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24 Ottobre 2012

Gestire la paura del dentista dei bambini con le fiabe

Anna Paladino, psicologa e psicoterapeuta, spiega come far superare la paura dei dentisti ai bambini

di Debora Bellinzani


bambini bambini
Quando accogliamo un bambino nello studio per la prima volta consideriamo quasi normale che provi paura nei confronti del dentista, e sappiamo che talvolta il timore non si attenua nemmeno durante le visite successive.
Poiché la situazione è ricorrente, potremmo chiederci se c'è qualcosa che l'odontoiatra può fare per aiutare il piccolo paziente a contenere i propri timori e a provare un senso di fiducia che potrà farlo diventare un adulto che non evita le cure odontoiatriche.
Per capire quali comportamenti siano più efficaci per instaurare una relazione di fiducia con un bambino abbiamo fatto ricorso all'esperienza di Anna Paladino, una psicologa e psicoterapeuta che da più di dieci anni lavora con pazienti in età evolutiva e che, grazie all'utilizzo dell'immaginario, di fiabe e di disegni, li aiuta in particolare a superare la balbuzie e i sentimenti di insicurezza a essa legati.
E come avviene per lo psicologo forse una breve fiaba, raccontata al momento giusto, può fornire un aiuto insperato anche all'odontoiatra alle prese con un piccolo paziente spaventato.
 
Perché tanta paura?
 "Il bambino può avere paura perché ha avuto un'esperienza negativa precedente, perché vede i camici bianchi, perché anche i genitori manifestano timore nei confronti delle cure odontoiatriche, oppure perché il regalo che gli è stato promesso se farà il bravo lo spinge a pensare di dover affrontare qualcosa di pericoloso" spiega Anna Paladino elencando i vari elementi che possono dare luogo e rafforzare sensazioni di timore.
Ogni bambino fa i conti con pensieri ed esperienze generatori di paura diversi per ciascuno, ma si deve confrontare anche con una motivazione profonda che accomuna tutti e che complica in particolare il rapporto con l'odontoiatra. "Il cavo orale è una parte del corpo assolutamente speciale per un bambino: è il mezzo attraverso cui è passato il nutrimento, è il modo che ha utilizzato per conoscere il mondo portando gli oggetti alla bocca, ed è il canale attraverso cui sono passate le prime esperienze sensoriali. Crescendo, poi, ha visto la sua bocca acquisire sempre maggiore importanza anche agli occhi degli adulti che lo circondano in quanto è la principale via di comunicazione attraverso la parola e il luogo in cui avvengono modificazioni apprezzate come la caduta e la ricrescita dei denti.
Per tutti questi motivi il bambino vive la propria bocca come il mezzo che lui stesso utilizza per mettersi in relazione con il mondo esterno, e non il contrario: l'esplorazione del suo cavo orale da parte del mondo esterno, soprattutto nelle vesti di un adulto sconosciuto in camice bianco, può essere vissuta come un'invasione del proprio spazio, una sorta di intrusione che il bambino può non essere pronto ad accettare". 

