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04 Febbraio 2020

ASO: appello del SIASO alla Politica: serve un emendamento al Milleproroghe

Prorogare la prima scadenza del decreto di un anno è la richiesta del sindacato delle ASO. Intanto, domani, la riunione tecnica Stato Regioni e Ministero sarà senza sindacati ed associazioni


In vista della prima scadenza imposta dal DPCM che vede l’impossibilità dal 21 aprile 2020 di assumente una ASO senza attestato di qualifica o riconoscimento dell’attività svolta, il SIASO abbandona le polemiche e si appella alla politica chiedendo di inserire un emendamento al Milleproroghe che posticipi almeno di un anno la prima scadenza

“Dal 21 aprile per molti studi odontoiatrici e strutture sanitarie che prevedono l’assistenza odontoiatrica, sarà complesso trovare un ASO in regola, anche solo per sostituire le maternitàAssistenti già formati e preparati potrebbero non poter più lavorare”, dice attraverso un comunicato il SIASO sottoscritto da tutto il direttivo: Fulvia Magenga, Alessandra Terzo, Marzia Biano, Mary Priod e Adriana Pirola.

“Ci sono migliaia di posti di lavoro a rischio e altrettanti studi odontoiatrici che avranno problemi nel ricercare un Assistente qualificato per assisterli nella cura dei propri pazienti”, continuano. La preoccupazione del SIASO è causata dal silenzio del Ministero “nel mettere mano ad una norma che nei principi fondamentali, quelli di regolamentare una importante figura all’interno del Team odontoiatrico, è corretta ed è stata auspicata da tempo ma è stata scritta senza tenere conto di alcuni concetti basilari che toccano molto da vicino i lavoratori, non prevedendo la loro tutela”. 

Il SIASO punta il dito sulla prima scadenza prevista dal DPCM “che non consentirà più dal 21 aprile 2020, agli studi odontoiatrici di assumere un Assistente di Studio senza l’attestato di qualifica o il riconoscimento dell’attività pregressa, ovvero dimostrare di essere stati assunti dal 21/04/2013 al 21/04/2018 almeno 36 mesi come Assistente alla poltrona” ricorda il SIASO che aggiunge. 

“Molti dei tantissimi ASO attualmente assunti negli studi odontoiatrici italiani (si stima oltre 20 mila su 90 mila in attività) sono stati inquadrati con qualifiche differenti da quella indicata dal Decreto (assistenti sanitari, igienisti dentali, persino aiuto alla regia o, genericamente, impiegata) e questo preclude a lavoratrici e lavoratori in attività da decenni di poter vedersi esentati dal conseguimento dell’attestato di qualifica”. 

“Per molti di loro non sarà neppure possibile accedere ai corsi in quanto appartengono ad una generazione per la quale l’obbligo scolastico terminava con la terza media inferiore”, continua il SIASO. Il Decreto, che “abilita” l’ASO, prevede “l'adempimento al diritto dovere all'istruzione e formazione professionale ai sensi della normativa vigente” (come è giusto che sia) ricorda il SIASO, aggiungendo: “Inoltre alcune Regioni non hanno ancora recepito il Decreto e quelle che lo hanno fatto hanno definito criteri di riconoscimento delle attività pregresse diverse tra loro, creando disparità di trattamento”. 

Ricordando come “dopo molte sollecitazioni” nell’ottobre scorso il Ministero ha convocato, in tavoli separati, i sindacati degli odontoiatri e quelli degli ASO per fare il punto sulla situazione, il SIASO, in merito dell’incontro di domani tra Stato Regioni e Ministero a cui i sindacati odontoiatrici e quelli di riferimento delle ASO non sono stati invitati, ritiene che per eventuali modifiche che possano scongiurare i problemi al settore in vista della prima scadenza “Il tempo è scaduto e non ci sembra ci siano gli spazi per produrre un nuovo Decreto, che modifichi il precedente Decreto, il quale deve essere presentato dal Ministero della Salute, approvato dalle Regioni e poi approvato dal Governo e pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Tutto questo iter dovrebbe svolgersi in 76 giorni. Dal momento che nulla è stato fatto per due anni, come si riuscirà a farlo in così breve tempo?”  

Il SIASO si appella quindi alla Politica al fine che predisponga ed inserisca nel Milleproroghe in discussione dal Parlamento “un emendamento che posticipi di un anno la prima scadenza prevista”.  



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