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27 Marzo 2009

Lea, fondi integrativi e accordo sull’odontoiatria: nuovi stimoli?

di Norberto Maccagno


L’odontoiatria sta cambiando perché cambiano le esigenze dei pazienti, non solo in tema di salute orale ma principalmente di erogazione delle prestazioni. Pazienti sempre più esigenti e attenti ma anche in difficoltà ad avvicinarsi alle cure soprattutto per la limitata offerta della sanità pubblica. Così, per sopperire a questa carenza, le istituzioni cercano forme di finanziamento alternative, i fondi e il privato, per cercare di portare nei propri studi quel 40% di italiani che non ci va, si inventa soluzioni low-cost che se non strutturate e regolamentate rischiano di creare problemi sia al mercato sia ai pazienti.
Al XIII congresso nazionale Sidoc, una tavola rotonda dal titolo “Il trend odontoiatrico del terzo millennio tra fondi integrativi, terzo pagante e odontoiatria sociale: opportunità o problemi” ha cercato di fare il punto sull’odontoiatria sociale. Hanno portato il loro contributo: il presidente Sidoc Carlo Prati, il professor Enrico Gherlone referente per l’odontoiatria presso il ministero del welfare, il presidente Andi Roberto Callioni, Mario Capogreco della commissione odontoiatria, Giovanni Dolci presidente Adi, Giampiero Malagnino vice-presidente Enpam, il presidente Aio Salvatore Rampulla, Franco Condò segretario Oci, Roberto Mazzanti segretario Adi, Marialice Boldi presidente Aidi, Maurizio Troiani segretario Sno, Michele Nardone dirigente del ministero welfare, Gianfranco Sorgente presidente Unid e Mauro Matteuzzi presidente Unidi. Ad aprire i lavori il sottosegretario alla salute professor Ferruccio Fazio.
È proprio il professor Fazio a fotografare la situazione italiana: l’odontoiatria pubblica dovrebbe prendersi in carico i problemi dei cittadini socialmente deboli attraverso le regioni seguendido quanto indicato dai Lea, ma questo non avviene o avviene a macchia di leopardo. Per questo la necessità dell’accordo sull’odontoiatria sociale siglato con Andi e Oci. Le cause, secondo Fazio, sono la mancanza di finanziamenti che consentano di attivare omogeneamente su tutto il territorio italiano un’assistenza odontoiatrica pubblica efficace. E nel futuro prossimo le cose non miglioreranno di certo, ha detto, escludendo un potenziamento dei Lea odontoiatrici nella rimodulazione degli stessi che sta avvenendo in questi giorni di concerto con le regioni. Lea per alcune tipologie di prestazioni e per determinate fasce di popolazione, accordo con i dentisti privati e fondi integrativi sono gli strumenti, secondo Fazio, attraverso i quali si faciliterà l’accesso alle cure odontoiatriche.
Proprio nei fondi il governo ha visto lo strumento per aumentare le opportunità di cura, ma la materia è ancora tutta da disegnare. A oggi la legge definisce solo le linee generali (il 20% delle prestazioni devono essere per l’assistenza odontoiatrica) ma entro il 2010 dovranno essere approvati i decreti attuativi che li renderanno operativi.
“Stiamo cercando di ipotizzare un sistema che aiuti i cittadini ad accedere alle cure e non penalizzi la professione” e sul tema il professor Gherlone annuncia per prima dell’estate una conferenza nazionale organizzata dallo stesso ministero per studiare la situazione. Tra le  questioni da affrontare vi sarà anche la questione dei costi delle prestazioni. Costi troppo bassi implicano un abbassamento della qualità. “Grazie all’accordo abbiamo dato delle indicazioni chiare alla politica definendo le cifre sotto le quali una prestazione non può essere realizzata secondo standard di qualità accettabili e questo sarà utile quando si andrà a parlare di fondi e di terzi paganti.”

GdO 2009; 5

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