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15 Febbraio 2009

Italian(s) dentist

di Norberto Maccagno


Non so perché avete scelto di fare i dentisti.
Probabilmente non per la considerazione che la gente ha della vostra professione; spesso giudicata sgradevole, angosciante e talvolta anche disgustosa. Almeno stando a quanto scrive Hermann Strobel in un saggio, in parte deludente, dal titolo “Psicoanalisi del mal di denti” (Bollati Boringhieri editore).
In realtà sappiamo, grazie a molte ricerche in merito, che se la professione, non è ben considerata dai cittadini, l’odontoiatra invece lo è, e molto, quando al paziente è richiesto il gradimento verso il proprio dentista.
Anche il cinema, da sempre, utilizza il dentista per incarnare lo stereotipo del professionista ricco con infiniti problemi. Non a caso Woody Allen, nei suoi film, affida la parte dello stressato-psicolabile-complessato-insoddisfatto quasi sempre a un soggetto che di professione fa il dentista.
Recentemente la vostra professione è tornata protagonista sia sul piccolo sia sul grande schermo.
In una rappresentazione teatrale che sta girando l’Italia dal titolo “Fiore di cactus” Remo Girone interpreta un dentista scapolo e impenitente play-boy. Recentemente Canale 5 ha trasmesso due tv movie. Il primo “Finalmente soli”, dove Gerry Scotti è un simpatico dentista, e “Quattro padri single”, nel quale Alessandro Gassman interpreta un giovane e rampante dentista, molto attento alla professione, poco alla famiglia.
Ma è Italians, il film di Giovanni Veronesi nelle sale in questi giorni, a riproporre il luogo comune del dentista stressato, senza problemi economici, dalla dubbia morale.
Prima ancora che uscisse il film, grazie ai rumors, la notizia che Carlo Verdone avrebbe interpretato un dentista aveva preoccupato alcuni di voi. Ho anche ricevuto qualche mail di commento.
Per questo, nelle scorse settimane ho contattato il distributore, Filmauro, per chiedere un’intervista al protagonista. Ovviamente non se ne è fatto nulla, ma parlando con la collega del loro ufficio stampa mi ha incuriosito la sua risposta alla domanda del perché era stata scelta proprio la professione di dentista. “Un caso - mi ha detto - il protagonista poteva svolgere una qualsiasi altra professione”.
Non mi ha convinto, e allora decido di andare a vedere il film sapendo che poteva essere tempo perso.
Decido di non farmi mancare niente e scelgo di andarci in una sala a Roma, la Warner Village Moderno in piazza Repubblica, sperando che la simpatia dei romani mi aiuti a sopportare il film. Spettacolo delle 22,30 di giovedì 29 gennaio; mi trovavo nella capitale per un convegno.
In realtà, nonostante fossero i primi giorni di programmazione, la sala non era molto piena: sedute molte “scamarcine” alcune delle quali, dopo il primo episodio interpretato dal “bel” Riccardo Scamarcio, si alzano e se ne vanno.
Il film è diviso in due episodi e vorrebbe enfatizzare lo stereotipo dell’italiano all’estero.
Nulla a che vedere con il “verdoniano” Bianco Rosso e Verdone, caricatura degli italiani fine anni ‘70.
L’episodio in cui è protagonista Carlo Verdone racconta la vicenda di Giulio Cesare Carminati odontoiatra infelicemente coniugato, stressato e insoddisfatto della sua vita. I colleghi di studio lo convincono a partecipare, come relatore, a un convegno a San Pietroburgo dove incontra un suo vecchio amico che lo introduce in un mondo di cafoni, cialtroni, “puttanoni”, costringendolo suo malgrado a una serie di situazioni osé.
Ma il personaggio ne esce bene, si vede che è fuori luogo, che è imbarazzato, che non è il suo mondo e Verdone lo interpreta bene cogliendo molte sfumature della vostra professione.
La scena in cui lui fa l’anestesia a una paziente e poi aspetta l’effetto nel suo salottino addormentatndosi e presentandosi dalla paziente dopo mezz’ora, mi ha ricordato l’episodio raccontatomi da un vostro collega che aveva chiuso lo studio dimenticandosi un paziente sulla poltrona.
Il film si conclude con un lieto fine: il dentista si prende un periodo di riflessione e rimane in Russia ad aiutare bambini con dei problemi ritrovando la serenità perduta.
Aveva ragione la collega dell’ufficio stampa che sosteneva che il protagonista interpretato da Verdone poteva fare una professione qualsiasi?
No; il personaggio, e non mi vogliate male, rispecchia perfettamente la caricatura del medico, del dentista, volendo generalizzare del professionista che si reca a un congresso; non è obbligatorio che sia all’estero. Ovviamente nel film è una caricatura; quindi le situazioni sono esasperate.
Alcune delle mail inviatemi da vostri colleghi esprimevano l’indignazione, la preoccupazione che il film potesse screditare la vostra professione.
Non credo il film lo faccia, anzi, secondo me, aiuta a umanizzarla e, comunque, penso che, come chi decide di fare l’arbitro di calcio, anche voi dovrete rassegnarvi a essere presi in giro e, in attesa del prossimo film, sorriderci su.

Norberto Maccagno
n.maccagno@d-press.it

GdO 2009; 2

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