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17 Maggio 2010

Una formazione a tutto tondo che metta al centro il paziente

di Francesca Giani


Contribuire alla formazione a tutto tondo dei professionisti, in modo che diventino il cardine dell'assistenza odontoiatrica sul territorio, e mettere al centro il bisogno di salute dei pazienti, compreso quello estetico. Questi i principi ispiratori dell'associazione Amici di Brugg, attiva nel mondo della cultura odontoiatrica da oltre cinquant'anni. In occasione del suo 53esimo congresso, che si terrà a Rimini tra il 27 e il 29 maggio, siamo andati a sentire il presidente, Mario Iorio, per capire il programma alla base del suo mandato, ma soprattutto vedere in che maniera l'associazione intende affrontare i cambiamenti in atto nella società e nella professione.
Presidente, Amici di Brugg è un punto di riferimento della cultura odontoiatrica da ormai oltre cinquant'anni. Come è riuscita a mantenere questo ruolo in tutto questo tempo?
La filosofia alla base di Amici di Brugg è di privilegiare un'impostazione pratica rispetto a una più teorica. L'obiettivo che ci siamo sempre posti è quello di dare indicazioni concrete e soprattutto di andare a intercettare e a rispondere ai dubbi che possono nascere durante il lavoro in studio. Di fronte a problemi, che possono capitare a qualunque professionista, il nostro intento è di fornire una risposta semplice e realizzabile. La matrice delle conoscenze che vogliamo trasmettere è un'odontoiatria generale, di base. In questo senso non abbiamo abbandonato l'impostazione di Augusto Biaggi, il fondatore dell'associazione: “Mostra quello che fai e parla di quello che sai fare”.
Per quest'anno, filo conduttore del congresso, e più in generale del mio mandato, sarà l'estetica, intesa però come un determinante della salute. Il presupposto è che si tratta per il paziente di una necessità e non un accessorio.
Stiamo attraversando un momento di grande cambiamento che investirà i contorni stessi della professione. In che modo pensate di mantenervi al passo con i tempi e di continuare a essere capaci di intercettare le esigenze dell'odontoiatria?
L'evoluzione tecnologica ci ha portati ad avere a che fare, in poco tempo, con mezzi di comunicazione sempre più avanzati. Un tempo i corsi pratici si tenevano in aule di piccole dimensioni, dove il relatore conduceva quasi per mano i professionisti attraverso le varie fasi della terapia. Ma ora gli odontoiatri che possono accedere all'aggiornamento e alla formazione sono sempre di più. Una soluzione che abbiamo adottato per garantire a tutti il contatto con il relatore è la trasmissione in diretta, via satellite. Questa modalità è per noi uno strumento fondamentale, perché in diretta tutto può accadere. Nella nostra metodologia un momento importante è proprio l'imprevisto, ciò che i professionisti, nella loro pratica quotidiana, temono di più e, purtroppo, sperimentano. La diretta ha il vantaggio di far vedere ai discenti come il momento critico viene gestito e risolto.
Quest'anno il collegamento in programma durante il congresso sarà da Como con l'ambulatorio del dott. Tiziano Testori. Sullo stesso mascellare superiore atrofico verranno eseguite due tecniche chirurgiche: a destra la tecnica trasmucosa con dima computerizzata, a sinistra invece la tecnica tradizionale a lembo aperto con dima chirurgica, preparata in laboratorio. L'obiettivo è quello di far vedere con un esempio concreto le differenze fra le due metodologie e di analizzare i pro e i contra dell'una e dell'altra.
Si tratta di un'impostazione che permette di acquisire competenze pratiche e soprattutto di garantire un dialogo costante con il relatore.
In che modo?
È previsto il coordinamento di un moderatore presente in aula. Si tratta di un professionista che ha le stesse competenze, e spesso gli stessi dubbi, degli utenti. Durante il corso c'è sempre il momento delle domande: il ruolo del moderatore è anche quello di porre la domanda più semplice, quella che la maggior parte delle persone si sente in imbarazzo a fare.
In ogni caso i relatori mantengono il contatto con gli odontoiatri anche al di fuori del corso o del congresso. Spesso sono disponibili a rispondere per e-mail a eventuali dubbi in cui il professionista può imbattersi durante la sua attività in studio. In un certo senso quello che siamo riusciti a fare è di spezzare le barriere tra il relatore e la platea.
