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30 Giugno 2007

"Speaker's corner" - E’ qui l’America?

di Cosma Capobianco


Strano posto il pianeta Terra. Ad un osservatore neutrale orbitante nella stratosfera potrebbe sembrare un formicaio impazzito ingrandito n volte, dove n tende all’infinito. Dall’Europa e, in particolare, dall’Italia tante formichine partono alla ricerca dell’America lasciando angosce urbane per ritrovarsi in dedali metropolitani. Dall’America ne partono altre, lasciando quello che le prime vanno cercando e forse trovando quello che le prime non sapevano di avere.
Per aiutare il nostro osservatore neutrale, ho rivolto qualche domanda a David J. De Franco, laurea all’università del Connecticut, specializzazione ad Harvard e uno studio nel pieno centro di Milano.

David, tuo nonno partì dalla Sicilia cercando l’America e la trovò. Tu l’hai lasciata per tornare in Italia, che cosa hai trovato?
Ho trovato un paese meraviglioso molto diverso degli Usa per quanto riguarda storia, arte, paesaggi bellissimi…

Insomma la cartolina dell’Italia ti è piaciuta ma quello che c’è dietro?
Beh, parliamo della mia professione, quella di specialista in ortodonzia: c’è veramente tanta confusione.
Ho avuto grosse difficoltà per avere il permesso di lavorare dopo avere equiparato la laurea; per fortuna mio nonno era italiano e questo mi ha facilitato nell’ottenere la cittadinanza. Ho conseguito la specializzazione in Ortognatodonzia presso l’università di Milano perché l’ordine mi considerasse uno specialista. Io faccio solo ortodonzia e quindi era molto importante avere questo riconoscimento italiano. Purtroppo in Italia non c’è ancora veramente la figura dell’Ortodontista ma, in compenso, c’è di tutto dal medico generico al medico specialista o all’odontoiatra forniti o meno di specializzazione.

Beh, siamo un paese di eclettici…
Non voglio dire che manchino i bravi ortodontisti o i bravi dentisti, anzi. La differenza con gli Usa sta nella qualità media: lì è sicuramente migliore perché la preparazione universitaria è più solida per quanto riguarda la clinica, ma qui ci sono colleghi italiani che sono, secondo me, i migliori al mondo. Inoltre, manca ancora la mentalità di dedicarsi a una sola specialità: a me non viene neppure in mente di fare l’odontoiatria generica avendo a disposizione tanti colleghi che possono farlo molto bene.

Ma sai, forse è anche una questione di non perdere pazienti…
Da me tornano per i controlli in fase di contenzione e credo di averne persi ben pochi.

Nell’inserirti nell’ambiente milanese ti ha aiutato il fatto che a Milano ci sono molti americani?
Nel lavoro sì, perché un americano si fida di più di un ortodontista americano, tanto più se ha studiato ad Harvard; anche se poi qualcuno faticava a pagare le cure con l’euro così forte. Nella vita privata, invece, mi hanno aiutato di più i colleghi italiani che hanno studiato negli Usa.

Le parole inglesi che non riesci a dimenticare?
Halloween e fast food: due cose che avreste fatto bene a lasciare negli Usa e invece me li ritrovo pure qui.

GdO 2007; 11

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