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02 Febbraio 2009

Concorrenza indecorosa?

di Renato Torlaschi


Era il maggio del 2005, ossia prima dell'entrata in vigore della legge Bersani n. 248/2006 che ha liberalizzato, tra l'altro, l'attività pubblicitaria concernente i servizi professionali. La Ctcu (Centro tutela consumatori utenti) si proponeva di far conoscere ai cittadini una serie d'informazioni relative alle tariffedei dentisti e aveva rilevato che, poiché il servizio che intendeva offrire non aveva carattere pubblicitario, ma esclusivamente informativo, la legge n. 175/92 - che si esprime in merito alla pubblicità sanitaria - non trovava applicazione.
L'associazione aveva inviato una lettera datata 18 maggio 2005 a circa 200 odontoiatri iscritti presso l'Ordine della provincia di Bolzano, cui era stato richiesto, in particolare, di fornire i prezzi praticati dai medesimi e il consenso per la pubblicazione su internet degli stessi prezzi.
L'Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della provincia di Bolzano, il 30 maggio 2005, aveva inviato a tutti gli odontoiatri della provincia di Bolzano una lettera, firmata dal presidente della Commissione odontoiatri, in cui i destinatari venivano invitati a non aderire all'iniziativa dell'associazione in quanto in violazione della legge 175/'92 e del codice deontologico per accaparramento di clientela.
In seguito al ricevimento di tale lettera, secondo quanto affermato dal Ctcu, la quasi totalità degli odontoiatri che inizialmente aveva aderito all'iniziativa ha provveduto a ritirare il proprio consenso alla pubblicazione delle tariffe praticate sul sito dell'associazione.
Il 14 agosto 2006, in seguito alla denuncia dell'associazione, l'Agcm (Autorità garante concorrenza del mercato) aveva invitato l'Ordine a rivedere la posizione espressa nella lettera del 30 maggio 2005, ritenendo che la stessa ostacolasse la concorrenza tra gli odontoiatri della provincia di Bolzano. A seguito di tale comunicazione, tuttavia, l'Ordine non ha adottato alcun comportamento attivo volto a eliminare gli effetti della lettera del 30 maggio 2005.
Nella primavera del 2008 la Ctcu riproponeva l'iniziativa "Prezzi trasparenza online" agli odontoiatri che avevano concesso il consenso alla pubblicazione su internet dei prezzi richiesti per le prestazioni odontoiatriche, l'Ordine della provincia di Bolzano ha inviato una lettera, datata 10 aprile 2008, in cui si richiedeva di ritirare il consenso e di "porgere molta attenzione a non intraprendere iniziative [...] contro il decoro della professione". Inoltre, nella lettera veniva espressamente richiamata la minaccia di una possibile applicazione di sanzioni disciplinari, in quanto la pubblicazione in un sito web di pubblica consultazione di tariffe configurerebbe "una grave infrazione" al codice deontologico.
Infine, nella medesima lettera l'Ordine della provincia di Bolzano affermava che "anche l'antitrust ha formalmente riconosciuto le peculiarità della nostra professione, dichiarando di voler tenere conto delle particolari esigenze di tutela del cittadino nell'ambito del settore sanitario". In seguito alla lettera del 10 aprile 2008, alcuni odontoiatri inizialmente aderenti all'iniziativa in questione del Ctcu hanno ritirato il proprio consenso alla pubblicizzazione dei rispettivi prezzi.
Il procedimento si dovrà chiudere entro il 30 giugno 2009.
Avvocato Stefanelli, qual è la sua opinione su questa vicenda?
Penso che esista oggi una "scollatura" tra deontologia e legislazione. Più esattamente tra deontologia e disciplina della concorrenza. I termini della questione sono, tutto sommato, abbastanza semplici: per gli organi ordinistici (liberamente eletti e quindi presumibilmente rappresentativi del sentire della categoria di base) la concorrenza - di per sé e in quasi tutte le sue forme di espressione - è contraria al decoro della professione, mentre per l'Agcm, che applica la disciplina comunitaria in materia sul nostro territorio, gli atti di concorrenza (ove gli stessi siano corretti e leali) rappresentano una spinta positiva del mercato a vantaggio del consumatore-paziente. Peraltro il  nostro è un paese che, per ragioni storiche, non ha maturato nessuna cultura del "sistema concorrenza", ma è cresciuto e si è sviluppato all'interno di sistemi protezionistici a moltissimi livelli. E gli Ordini professionali non hanno fatto certamente eccezione a tale regola, anzi.
Come pensa che andrà a finire?
Non lo so. Certo è che oggi il nostro ordinamento è ricco di discipline normative fortemente orientate a cercare di favorire (sarebbe meglio dire "introdurre") la concorrenza anche nell'ambito dei servizi professionali (come il decreto Bersani). A fronte di tali modifiche della normativa si contrappone una resistenza strenua degli ordini che, a servizio del cittadino solo nella tenuta degli Albi, combattono le loro principali battaglie a difesa delle posizioni dei professionisti, cercando di mantenere - attraverso il grimaldello del "decoro della professione" - un assetto non concorrenziale (o di concorrenza controllata) sul mercato. Io credo invece che sia giunto il tempo, anche per gli Ordini, di smettere di cercare di osteggiare un processo che ormai da anni prosegue irreversibile (da ultimo CdS 1099/2007 sulla mutualità volontaria) e che li vede peraltro sempre perdenti; di arrivare ad ammettere che la concorrenza esiste ed è oggi - se vogliamo - un "male inevitabile" e da qui cominciare a lavorare (e ci vorranno anni) a una cultura della concorrenza, che potenzi e sviluppi quella corretta e che invece colpisca, duramente, quella sleale e lesiva della posizione dei consumatori.
Quali sono i pro e quali i contro nel rendere pubbliche le tariffe?
Il pro è senza dubbio che il cittadino viene a conoscenza dei costi delle prestazioni e può più consapevolmente scegliere. Certo, esiste il rischio che si scelga automaticamente il professionista meno caro: questo non implica che sia il meno capace. Magari è solo un professionista che ha maggiore capacità organizzativa e sa abbattere i costi. Inoltre io non credo che i cittadini scelgano solo in base al prezzo. Non certo per la loro salute.
È corretto dire che questa vicenda fa emergere alcuniinteressi contrapposti di dentisti e pazienti?
Non mi pare ci sia una contrapposizione. Il dentista può avere interesse a farsi conoscere e senza dubbio il cittadino ha interesse a sapere. Inoltre conoscere prima le tariffe potrebbe avvicinare alle cure odontoiatriche quella parte di popolazione che magari non va mai  dal dentista per paura di spendere troppo.
A Bolzano c'è l'esempio più rilevante in Italia di 'turismo odontoiatrico', - vengono organizzati regolarmente viaggi in pullman di pazienti che vanno a farsi curare oltreconfine - ritiene che questi fenomeni siano collegati?
Senza dubbio in certe zone il problema è più sentito. Ma io credo che la trasparenza sarebbe un bene anche nelle zone meno afflitte da turismo sanitario.