Qual è il professionista del futuro a cui vi rivolgete? Quali devono essere le sue competenze?
È una domanda che mi sono posto anch'io. La nostra è l'unica associazione in Italia che si occupa di odontoiatria generale, le altre sono tutte specialistiche. Quello che mi sono chiesto è se, in un mondo in cui le esigenze e le competenze richieste sono sempre più specifiche, abbia ancora senso l'esistenza di un'associazione che dia una formazione di base. Credo che nell'odontoiatria, così come nella medicina, quello che anche in futuro non dovrà mai mancare è proprio un punto di riferimento sul territorio in grado di inquadrare e gestire il paziente nella sua globalità e nella sua complessità ed eventualmente di orientarlo all'interno del panorama assistenziale. Lo specialista ha ben presente le tematiche di cui si occupa, ma spesso non ha il quadro generale. Quello che l'odontoiatra di base deve sviluppare è la capacità di dialogo con il paziente e l'attenzione alla sintomatologia. Deve essere cioè in grado di fare un piano di trattamento completo.
Sempre parlando di odontoiatra del futuro, pensa che la multidisciplinarità e la capacità di lavorare in team siano tra le caratteristiche che il professionista dovrà sempre più sviluppare?
Una delle caratteristiche del congresso di Rimini e in generale della nostra associazione è di rivolgerci a tutto il team odontoiatrico. Però il modo in cui intendiamo questo nucleo è un po' diverso rispetto a come abitualmente lo si concepisce: nel team odontoiatrico non c'è solo l'odontoiatra, l'odontotecnico e l'assistente alla poltrona. C'è anche l'industria, cioè quel ganglio della società che deve essere in grado di rispondere alle esigenze dei professionisti in termini di apparecchiature e materiali, ma soprattutto c'è il paziente, che poi è il centro e il motore stesso della squadra. L'assistito non può più essere considerato come un oggetto passivo delle nostre cure, ma deve diventare un soggetto attivo, che ha un determinato problema, delle aspettative e delle esigenze. Anche quando si parla di eccellenza, non va più fatto in termini assoluti: il metro deve essere il paziente. Tra impianto, protesi scheletrata, protesi totale la scelta non deve essere fatta esclusivamente in base a parametri anatomici, ma anche in base alla disponibilità e alle possibilità economiche dell'assistito. Non bisogna dimenticare che anche queste considerazioni fanno parte delle loro esigenze.
Poiché le soluzioni a nostra disposizione sono tante, occorre solo trovare quella giusta per il nostro interlocutore. Si tratta in sostanza di rendersi conto che i cambiamenti in atto non hanno investito solo la professione, ma il concetto stesso di bisogno di salute.
Una delle caratteristiche dell'associazione è il dialogo con gli stakeholder che gravitano attorno alla professione. Quali sono i rapporti che avete con il sindacato, l'università e le società scientifiche?
Proprio perché il professionista a cui ci rivolgiamo è l'odontoiatra generico, è a maggior ragione importante mantenere il dialogo con tutti. D'altra parte è anche in questo modo che riusciamo a intercettare le esigenze della professione. In questo senso un grande aiuto è costituito dal congresso, al quale invitiamo tutti gli esponenti delle società scientifiche, sindacati e università.
Un importante appuntamento del congresso è l'area dedicata alla presentazione della merceologia. Come Associazione, in che modo riuscite a risolvere un eventuale conflitto di interessi che potrebbe generarsi dal rapporto con le aziende, se non ben gestito?
Il rapporto con il mondo aziendale è fondamentale per l'esercizio della professione, ma deve essere mirato al miglioramento della terapia. Se gli odontoiatri sono in grado di intercettare le esigenze degli assistiti e l'azienda di rispondervi, a giovarne è la qualità stessa della prestazione. L'importante però è mantenere il mondo della cultura e quello aziendale ben separati. Con Unidi, l'Unione nazionale delle industrie dentarie, abbiamo avviato una collaborazione ormai da quasi trent'anni. La caratteristica è che entrambi lavoriamo per una causa comune, ma con competenze e in ambiti completamente separati. Per fare un esempio, quest'anno per la prima volta ci sarà un corso dedicato ai venditori. A organizzarlo siamo stati noi: in questo modo può essere garantito il punto di vista del paziente e del professionista.

GdO 2010;8

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