Regione Basilicata ha ritenuto opportuno, ai fini della verifica “sul campo”, l’applicazione di quanto indicato nel documento stesso. Ciò in considerazione della situazione epidemiologica del proprio territorio, dove risulta particolarmente espresso il bisogno di cura in ambito odontostomatologico da parte di pazienti con bisogni speciali e la mancanza di percorsi diagnostico terapeutici standardizzati e mirati

Capofila, in quanto Regione promotrice dell’iniziativa contenuta nel piano di lavoro è la Basilicata. Le unità operative che partecipano al progetto sono cosí rappresentate: il dott. Mangone Giuseppe Michele responsabile per la Regione Basilicata, il prof. Roberto Gatto responsabile della Regione Abruzzo, il prof. Stefano Cianetti responsabile della Regione Umbria, il dott. Luigi Paglia responsabile della Regione Lombardia.  

“La realizzazione dell’attività progettuale consentirà di verificare, sul territorio lucano e nelle altre realtà regionali individuate del centro e del nord, la reale capacità assistenziale da parte dei Servizi odontoiatrici presenti quando viene espressa una domanda di trattamento da parte di pazienti con bisogni speciali e vulnerabilità sociale”, spiega il prof. Roberto Gatto (nella foto).     

“Il paziente con bisogni speciali nell’operatività preventiva, diagnostica e terapeutica richiede tempi e modi diversi da quelli di routine”, continua il prof. Gatto.  
“Quando si evidenzia una condizione di “non collaborazione” necessita anche della presenza di un ambiente operativo opportunamente attrezzato e di personale medico ed assistenziale adeguatamente formato. Lo stesso individuo, persona con disabilità, può presentare durature menomazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali che, in interazione con barriere di diversa natura, possono ostacolare la piena ed effettiva partecipazione alla vita sociale su una base di uguaglianza con gli altri. Al pari e forse più di ogni altro individuo, la persona con disabilità ha il diritto invece di godere del migliore stato di salute possibile, senza alcuna discriminazione ed evitare l’eventuale insorgenza di patologie sistemiche conseguenti a incuria o impossibilità al trattamento preventivo o clinico”.   

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