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20 Settembre 2010

Pallottole, tribunali e cadaveri: l’odontoiatra fuori dallo studio

di Deborta Bellinzani


“Ho deciso di iscrivermi a questo corso perché volevo capire se esistono altre possibilità lavorative per gli odontoiatri oltre all’attività in studio e in ospedale”. Questa è stata la motivazione che ha spinto una dei partecipanti a frequentare la quinta edizione del Corso di perfezionamento in odontologia e odontoiatria forense che, come negli anni precedenti, si è tenuto a maggio presso l’Istituto di medicina legale e delle assicurazioni dell’Università di Milano. I corsisti, venti odontoiatri e medici legali di diverse età e provenienti da tutta Italia, hanno ascoltato per 48 ore, suddivise in cinque fine settimana, alcuni tra i maggiori esperti del settore. Tema del corso come si determina l’età di un cadavere o come se ne riconosce il sesso, come si valuta una lesione in sede legale e come si arriva a decidere se un giovane immigrato sia maggiorenne, scoprendo che, per alcune indagini, l’analisi della dentatura è fondamentale e provando ad applicare le nuove conoscenze nella valutazione di casi reali. Sarebbe impossibile riportare fedelmente la ricchezza delle informazioni trasferite nel corso delle lezioni e, dovendo scegliere un “filtro” che permettesse di riassumerle, è stato optato per l’interesse suscitato negli odontoiatri presenti: l’invito è dunque a partecipare alla prima parte di un viaggio nel mondo dell’odontoiatria applicata all’ambito legale e a quello forense, visto attraverso gli occhi e le aspettative degli odontoiatri che hanno frequentato il corso.
Quando una persona riceve un pugno che danneggia la dentatura oppure ritiene che il lavoro odontoiatrico a cui si è sottoposto sia stato mal eseguito può rivolgersi alle autorità competenti, che si avvalgono di esperti per valutare la reale presenza di un danno e la sua entità. Sono questi solo due esempi degli innumerevoli casi in cui un pubblico ministero o un avvocato possono rivolgersi a un consulente che si occupi di odontoiatria legale. E le basi di ciò che un consulente deve sapere vengono presentate durante il corso: la durata dello stato di malattia che stabilisce la gravità della lesione, se vi sia danno alla funzionalità di un organo, come nel caso di difficoltà masticatorie permanenti o nel pronunciare le parole, oppure se vi sia stato pericolo per la vita del soggetto. Attraverso la presentazione di casi reali si impara, per esempio, che una pistola puntata alla tempia non ha realmente messo in pericolo la vita della vittima se al momento dello sparo, forse per una casualità, la canna è stata abbassata e la pallottola ha attraversato guancia e denti per fuoriuscire dalla parte opposta. I casi vengono presentati ai corsisti attraverso fotografie e radiografie; insieme a Danilo De Angelis, odontologo forense che non solo insegna ma svolge realmente questo tipo di attività, i corsisti hanno potuto affrontare anche simulazioni di casi reali nei quali i pazienti hanno denunciato l’odontoiatra provando a valutare la presenza del danno, facendo ipotesi riguardo alla sua entità, e scoprendo alla fine come si è realmente conclusa la vicenda in sede civile o penale. “Per poter effettuare questo tipo di consulenze è necessario non fare una valutazione soggettiva, ossia non giudicare sulla base del modo in cui avremmo trattato quel paziente come odontoiatri, ma essere osservatori obiettivi; in questo caso l’obiettività corrisponde a prendere come metro di giudizio la qualità media del lavoro odontoiatrico, così come viene svolto dalla maggior parte dei professionisti.”

GdO 2010;12

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