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28 Febbraio 2020

Coronavirus: scoppia il caso sistemi di protezione per i dentisti della “zona rossa”

Landi (CAO Lodi): inconcepibile escludere i dentisti dalla distribuzione degli strumenti di protezione, si mette a rischio la loro salute e quella dei pazienti

Nor. Mac.

A quasi una settimana dalla chiusura -nel lodigiano- della “zona rossa”, scoppia il caso dei dentisti impossibilitati a reperire i sistemi di protezione individuale per poter assistere in sicurezza i pazienti con patologie urgenti. 

A lanciare l’allarme è Marco Landi (nella foto), presidente CAO di Lodi, che denuncia come l’ATS (Agenzie di Tutela della Salute della Regione Lombardia) non abbia fornito anche agli odontoiatri la minima dotazione di mascherine ad alto filtraggio e camici monouso messa a disposizione dei 150 medici di medicina generale e pediatri di libera scelta. 

“Sono amareggiato nel constatare che ancora una volta non si riconosca il valore e l’importanza che lo studio odontoiatrico ha nella tutela della salute pubblica”, dice ad Odontoiatria33 il presidente Landi. Presidente Landi che ricorda come, da sabato mattina, siano una trentina i dentisti “confinati” nella “zona rossa” che, pur osservando le disposizioni del Prefetto sulla chiusura della normale attività degli studi (si veda la nota dell’Ordine di Lodi) “continuano coraggiosamente ad assistere i pazienti con emergenze indifferibili”. 

“Gli odontoiatri con il loro lavoro non solo forniscono un servizio alla popolazione, ma evitano che questi pazienti siano costretti a rivolgersi alle strutture pubbliche, già sotto pressione per l’emergenza coronavirus e che sarebbero in difficoltà ad assistere i pazienti dal punto di vista odontoiatrico, visto le carenze di strutture pubbliche specifiche della zona con conseguente necessità di trasferimenti al di fuori della zona rossa per effettuare le cure necessarie”. 

Studi dentistici che dopo una settimana di isolamento, ricorda Landi, stanno esaurendo la propria dotazione di DPI e sono impossibilitati a reperirli perché nessuno può entrare nella “zona rossa” per portarli e loro non possono uscire per acquistarli, oltre al fatto che sono strumenti comunque molto difficilmente reperibili sul mercato per via della eccessiva richiesta. 

“E’ inconcepibile che l’ATS abbia escluso gli odontoiatri in prima linea nella zona rossa dalla distribuzione dei presidi di protezione, previsti invece per medici di famiglia, pediatri ed altri operatori sanitari delle strutture pubbliche di tutto il resto del territorio lodigiano. Distribuzione peraltro richiesta (ed effettuata direttamente) allo stesso Ordine di cui gli odontoiatri sono parte integrante”, ribadisce il presidente Landi aggiungendo: “ancora una volta non si vuole riconoscere al dentista sul territorio un ruolo anche di tutela della salute pubblica e di ausilio al Servizio Sanitario Nazionale”. 

Intanto lo stesso Landi informa che in risposta a questa emergenza ANDI Lombardia si è attivata per acquistare mascherine e altri strumenti di protezione e provvederà attraverso l’Ordine a consegnarle ai dentisti residenti nella “zona rossa”.


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