Il punto di vista francese 
Anche fuori dei confini nazionali la pubblicazione elle tariffe specialistiche di medici e dentisti ha dato origine ad alcuni malcontenti. È successo in Francia, dove l'iniziativa, in nome della trasparenza, è stata avviata dalla cassa nazionale delle assicurazioni sanitarie francesi, l'Assurance maladie.
L'operazione riguarda l'intero territorio nazionale e sono oggi disponibili in internet, per ognuna delle città transalpine, gli elenchi dei medici e delle tariffe applicate. Il sito è www.ameli.fr, in quattro mesi la sezione 'indirizzi e tariffe' ha avuto circa 560.000 visite e si prevede un'ulteriore crescita del dato: saranno a breve disponibili informazioni per tipo di prestazione che dovrebbero consentire confronti in modo ancora più agevole. E gli odontoiatri? Il discorso è identico, anzi, il raffronto tra i prezzi dei principali trattamenti è già disponibile. Dettata dall'intento di offrire un'informazione migliore ai cittadini e per favorire un'effettiva possibilità di scelta anche in ambito sanitario, supportandola con conoscenze più precise, l'operazione ha ovviamente suscitato vivaci reazioni tra i professionisti della salute. In realtà, i medici hanno accolto l'iniziativa piuttosto favorevolmente; sono stati invece i dentisti a lamentarsene. A dar loro voce sono stati in particolare i sindacati di categoria. Il principale, il Cnsd (Confédération nationale des syndicats dentaires), ha bollato come "esca" la messa online delle tariffe e, contrattaccando, ha dichiarato che il problema essenziale sono i rimborsi insufficienti offerti dalle assicurazioni. Anche Jean-Marc Preynat, presidente della Ujcd (Union des jeunes chirurgiens dentistes) ha espresso perplessità: "non siamo del tutto contrari a un sistema di trasparenza, ma l'Assurance maladie non ha i mezzi tecnici per identificare i nostri trattamenti" perché non dispone di una classificazione sufficientemente precisa. 

GdO2009;1

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