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17 Novembre 2009

386: ultima chiamata per fare i dentisti

di Norberto Maccagno


Dall’emanazione della 409/85, l’esclusività per esercizio della professione odontoiatrica dei laureati in odontoiatria sembra non arrivare mai. L’ultimo spiraglio, seppur minimo, per i medici immatricolati dall’80-84, gli ultimi che possono ambire a iscriversi all’Albo degli odontoiatri senza laurearsi in odontoiatria, lo apre il Tar Lazio che con la sentenza numero 9957/09 impone al ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali di indire una nuova prova attitudinale come previsto dalla legge 386/1998.
La sentenza parte dal ricorso intrapreso da un medico di Reggio Calabria immatricolato al corso di Medicina e chirurgia dell'Università di Padova nell'anno accademico 1980-1981 che, dopo essersi laureato il 3 novembre 1988 e aver conseguito l'abilitazione all'esercizio della professione di medico sempre nel 1988, nello stesso anno si iscrive all'Albo dei medici chirurghi di Reggio Calabria e anche a quello degli odontoiatri ai sensi dell'art. 2 della L. 24.7.1985 n.409.
La causa scatenante è stata la comunicazione del 31 luglio 2008 - giusto 20 anni dopo - con cui l’Ordine di Reggio Calabria gli rendeva noto la cancellazione dall’Albo degli odontoiatri.
Due le motivazioni con le quali il Tar accoglie le istanze del ricorrente. La prima si basa sulla possibilità data dall'art. 1 del d.lgs. n.386 di iscrizione all'Albo degli odontoiatri previo superamento di prova attitudinale che, ricorda il Tar, non prevedeva un termine di scadenza per la domanda. Il secondo motivo si basa sulla direttiva n. 2005/36/CE pertinente al riconoscimento delle qualifiche professionali, riconosciuta in Italia dal d.lgs.n. 206/2007, che conferma l'obbligo del ministero della Salute di indire una nuova prova attitudinale. La conseguenza della sentenza è, appunto, l’obbligo del Ministero di indire una nuova prova attitudinale con le modalità di cui al comma 3 dell'art. 1, d.lgs. n. 386/1998.
La storia dei 386
Tutto parte nel lontano 1978, quando in Europa è istituita la figura di odontoiatra con un suo percorso formativo indipendente e una direttiva sancisce che un medico non può più esercitare la professione odontoiatrica avvalendosi della sola laurea in Medicina. Come spesso avviene, l’Italia arriva dopo e nel 1980 istituisce la facoltà di Odontoiatria, ma solo nel 1985 con l’approvazione della 409/85 è costituito l'Albo degli odontoiatri al quale si possono inscrivere i laureati in Odontoiatria e quelli in Medicina con diploma di specializzazione in Odontoiatria. Ma è proprio da quella data, che avrebbe dovuto sancire l’esclusività dell’esercizio della professione, che nascono i problemi.
Infatti, coloro che si sono iscritti a Medicina dopo il 1980 con l'intenzione di fare i dentisti e che dal 1986 cominciano a laurearsi scoprono di poter fare i medici ma non i dentisti. Per sanare questa situazione nel 1988 lo Stato italiano emana una legge (la 471) che consente ai medici immatricolati dal 1980 all'84 di esercitare la professione di odontoiatra iscrivendosi però all'Albo degli odontoiatri entro il 1991. L'Europa giudica questa sanatoria non in linea con le direttive comunitarie e dal 1990 al 1993 invita l'Italia a mettersi in regola. L'Italia ignora le richieste della Commissione europea e nel 1995 viene condannata per inadempienza dalla Corte europea.
L'Italia nell'ottobre del 1998 cerca di mettersi in regola emanando il D.L. 386 con il quale si indica che gli immatricolati del corso di laurea in Medicina dell'80-81 a quelli immatricolati nell'anno 84-85 per poter esercitare la professione di odontoiatra avrebbero dovuto superare una prova attitudinale (sostituita poi da un corso con esame finale). Al tempo sono stati 3500 circa i medici che hanno svolto i corsi e superato l'esame. Mancavano all’appello medo di 200 medici che ora, salvo un’improbabile ricorso del Ministero alla sentenza del Tar, potranno regolarizzare la loro posizione.

GdO 2009;16

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