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29 Luglio 2014

Più denuncie contro medici. Santoro (Mario Negri), responsabilità anche dei social-media


In Gran Bretagna, le lamentele contro i medici sono raddoppiate in soli cinque anni, dal 2007 al 2012, secondo un rapporto preparato dalla Plymouth University su commissione del General Medical Council. Tra le principali cause del fenomeno sarebbero i media, tradizionali e social.

"È su questi ultimi che si sono concentrati i commenti - riferisce Eugenio Santoro, responsabile del Laboratorio di informatica medica dell'Irccs - Istituto Mario Negri di Milano - ma i ricercatori inglesi hanno in realtà puntato il dito soprattutto contro i media tradizionali. Sono infatti le televisioni e la carta stampata ad avere un ruolo predominante nel dare elevata copertura alle questioni di malasanità o ad amplificare casi come Stamina. Parlare di malasanità fa audience e tra le conseguenze c'è un aumento di lamentele da parte dei cittadini".

Ma il fenomeno è caratterizzato anche da aspetti positivi. "Sono proprio i social media a permettere ai pazienti e, in generale, a tutti i cittadini di confrontarsi sulle notizie di cui vengono a conoscenza attraverso il proprio medico o i media stessi. Il fatto che ci si lamenti è spesso il riflesso di una maggiore conoscenza".

Inoltre, Santoro nega che le persone si affidino meno al proprio medico rispetto al passato:
"I dati del Censis attestano che il medico è ancora la figura dominante a cui il paziente si rivolge e di cui si fida, e solo a grande distanza vengono Internet e la Tv". Quel che c'è da fare, dunque, non è scoraggiare le lamentele, ma indirizzarle in modo corretto: "È importante migliorare il sistema di gestione delle lamentele - afferma Santoro - che non devono essere dirette al medico ma alle autorità. E qui si evidenzia un problema di comunicazione da parte delle istituzioni, soprattutto attraverso i social media. Internet è purtroppo molto affollato di siti contenenti informazioni non corrette, ma la presenza delle istituzioni è carente. Se la gente utilizza i social media, è lì che le bisogna stare, ribattendo in maniera competente alla disinformazione e, cosa ancor più essenziale, ascoltando i cittadini".

A cura di: Renato Torlaschi per Doctor33

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