Comportarsi con i bambini
 Si potrebbe dire, dunque, che la paura "arriva in studio" insieme al bambino quasi inevitabilmente; è compito dell'odontoiatra cercare di gestirla, e il primo passo per riuscirci è porre grande attenzione al proprio comportamento. "La prima azione necessaria per stabilire un contatto con un bambino è presentarsi dicendo il proprio nome e il proprio ruolo in un modo che lo tranquillizzi per quanto possibile e che sia per lui comprensibile" spiega la psicologa. "Adattando al caso le parole che io utilizzo quando incontro un piccolo paziente per la prima volta, l'odontoiatra potrebbe dire per esempio: "Sono Alberto, il signore che cura i dentini dei bambini". Per entrare in relazione, poi, l'odontoiatra potrebbe porre domande come: 'Conosci altri bambini che sono stati dal dentista?' e cogliere l'occasione per spiegargli che tutti i bambini devono essere visitati dall'odontoiatra".
Per poter gestire i propri timori, inoltre, è molto importante che il bambino possa familiarizzare con l'ambiente in cui si trova. "L'odontoiatra potrebbe far provare la poltrona al bambino e fargli toccare strumenti dall'aspetto 'innocuo' come gli specchietti, facendo leva sulla sua curiosità e dandogli la possibilità di conoscere l'am-biente in cui si trova senza considerarla una perdita di tempo. Se nonostante questo approccio il piccolo ha ancora molta paura, il mio consiglio è quello di limitare il primo incontro al solo colloquio, rimandando la visita a un momento successivo e dando al bambino il tempo di superare la novità della situazione. Un altro strumento per favorire l'ambientazione del bambino è quello di allestire un piccolo spazio di gioco dove possa trovare libretti e immagini che raccontano la visita odontoiatrica, fogli e pennarelli o piccoli strumenti di simulazione, in modo che possa identificarsi nel dentista e fingere di curare i denti di qualcun altro; è assolutamente fondamentale ricordare che per il bambino tutto passa attraverso il gioco, anche l'accettazione di una situazione nuova".

Una relazione positiva
Per mantenere una relazione positiva con il paziente
, poi, l'odontoiatra dovrebbe avere un atteggiamento aperto e positivo durante la visita e il trattamento. "Il bambino ha bisogno di sapere che cosa l'odontoiatra sta facendo nella sua bocca, e quindi sarebbe bene tranquillizzarlo accompagnando la visita con una spiegazione molto semplice e non troppo dettagliata, per evitare di ottenere l'effetto opposto. Una particolare attenzione va infine dedicata al genitore accompagnatore: se il bambino è molto piccolo la presenza del genitore accanto alla poltrona è comunque positiva e tranquillizzante, ma nel caso di un bambino di 7-8 anni, per esempio, ne va valutata l'opportunità: se il genitore è ansioso o se il bambino mostra coraggio e vuole dimostrare di essere grande, si può chiedere all'accompagnatore di spostarsi in sala d'attesa".
 
 
A che cosa può servire una favola
 L'odontoiatra che, pur avendo adottato un atteggiamento adeguato, non riuscisse a tranquillizzare il bambino, potrebbe provare a gestire la situazione raccontando una favola.
 "La distrazione è un metodo molto efficace per contenere la paura. Mentre gli adulti, una volta seduti sulla poltrona odontoiatrica, possono cercare di superare la paura distraendo la mente e pensando ad altro, i bambini non sono in grado di sviare la mente in modo volontario: hanno bisogno di un adulto che riesca ad attrarre la loro attenzione. In questo senso la favola può essere utile nel contesto odontoiatrico" spiega Anna Paladino.
 "Io utilizzo le favole nel trattamento della balbuzie dei bambini da circa 12 anni, ma nel mio caso la loro utilità è dovuta al fatto che aiutano a esprimere, mediante simboli e metafore, la complessità del mondo interiore che limita i comportamenti e l'espres-sione di sé. Nello studio odontoiatrico, invece, un dentista disposto a parlare con un linguaggio comprensibile per il bambino può riuscire con una favola a mettere distanza tra il paziente e la situazione che sta vivendo.
Chi pensa di non essere in grado di raccontare una fiaba sappia che non è necessario raccontare storie lunghe e complesse: è sufficiente scegliere una storiella che ci piace, che troviamo significativa o semplicemente divertente, e raccontarla con parole semplici e un tono che attragga l'attenzione del bambino.
 
Quali favole?
Un buon esempio sono le favole che parlano di animali
, che il bambino sente vicini e con cui non fatica a identificarsi. Le favole di Esopo sono un buon punto di partenza perché sono molto brevi e possono essere narrate con facilità: gli animali deboli ma furbi, piccoli ma coraggiosi potranno essere un esempio o una distrazione per il bambino, e uno strumento da utilizzare per l'odon-toiatra quando la paura del paziente prende il sopravvento".

Leggi anche:
- Il training autogeno: l'aiuto di una tecnica di rilassamento

GdO 2012;9:6-7

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