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15 Aprile 2020

Convivere con Covid-19. La proposta degli esperti per riaprire l'Italia

Creazione di una struttura di monitoraggio e risposta flessibile dell'infezione da  Covid-19 e, in futuro, di altre epidemie, coordinata da Protezione civile e ministero della Salute e il supporto tecnico dell'Istituto Superiore di Sanità


Questa la proposta per riaprire l'Italia e tornare gradualmente alla nostra vita ideata dagli esperti del nostro Paese perché la strategia a breve termine, basata soprattutto sulle misure di isolamento e di distanziamento sociale della popolazione, non sembra essere sostenibile per più di alcune settimane. 

Dal punto di vista scientifico, ci sono almeno tre fattori chiave, dicono gli esperti, che possono contribuire allo scenario che prevede una prossima fine per la fase "acuta" dell'epidemia. Il primo fattore è l'isolamento individuale e il distanziamento sociale. Il secondo fattore è lo stabilirsi di immunità naturale verso Covid-19 in una parte importante della popolazione. Il terzo fattore è la stagionalità, gli altri virus respiratori prediligono la stagione invernale. Dei tre, "solo l'immunità naturale ci potrà proteggere contro il ritorno del virus, ma l'efficacia e la durata di questa immunità non è ancora nota", scrivono.

Per cui, al momento, non essendo disponibile un vaccino almeno parzialmente efficace contro Sars-CoV-2, l'unico modo per valutare come questi fattori hanno agito nel ridurre il numero dei contagi è quello di campionare in modo statisticamente rilevante la popolazione generale nelle varie aree geografiche del Paese, per valutare sia lo stato dell'infezione attiva, tramite tamponi diagnostici, che lo stato di immunità della popolazione, tramite analisi sierologiche. 

Cinque sono le caratteristiche generali che dovrà avere, secondo gli esperti, la struttura di monitoraggio: in primis, capacità e risorse per poter eseguire un altissimo numero di test sia virologici che sierologici nella popolazione generale asintomatica, con rapidissime procedure di autorizzazione da parte del Governo centrale e dai singoli governi regionali, da utilizzare in caso di segnale di attivazione di nuovi focolai epidemici. Secondo, struttura di sorveglianza centrale potenziata presso l'Iss, che sia responsabile sia dell'analisi dei dati in tempo "quasi-reale", che della loro presentazione da parte del ministero della Salute, a frequenza regolare direttamente al Governo, al Parlamento e agli organismi sanitari sovranazionali. Terzo, rafforzamento della capacità regionale di sorveglianza epidemiologica, sotto forma di centri periferici di monitoraggio a diffusione capillare sul territorio e con messa a punto di sistemi di "epidemic intelligence", che rilevino precocemente ogni segnale di accensione di focolai epidemici. Quarto punto, mandato legale di proporre in modo tempestivo e possibilmente vincolante provvedimenti flessibili in risposta a segnali di ritorno del virus, tra cui forme di isolamento sociale; gestione di infetti e contatti, potenziamento di specifiche strutture sanitarie. In ultimo, condivisione della strategia comunicativa con l'Ordine dei Giornalisti e i maggiori quotidiani a tiratura nazionale, nonché le principali testate radio-televisive pubbliche e private per evitare i danni potenziali sia dell'allarmismo esagerato che della sottovalutazione facilona o addirittura negazionista. 

Un simile progetto di struttura di monitoraggio e risposta flessibile (Mrf) al rischio di ritorno dell'infezione da Sars-CoV-2, rappresenta un investimento significativo di risorse, necessarie alla sua rapida implementazione nei prossimi quattro-sei mesi, scrivono gli esperti. Allo stesso modo, gli esperti si dicono consapevoli che la creazione di questa struttura "Mrf" richiederà la definizione circostanziata di un perimetro normativo entro il quale operare quanto più possibile in armonia e sinergia con le rilevanti entità politiche, amministrative, sanitarie e tecnico-scientifiche, a livello sia nazionale che loco-regionale.

"Riteniamo tuttavia che questo possa essere un ragionevole percorso, dal punto di vista epidemiologico e virologico, per il ritorno alla normalità durante il forzato periodo di convivenza con il coronavirus sarà quanto prima interrotto dall'arrivo di un vaccino" dichiarano. 


Il documento con la proposta è firmato da

Roberto Burioni (Università San Raffaele), Filippo Anelli (Fnomceo), Arnaldo Caruso (Siv), Andrea Cossarizza (Icas), Giuliano Grignaschi (Research for life), GiovanniLeoni (Fnomceo), Pier Luigi Lopalco (Patto trasversale per la scienza), Alberto Oliveti (Enpam), Guido Poli (Università San Raffaele), Silvestro Scotti (Fimmg), Marcello Tavio (Simit) e Guido Silvestri.

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