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05 Marzo 2008

"Visto da fuori" - Meritocrazia a quiz?

di Norberto Maccagno


Il ministro Fabio Mussi l’aveva annunciato a fine anno e, prima di “cadere” con tutto il governo Prodi, aveva presentato un decreto legislativo, approvato, che porta alcune novità in merito agli esami di ammissione ai corsi di laurea a numero chiuso: odontoiatria inclusa.
Dopo la vicenda degli esami truccati, e le domande con le risposte sbagliate, molti hanno fatto dichiarazioni, ma poco si è fatto a livello politico.
La magistratura sta continuando le sue indagini. Intanto il Tar sta cominciando a pronunciarsi sui ricorsi degli studenti - sia di quelli entrati ma estromessi perché tacciati di aver goduto di “aiutini” sia di quelli non ammessi ma che si sono comportati secondo le regole.
L’unico provvedimento politico introdotto che interessa l’odontoiatria è quello citato che reintroduce quanto era già previsto alcuni anni fa: il voto di maturità, ma anche il percorso scolastico farà punteggioe verrà sommato a quanto ottenuto rispondendo ai quiz dei test. Provvedimento condivisibile che cerca di premiare gli studenti migliori. Poi si potrà disquisire se un 100 di una maturità scientifica è uguale a un 100 di una maturità professionale.
Ma la questione non era un altra?
Salvo la moralità di studenti e professori, il problema sorto lo scorso anno erano le domande dei quiz. Gli studenti erano stati giudicati non tanto per le conoscenze in fisica o chimica, ma sulle domande di logica e cultura generale. Sulle difficoltà di cercare di risolvere, o almeno cercare di creare un sistema che veramente premi i più bravi, leggiamo un articolo pubblicato sul "Gazzettino".
Il quotidiano riporta una dichiarazione del professor Gian Antonio Favero, direttore della Clinica odontoiatrica dell’Azienda ospedaliera - Università di Padova: “L’accesso all’Università dovrebbe essere liberalizzato: eliminato il numero chiuso, la selezione si compirebbe in corso d’opera, attraverso le capacità dello studente, gli esami sostenuti, il merito. Ci vorrebbe una programmazione intelligente, concordata con il mondo del lavoro: non si possono laureare più dentisti di quelli che ilmercato riesce ad assorbire, ma il numero degli iscritti non può essere programmato in base al numero delle poltrone disponibili in università piuttosto che al bisogno effettivo, eventualmente stoppando le iscrizioni universitarie in attesa dello smaltimento dell’esubero. Per non mandare a casa i professori e lasciar andare nel degrado le strutture si potrebbe trasformare pro tempore il corso di laurea in corso di specializzazione post-graduate rivolto ai giovani già laureati, mantenendone così la preparazione e offrendo informazioni aggiuntive man mano che la ricerca si sviluppa. Di persone preparate ce n’è sempre necessità. Come succede per gli avvocati, i neolaureati dovrebbero affiancarsi per tre anni a un dentista con esperienza e trasferire nella pratica quotidiana tutta la teoria imparata a lezione; adesso un laureato, dopo l’esame di Stato, può aprirsi uno studio per conto suo. Servirebbe dunque un maggiore accompagnamento nella professione.”
Posizione condivisibile; ma è attuabile?
Siamo certi che il nuovo ministro della Ricerca e Università per i prossimi test di ammissione non porterà stravolgimenti al sistema. Se il problema è quello che segnalano tanti neolaureati ovvero il precariato e la difficoltà di aprire un proprio studio, perchè allora non proporre la meritocrazia ereditaria che premia i futuri studenti che hanno un parente con uno studio avviato?
... Ovviamente “stamo a scherzà”.

GdO 2008; 3: 1, 2, 3

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