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28 Settembre 2009

La dimensione etica della professione

di Renato Torlaschi


Giovani dentisti e giovani insegnanti che si affacciano alla realtà concreta della loro pratica professionale. Come accade anche per altre categorie, in cui la professione è preceduta da una lunga formazione teorica, il passaggio non è semplice: si tratta di applicare nelle molteplici e imprevedibili situazioni quotidiane i concetti appresi sui libri o in ambiti comunque protetti. Si è soli, allo sbaraglio.
Così ne parla Jean Clandinin, uno studioso che si è occupato ampiamente di questa specifica fase. “Le scelte e le decisioni appaiono sostanziate dalla conoscenza pratica personale, che è un modo particolare di ricostruire il passato e le intenzioni per il futuro allo scopo di confrontarsi con le esigenze di una situazione attuale, una singolare conoscenza di contesto, impregnata di affettività, emozioni, senso estetico e valori, che si trova non solo nella mente ma anche nel corpo, nella sintassi e nella semantica dei movimenti, dei gesti e degli atteggiamenti…”
Il linguaggio utilizzato è molto diverso da quelli tecnici cui siamo abituati, ma descrive bene una condizione emotiva complessa e difficile da gestire. Capire come formare, fin dai corsi universitari, questa conoscenza pratica professionale è tuttavia fondamentale per consentire un inizio di attività non traumatico ed efficace già in tempi brevi. Esiste una vasta letteratura che si è occupata di queste problematiche - peccato però che la maggior parte di questi studiosi, Clandinin compreso, si riferiscano alla professione dell’insegnante.
È Diego Machado Ardenghi, uno studioso canadese che sta effettuando il suo PhD alla facoltà di odontoiatria della McGill University di Montreal, a suggerire che un dentista neolaureato debba affrontare una fase di avvio professionale analogamente complessa e per molti versi assimilabile a quella vissuta dai giovani insegnanti. I suoi approfondimenti su questo tema sono stati ospitati sulle pagine dello European Journal of Dental Education.
L’attenzione del giovane ricercatore si focalizza specialmente sulle dimensioni etiche della professione odontoiatrica. Quando un dentista appena uscito dall’università entra per la prima volta in uno studio professionale, si trova invariabilmente ad affrontare conflitti e decisioni che presentano implicazioni etiche cui si trova impreparato anche se ha seguito corsi specifici sulla materia, perché per la maggior parte la formazione impartita nei contesti universitari è di tipo teorico. Anche quando i corsi sono problem oriented e sono arricchiti da numerosi esempi e casi di studio, è difficile che possano rendere conto della complessità e imprevedibilità delle situazioni che fornisce la vita reale. I casi studio sono generalmente preparati allo scopo di illustrare un concetto teorico. Come sottolinea Machado Ardenghi, “contrariamente all’ovvietà e semplicità di questi casi, quando gli studenti si trovano a interagire con i pazienti nella realtà clinica, i dilemmi etici sono generalmente più sottili e il comportamento migliore non è sempre facile da identificare, poiché richiede una profonda riflessione sullo specifico contesto in cui il dilemma si presenta”.
Inoltre, secondo sondaggi compiuti nelle università e riportati in letteratura, i corsi di etica riscuotono un gradimento generalmente scarso. La memorizzazione di teorie etiche, codici e norme di legge, tende ad annoiare gli studenti e comunque, come fa notare Anne Koerber in una sua indagine sul tema pubblicata qualche anno fa sullo stesso giornale, conoscere che cos’è l’etica è molto diverso dal comportarsi in modo etico.
Machado Ardenghi sostiene la necessità di formulare una teoria di conoscenza pratica personale specifica per l’ambito odontoiatrico e ritiene che si possa attingere in modo proficuo a quanto già realizzato per le professioni dell’insegnamento. Questo approfondimento permetterà di operare profondi cambiamenti nella struttura dei corsi universitari di etica, rendendoli più efficaci.
Diventare dentista, così come diventare insegnante, è un processo che inizia nel contesto formale delle aule scolastiche e continua dopo che lo studente ha conseguito la laurea e iniziato la sua pratica professionale. La conoscenza pratica personale si forma sulle esperienze sul campo ed è in continua evoluzione. Anche se in ultima analisi solo l’esperienza diretta potrà completare veramente la formazione professionale dal punto di vista etico, esistono metodologie per sviluppare un corretto approccio etico già negli studenti. Uno dei concetti chiave, secondo lo studioso canadese, è quello di narrazione. “Se agli studenti in odontoiatria è data la possibilità di parlare della propria pratica clinica e di analizzarla, questa narrazione accompagnata dalla riflessione e dal confronto li aiuterà a sviluppare la consapevolezza della loro personale conoscenza etica e permetterà di stabilire una connessione tra teoria e pratica.”
I corsi di etica andrebbero dunque riformulati, integrando l’insegnamento teorico con tecniche narrative, sia verbali che scritte.
“L’uso della scrittura di tipo narrativo, che permetta agli studenti di rendere esplicite la loro soggettività e le emozioni vissute nelle loro personali esperienze cliniche, in combinazione con una discussione etica di gruppo, può aiutare gli studenti a sviluppare quella conoscenza pratica che li assisterà meglio nelle situazioni che si presenteranno in futuro nella loro reale attività professionale”.

GdO 2009; 12

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