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16 Ottobre 2012

Un viaggio tra le app per dentisti

Sono moltissime le applicazioni che si trovano in rete e alcune possono essere d'aiuto per lo studio

di Renato Torlaschi


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App è la contrazione di application, o applicazione, quindi di un termine molto generico, ma indica ormai i software progettati per funzionare su smartphone, tablet e altri dispositivi portatili. Presenti sul mercato solo da pochi anni, le app sono ormai parte della vita quotidiana di molte persone e si contano ormai in centinaia di migliaia; sono disponibili su piattaforme di distribuzione che sono tipicamente gestite dai produttori dei sistemi operativi: Apple App Store, Google Play, Windows Phone Marketplace, BlackBerry App World, e così via. Produttore e distributore si spartiscono i proventi che derivano dai download, ma moltissime app sono del tutto gratuite.

Le funzionalità offerte da queste applicazioni sono le più disparate e ci vengono in aiuto o ci divertono in mille modi. Le app mediche non potevano mancare e quelle che si occupano nello specifico di salute orale neppure. Il problema è orientarsi tra le diverse possibilità offerte, ma può valere la pena perdere un po' di tempo per conoscerne qualcuna e vedere se possono fare al caso nostro.
In occasione dello Smau che si è svolto a Roma lo scorso marzo è stata stilata una classifica delle migliori applicazioni per smartphone e tablet, con la collaborazione degli osservatori della School of Management del Politecnico di Milano; nella categoria "business" a vincere è stato un software dedicato agli odontoiatri: DentalWave. Realizzata dall'odontoiatra romano Ivano Conti e dall'ingegnere Mattia Campolese, DentalWave è nata con l'obiettivo di fornire ai dentisti la possibilità di gestire al meglio le cartelle cliniche dei propri pazienti. Ergonomicità e semplicità d'uso sono le sue caratteristiche migliori: organizzata come una tradizionale cartella in formato cartaceo, permette di archiviare in diverse sezioni le informazioni cliniche di ogni singolo paziente.
Il team si è poi ampliato con l'arrivo della dottoressa Francesca Pegna, esperta in ortodonzia e odontoiatria pediatrica e con la dottoressa Ilaria Falchi, che ha tradotto l'applica-zione in inglese. L'obietti-vo, dopo il successo in Italia, è quello di conquistare i mercati spagnolo, francese e tedesco.
 
La maggior parte delle applicazioni sono invece sviluppate negli Stati Uniti e sono in lingua inglese, che però in ambiente scientifico si configura sempre più come il nuovo esperanto e permette quindi una fruizione globale. Senza nessuna pretesa di esaustività elenchiamo alcune tra le app gratuite per iphone che hanno riscosso il successo maggiore.

Per tenersi aggiornati
Su Medscape, a cura di Bruno S. Oliveira della Billings Clinic, Montana, è comparsa una rassegna delle app per smartphone utili per i medici. Alcune sono molto specifiche e non hanno interesse per gli odontoiatri. Altre invece hanno un carattere più generale e permettono, per esempio, di mantenersi aggiornati accedendo alla letteratura scientifica.
In questa categoria segnaliamo Reeder, Downcast e Instapaper.
Con Google Reeder è possibile essere informati dei più recenti risultati delle ricerche, pubblicati sulle riviste internazionali e resi disponibili sul proprio dispositivo portatile. Questa app è infatti un aggregatore di feed RSS, un sistema ormai standard e adottato dalla maggior parte dei siti che fornisce un elenco ordinato dei contenuti più aggiornati. Si può accedere a Reeder da iPhone, iPad o Mac ed esistono aggiornamenti specifici per Android.
Downcast offre la possibilità di scaricare i podcast audio e video che sempre più spesso sono resi di-sponibili anche dalle pubblicazioni di argomento medico.
Instapaper, invece, permette di salvare gli articoli che interessano per poterli leggere quando fa comodo. Può convertire le pagine in formato Mobi (compatibile con il Kindle di Amazon) e in ePub (che si sta imponendo come standard per la lettura degli ebook).

Sull'uso dei software in studio leggi anche:
- Digitalizzazione: gestire la sicurezza dei dati

GdO 2012;11:7

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