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23 Marzo 2020

Cassa integrazione: queste le Regioni che hanno già deliberato

Le indicazioni degli esperti: contattare i propri consulenti del lavoro. Chiarimenti dell'Associazione commercialisti su versamento contributi


Tra le norme previste nel Decreto “Cura Italia”, quelle sull’attivazione della Cassa integrazione in deroga la cui gestione viene demandata alle Regioni che devono approvare appositi decreti. Al 21 marzo, secondo fonti SIASO, hanno deliberato, la Campania, Calabria, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana e Veneto. Le altre Regioni sarebbero in procinto di deliberare. Come già anticipato in un precedente approfondimento, ogni Regione può definire procedure e modalità differenti così come molti accordi necessitano il coinvolgimento delle parti sociali ma anche circolari attuative dell’INPS. 

Vale quindi il consiglio già avanzato dalla consulente SIASO Maria Carla Brambini sulla necessità di fare riferimento ai propri Consulenti del lavoro al fine di evitare di presentare domande che poi vengono rigettate per problemi formali.  

Ricordiamo che per contratti di solidarietà il trattamento ammonterà a circa l’80% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, secondo un calcolo indicato dall'INPS che interessa vari parametri.

Intanto, sempre in tema di tutela del lavoro introdotto dal DPCM Cura Italia, viene estesa a tutti i datori di lavoro, a eccezione di quelli domestici, la copertura assicurata dagli ammortizzatori in costanza di rapporto di lavoro per evitare un’ondata di licenziamenti, in seguito alla chiusura dell’attività. Inoltre, dal 17 marzo 2020 e per 60 giorni, i datori di lavoro non possono licenziare per giustificato motivo oggettivo (legato cioè a situazioni di crisi aziendale) e nemmeno avviare procedure di licenziamento collettivo. Queste ultime sono sospese se avviate dopo il 23 febbraio. 


Versamento contributi 

Una nota dell’Associazione Nazionale Commercialisti informa che la sospensione dei pagamenti dei contributi, decretata dal DL 9/2020 del 2 marzo scorso, “si deve escludere, almeno per i contribuenti per cui vale la proroga dei versamenti al 31.05.2020, che il Legislatore abbia ritenuto che oggi gli stessi contribuenti per cui vale la sospensione disposta, siano tenuti a versare le trattenute contributive eseguite sulla retribuzione del mese di febbraio 2020”.

Il dubbio era stato generato da una intepretazione dell’INPS che per l’Associazione non aveva fondamento legislativo e quindi, è legittimo “sospendere i versamenti relativi a contributi previdenziali ed assistenziali, facendo slittare il relativo pagamento al 31 maggio prossimo”.  

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